Inequalities in Tertiary Education (Intedu)

PRIN 2022 PNRR Pignataro

Abstract

Il progetto PRIN PNRR 2022 “Inequalities in Tertiary Education – INTEDU” indaga le disuguaglianze di opportunità all’interno dell’istruzione terziaria italiana, con l’obiettivo di analizzarne le cause profonde e valutare interventi potenzialmente efficaci per promuovere l’equità educativa. Coordinato dall’Università di Bologna, in collaborazione con l’Università di Roma La Sapienza e l’Università di Modena e Reggio Emilia, il progetto combina metodologie econometriche avanzate, approcci di machine learning e sperimentazioni sul campo, con l’uso integrato di dati amministrativi e survey originali. Il progetto si articola in quattro principali linee di ricerca: (1) una componente predittiva sull’ineguaglianza educativa, tramite modelli di apprendimento automatico applicati a dati micro, con l’obiettivo di individuare i principali fattori di rischio; (2) un’analisi sperimentale degli effetti delle informazioni e delle aspettative sulle scelte educative, realizzata tramite RCT (randomized controlled trials) rivolti a studenti svantaggiati; (3) un’indagine sull’interazione tra genetica e ambiente nell'influenzare i risultati educativi e professionali, utilizzando dataset su gemelli e fratelli; (4) un'analisi degli esiti di lungo periodo sul mercato del lavoro, attraverso l’integrazione di dati universitari e fonti amministrative. Tra i risultati attesi: una mappatura delle disuguaglianze di accesso e successo nell’università, l’identificazione delle leve informative più efficaci per favorire la partecipazione degli studenti meno avvantaggiati, e un contributo empirico originale alla comprensione dell’influenza del contesto familiare e territoriale sulle traiettorie formative e occupazionali. Il progetto ha anche una forte vocazione di impatto sociale, grazie alla replicabilità nazionale delle metodologie adottate e alla collaborazione attiva con enti pubblici (ER.GO, INPS, MIUR), con l’obiettivo di fornire strumenti operativi e conoscitivi a supporto delle politiche per il diritto allo studio.

Risultati raggiunti

Ogni sistema universitario è anche una prova di democrazia: mostra quanto una società sia capace di trasformare l’origine sociale in possibilità, e non in destino. Da questa constatazione muove il progetto Inequalities in Tertiary Education, dedicato a una domanda essenziale per le università e per le società democratiche: quando uno studente entra all’università, quanto del suo percorso dipende dalle sue capacità e quanto, invece, dalle condizioni che ha ereditato prima ancora di scegliere? La ricerca ha reso osservabile e misurabile ciò che spesso resta invisibile: il peso del reddito familiare, del territorio di provenienza, della scuola frequentata, del capitale informativo disponibile, delle reti familiari e sociali, delle aspettative e della capacità di orientarsi dentro istituzioni complesse. L’università non è stata studiata soltanto come luogo di formazione, ma come snodo decisivo della mobilità sociale: il punto in cui una disuguaglianza può attenuarsi, consolidarsi o trasformarsi in nuove opportunità. Uno dei principali risultati raggiunti è la costruzione di una base informativa integrata, fondata sull’unione di archivi amministrativi universitari, dati sulle carriere degli studenti, informazioni sul background familiare ed economico, dati scolastici, survey e, ove disponibili, informazioni sulle prime transizioni verso il lavoro. Questa infrastruttura ha permesso di seguire i percorsi individuali nel tempo, collegando le condizioni di partenza agli esiti accademici e professionali: crediti conseguiti, esami sostenuti, rischio di abbandono, regolarità negli studi, laurea, ingresso nel mercato del lavoro e prime traiettorie occupazionali. Il valore del progetto sta nell’aver trasformato grandi masse di dati in conoscenza utile. Attraverso tecniche di machine learning, metodi econometrici avanzati e strategie di identificazione causale, la ricerca ha distinto ciò che semplicemente predice il successo universitario da ciò che può effettivamente contribuire a determinarlo. In questo modo, la disuguaglianza non è stata trattata come un’etichetta generale, ma come un insieme di meccanismi concreti: alcuni legati alle risorse economiche, altri alle informazioni disponibili, altri ancora al contesto territoriale, scolastico e familiare. Le evidenze raccolte confermano che le disuguaglianze educative non si esauriscono al momento dell’immatricolazione. L’accesso all’università è una soglia importante, ma non basta attraversarla per trovarsi nelle stesse condizioni. Alcuni studenti arrivano con più informazioni, più reti di sostegno, maggiore familiarità con le regole implicite dell’istituzione; altri devono imparare tutto mentre già competono. È qui che una politica universitaria attenta può fare la differenza: non abbassando il valore del merito, ma creando le condizioni perché il merito possa davvero emergere. Una parte centrale del lavoro ha riguardato il passaggio dalla diagnosi all’intervento. In collaborazione con istituzioni del diritto allo studio, sono stati progettati e valutati strumenti informativi e di mentoring rivolti in particolare a studenti più esposti al rischio di rallentamento o abbandono. Si è trattato di interventi leggeri nella struttura, concreti nei contenuti e potenzialmente replicabili: orientamento sulle borse di studio, pianificazione degli esami, uso dei servizi universitari, consapevolezza delle scadenze, rafforzamento della fiducia e migliore comprensione delle opportunità future. Le evidenze indicano che anche azioni mirate e a basso costo possono incidere sulla capacità degli studenti di orientarsi, proseguire e investire con maggiore sicurezza nel proprio percorso. La ricerca ha inoltre approfondito il ruolo della famiglia, non come destino da accettare, ma come meccanismo da comprendere. Le analisi su background familiare, fratelli e gemelli hanno consentito di distinguere meglio il peso dell’ambiente, delle risorse trasmesse, delle abilità non osservate e delle opportunità concretamente disponibili. Questo aspetto è decisivo: senza capire da dove nascono i divari, le politiche rischiano di intervenire troppo tardi o nel punto sbagliato. Un ulteriore risultato riguarda il legame tra università e lavoro. La laurea non chiude automaticamente la storia delle disuguaglianze: può attenuarle, ma in alcuni casi esse riemergono nelle prime transizioni occupazionali, nella qualità del primo impiego, nei tempi di ingresso nel mercato del lavoro e nelle prospettive retributive. Collegare i dati universitari alle informazioni sulle carriere lavorative ha permesso di osservare questo passaggio con maggiore precisione, offrendo evidenze utili per politiche educative e del lavoro più integrate. Il progetto ha prodotto working paper, pubblicazioni, presentazioni in seminari, conferenze e workshop nazionali e internazionali, oltre a occasioni di confronto con istituzioni e attori interessati alla progettazione di politiche educative più inclusive. La disseminazione non è stata pensata come fase finale, ma come parte integrante del lavoro: rendere i risultati comprensibili, discutibili e utilizzabili è una condizione essenziale perché la ricerca possa generare impatto pubblico. Il lascito principale è una nuova grammatica dell’equità universitaria: dati più ricchi, strumenti più precisi, interventi più mirati, decisioni più informate. L’università può diventare più inclusiva non attraverso dichiarazioni astratte, ma attraverso evidenze, procedure e politiche capaci di individuare dove il talento rischia di restare invisibile. Un messaggio semplice e ambizioso: l’uguaglianza delle opportunità non significa ignorare le differenze di partenza, ma riconoscerle in maniera da non lasciarle decidere il futuro degli studenti. Un’università più equa non è un’università meno esigente; è un’università che consente a più persone di misurarsi davvero con le proprie possibilità. Il progetto è stato finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU, nell’ambito del PRIN 2022 PNRR.

Dettagli del progetto

Responsabile scientifico: Giuseppe Pignataro

Strutture Unibo coinvolte:
Dipartimento di Scienze Economiche

Coordinatore:
ALMA MATER STUDIORUM - Università di Bologna(Italy)

Contributo totale di progetto: Euro (EUR) 261.779,00
Contributo totale Unibo: Euro (EUR) 104.544,00
Durata del progetto in mesi: 24
Data di inizio 30/11/2023
Data di fine: 29/11/2025

Loghi degli enti finanziatori