Abstract
Negli ultimi anni, il riscaldamento globale ha rinnovato l’interesse scientifico per le interazioni tra clima, eventi meteorologici estremi e comportamenti demografici, con un’attenzione crescente alle reazioni di breve e medio periodo. In ambito contemporaneo, numerosi studi hanno evidenziato effetti significativi sulla mortalità – in particolare tra gli anziani durante le ondate di calore – ma anche sulla fecondità, il benessere infantile e le migrazioni. Si registra invece una minore attenzione per le popolazioni storiche. Questo progetto si propone di identificare gli individui e i gruppi socio-demografici maggiormente vulnerabili agli shock meteorologici nel passato, analizzando l’impatto di fluttuazioni nelle serie climatiche (temperature, precipitazioni, etc.) e di eventi estremi (alluvioni, ondate di calore, nevicate eccezionali). L’analisi si concentra su due regioni italiane – Emilia e Friuli – nel periodo compreso tra la fine del XVIII secolo e la prima metà del XX secolo. L’interesse per le interazioni tra clima e dinamiche demografiche nel breve-medio periodo è cresciuto significativamente negli ultimi anni, anche in ambito storico. Gli studi di demografia storica hanno inizialmente privilegiato approcci di lungo periodo, focalizzandosi su fasi climatiche secolari come l’optimum medievale o la piccola era glaciale, e sui relativi adattamenti demografici. Le prime analisi di breve periodo risalgono agli anni ’80 (Lee 1981), con modelli che mettono in relazione temperatura, precipitazioni e prezzi agricoli con mortalità, fecondità e nuzialità. Dopo i primi contributi centrati sulle relazioni di lungo periodo (Le Roy Ladurie 1967) e sulle prime analisi aggregate (Lee 1981), studi recenti hanno introdotto approcci micro-demografici basati su dati individuali, seppur ancora limitati nel numero e nell’estensione geografica. Recentemente sono emersi studi che impiegano dati individuali longitudinali, con risultati promettenti per l’Italia nord-orientale e la Svezia settentrionale, in particolare sul legame tra basse temperature e mortalità neonatale. Sebbene siano state più limitate le ricerche relative ad altri processi demografici. Il progetto propone un’estensione della ricerca storico-demografica agli effetti a breve-medio termine degli shock climatici. Volendo superare l’attenzione esclusiva alla mortalità neonatale e includere una più ampia gamma di esiti demografici, l’obiettivo del progetto è colmare le lacune della letteratura esistente, spesso limitata a contesti rurali e a poche variabili climatiche. Da questo punto di vista, si propone di introdurre una prospettiva comparativa tra territori con caratteristiche ambientali e socioeconomiche differenti. Le strategie analitiche e modellistiche sono differenziate a seconda della disponibilità delle fonti: per il XIX e XX secolo verranno integrati dati longitudinali individuali con serie meteorologiche giornaliere; per il XVIII secolo si farà invece ricorso a modelli di regressione per dati di conteggio basati su serie mensili. In questi termini, la metodologia integra approcci micro e macro, consentendo di distinguere le risposte individuali, familiari e sociali agli eventi climatici estremi. I dati storici longitudinali e aggregati consentono di stimare modelli statistici omogenei applicati ai contesti di Emilia e Friuli. Particolare attenzione riguarda la vulnerabilità legata all’età, al genere, allo status socioeconomico (classificato secondo HISCO/HISCLASS), alla struttura familiare e al contesto territoriale (urbano/rurale, pianura/montagna). I modelli statistici sono adattati in base alle caratteristiche delle diverse fonti: regressioni su serie aggregate per il XVIII secolo, modelli micro-longitudinali con dati meteorologici giornalieri per i periodi successivi, mirando a fornire un quadro interpretativo dei meccanismi diretti e indiretti attraverso cui gli shock climatici influenzavano in epoca storica salute e comportamenti demografici. L’approccio comparativo tra aree geografiche e gruppi sociali consente inoltre di valutare l’eterogeneità degli effetti demografici degli shock climatici, contribuendo a una migliore comprensione della resilienza e vulnerabilità delle popolazioni storiche in contesti pre- e transizionali. Si intende dunque dare una rilettura dell’impatto della variabilità climatica sulle popolazioni storiche, includendo variabili meteorologiche finora poco indagate, considerando sia eventi estremi (alluvioni, ondate di calore, nevicate eccezionali) sia fluttuazioni improvvise nelle serie meteorologiche (temperature, precipitazioni, umidità, vento), così da analizzare gli effetti a breve-medio termine del clima su mortalità, fecondità, nuzialità e migrazioni. anche in contesti pre-transizionali e società rurali prima dell’industrializzazione. In particolare, dall’analisi riguardante l’impatto degli shock climatici e meteorologici estremi sulle popolazioni storiche, si mira a identificare gli individui e i gruppi socio-demografici più vulnerabili. In questi termini, la vulnerabilità climatica è definita in relazione a variabili demografiche (età, sesso, stato civile), contesto geografico (urbano/rurale, pianura/montagna) e condizione socioeconomica, ricostruita tramite classificazioni standardizzate (HISCO, HISCLASS) o dati su qualità dell’abitazione e riscaldamento. Particolare attenzione è rivolta ai gruppi più fragili (bambini, anziani), alle differenze di genere e alla struttura familiare come possibile fattore di protezione o esposizione. Il confronto geografico proposto riguarda due regioni del Nord Italia, Emilia e Friuli, caratterizzate da condizioni climatiche e strutture demografiche differenti, consentendo di analizzare in prospettiva comparata l’impatto degli shock meteorologici sulla demografia pretransizionale. In Emilia, l’area bolognese si estende tra la pianura padana e le prime colline appenniniche. Il clima locale presenta alternanza di lunghi periodi piovosi e siccitosi, con eventi estremi frequenti (grandinate, gelate, ondate di calore). Per questa area sono disponibili serie mensili aggregate per parrocchie urbane e rurali dal 1750 al 1900, e dati individuali da registri parrocchiali per San Donnino, San Nicolò di Villola (1820–1900), Madregolo (1820–1880) e Granarolo (1900–1940), località rurali con popolazioni comprese tra 600 e 5.000 abitanti. In Friuli, regione compresa tra le Alpi e il Mare Adriatico, le condizioni climatiche variano dalla pianura umida e ventosa alle aree montane fredde. La zona collinare a nord di Udine è tra le più piovose d’Europa. Sono disponibili dati mensili aggregati per parrocchie rurali (1750–1900) e dati individuali per Udine (circa 13.000 abitanti nel XIX secolo), Resia e Treppo Carnico, due comunità alpine di circa 1.100 abitanti. Rispetto alle due aree analizzate, il progetto si articola in due unità di ricerca, una presso l’Università di Bologna (coordinata da Francesco Scalone) e una presso l’Università di Udine (coordinata da Alessio Fornasin). Entrambi i gruppi includono ricercatori con competenze in demografia storica e, più specificamente, in ambito statistico ed econometrico. In questi termini, il progetto si articola in attività di raccolta, armonizzazione e analisi dei dati. In una prima fase, il lavoro ha previsto attività di recupero delle fonti, gestione e standardizzazione dei dati demografici e climatici, in modo da assicurare la coerenza metodologica tra le due unità e l’integrazione dei risultati. Parallelamente a questa attività, la ricerca prevede una fase di studio e sviluppo dei modelli analitici e l’implementazione dell’analisi statistica delle relazioni tra shock climatici e comportamenti demografici, con l’obiettivo di produrre evidenze empiriche comparabili tra i due contesti territoriali e diffondere i risultati attraverso pubblicazioni e incontri scientifici. Da questo punto di vista, i risultati offrono nuovi strumenti interpretativi per la demografia storica e indicazioni utili per affrontare le vulnerabilità demografiche legate al cambiamento climatico, con potenziali applicazioni comparate in altri contesti storici europei e nei paesi in via di sviluppo.
Dettagli del progetto
Responsabile scientifico: Francesco Scalone
Strutture Unibo coinvolte:
Dipartimento di Scienze Statistiche "Paolo Fortunati"
Coordinatore:
ALMA MATER STUDIORUM - Università di Bologna(Italy)
Contributo totale di progetto: Euro (EUR) 155.221,00
Contributo totale Unibo: Euro (EUR) 94.933,00
Durata del progetto in mesi: 24
Data di inizio
18/10/2023
Data di fine:
28/02/2026