Ulisse Aldrovandi

Naturalista e Docente in Logica, Filosofia e Filosofia naturale (Bologna 1522 – Bologna 1605).

Affamato di conoscenza, Aldrovandi fu il maggior rappresentante nell’Alma Mater Studiorum dell’indirizzo naturalistico enciclopedico del XVI secolo. Durante la sua lunga vita accumulò manufatti e reperti minerali, vegetali e animali provenienti da tutto il mondo, elaborando il più ampio “microcosmo di Natura” allora esistente, messo a disposizione dei suoi studi e dei suoi insegnamenti e, infine, donato a gloria e uso di tutta la città di Bologna.

Ulisse Aldrovandi Ulisse Aldrovandi nacque a Bologna nel 1522 da una nobile e prestigiosa famiglia locale. Presto orfano di padre, il giovane dimostrò un’esuberanza insolita che lo spinse precocemente ad allontanarsi da casa in cerca di avventure e conoscenze. Tornato in patria, nel 1539 intraprese studi umanistici e giuridici, ma invece di addottorarsi in Diritto, nel 1548 preferì trasferirsi a Padova per seguire nuovi corsi di Filosofia, Matematica e Medicina.

L’anno seguente, fu per lui capitale l’incontro a Bologna con l’imolese Luca Ghini, che a Pisa aveva creato, nel 1543, il primo Orto dei semplici ad uso universitario. Da allora Aldrovandi intraprese un percorso indirizzato al mondo naturalistico, che avrebbe proseguito fino alla fine dei suoi giorni.

Sempre nel 1549, il giovane scienziato venne accusato di eresia e dovette abiurare pubblicamente in San Petronio. Nonostante ciò venne chiamato a Roma per essere nuovamente sottoposto a giudizio ma, con la salita al soglio pontificio di Giulio III, suo conoscente, il tribunale lo prosciolse definitivamente.

Durante il periodo romano, Aldrovandi conobbe il medico francese Rondelet, dalle cui ricerche sui pesci venne affascinato e sedotto, iniziando anch’egli a raccoglierne vari esemplari, presto divenuti il primo nucleo del suo museo. Il soggiorno nella capitale, gli diede anche modo di ammirare dal vivo le rovine classiche, sulle quali scrisse il suo primo trattato pubblicato (“Le statue antiche di Roma” 1556).

Tra il 1551 e il 1554 si susseguirono numerose spedizioni che crearono e arricchirono il suo famoso Erbario.

Finalmente, nel 1553, all’età di 31 anni, Aldrovandi si decise a prendere la laurea in Medicina e Filosofia, ottenendo l’anno seguente la lettura di Logica. Nel 1555, fino al 1559, passò alla cattedra di Filosofia, alla quale si aggiunse dal 1556 quella di Botanica, tenuta fino al 1561.

In quell’anno, infatti, venne appositamente creata per lui la nuova disciplina di Filosofia Naturale (“de simplicibus”) che Aldrovandi avrebbe ricoperto in cattedra fino al 1600.

Bisognoso di uno spazio da dedicare alla coltivazione delle sue piante, il docente ottenne dal Senato l’usufrutto del giardino del Palazzo Comunale, dove creò nel 1568 il primo Orto Botanico bolognese (il quinto in Italia), che personalmente curò fino alla fine dei suoi giorni. Tranne per una breve parentesi (1587-1600), durante la quale venne trasferito nei pressi di Porta S. Stefano, l’Orto rimase a disposizione dei cittadini così come dello Studio, fino al 1803, quando venne spostato nell’attuale sede su via Irnerio. L’antica area venne invece destinata ad armeria, a sede postale e poi bancaria, mentre oggi è adibita a Biblioteca (Sala Borsa).

Nel ruolo di protomedico del Collegio dei medici (in realtà non praticò mai la professione), nel 1574 Aldrovandi si schierò contro la produzione farmaceutica della ‘teriaca’, composto ai tempi creduto miracoloso. Per tale motivo si aprì un contenzioso, durante il quale solo l’intervento di Gregorio XIII, il bolognese Ugo Boncompagni, cugino di sua madre, riuscì a far riavere allo scienziato la sua cattedra.

Ormai stanco e quasi ottantenne, nel 1600, Aldrovandi mantenne la sola direzione del Giardino dei semplici, avendo così modo di dedicarsi alla pubblicazione dei suoi scritti. Solo i volumi di Ornithiologiae e del De animalibus insectis uscirono quando ancora era in vita, mentre tutti gli altri videro la luce dopo la sua scomparsa, curati in gran parte dal discepolo Bartolomeo Ambrosino (De reliquis animalibus…Mollibus, Crustaceis, Testaceis et Zoophytis 1606, De piscibus 1612, De quadrupedibus 1616, Quadrupedum 1621, De quadrupedibus digitatis viviparis … et oviparis 1637, Serpentum et Draconum 1639, Monstrum 1642, Pomarium curiosum 1642, Musaeum metallicum 1648, Dendrologiae naturalis silicet Arborum Historiae 1667)

Rimasto senza eredi, nel 1603, Aldrovandi redasse il suo testamento, nel quale lasciò al Senato bolognese il suo immenso patrimonio di ricerca: 18.000 esemplari naturalistici e di manufatti archeologici ed esotici, 7.000 piante essiccate conservate in 15 tomi (il più antico al mondo), 17 volumi di acquerelli e 14 armadi contenenti matrici xilografiche.

Questo immenso patrimonio cittadino venne messo a disposizione, nel 1742, dell’Istituto delle Scienze, subendo poi manomissioni e smembramenti con la venuta del Bonaparte. Dal 1907, tuttavia, l’Università ne ha ricostituito il nucleo più importante, conservandolo nel museo di Palazzo Poggi, nella sua Biblioteca e nel suo Erbario.

Questa straordinaria raccolta analitica, più che sintetica, frutto della curiosità e dell’erudizione scolastica più che della scientificità e dello spirito critico, è il dono di uno dei massimi esponenti di quella cultura enciclopedica cinquecentesca, che ancora accoglieva, accanto alle speculazioni averroisto-aristoteliche e alle osservazioni più dettagliate del mondo naturale, storie, leggende e credenze ritrovate nei testi classici, scoperte nei bestiari medievali e giunte dalle storie del lontano Oriente.

 

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