Abstract
Il progetto Edu4Just intende esplorare e trasformare la realtà dell’avvocatura italiana, sovente trascurata nei pur numerosi interventi di riforma della giustizia civile, indagando cinque aree cruciali, fra loro strettamente interconnesse: la formazione e l’accesso alla professione forense; le questioni etiche e deontologiche dell’avvocato; il dialogo tra avvocato e giudice; il rapporto tra avvocato e cliente; il ruolo dell’avvocato dinanzi alla Suprema Corte. Il progetto si propone di individuare soluzioni concrete ed innovative, assumendo la professione forense, nelle sue molteplici declinazioni, ad elemento chiave per la promozione di una più efficace ed efficiente amministrazione della giustizia civile. Dunque, con una particolare attenzione al dato culturale e prediligendo un approccio interdisciplinare e una visione attenta alle dinamiche ed esigenze del mondo giuridico e sociale, Edu4Just intende delineare e diffondere un nuovo paradigma professionale, inaugurando una nuova stagione, di promozione e rilancio, dell’avvocatura italiana. Segnatamente, l’Unità di ricerca di Bologna è impegnata nell’indagine delle modalità di selezione e formazione degli aspiranti avvocati, con lo scopo di delineare, alla luce dei risultati teorici raggiunti e dei dati empirici collezionati, una proposta di riforma dell’accesso alla professione forense da porre all’attenzione delle Amministrazioni governative centrali in vista di una sua possibile adozione. La ricerca muove dall’idea che vi sia un tanto indissolubile, quanto trascurato, legame tra crisi dell’avvocatura e crisi della giustizia civile e che la solo la diagnosi delle interconnessioni tra l’una e l’altra possa aprire la strada verso una più seria predisposizione di proposte concrete, volte a riformare radicalmente l’avvocatura italiana, facendone strumento efficace di rinascita del sistema di giustizia civile. Come noto, la giustizia civile italiana versa da decenni in uno stato di cronica inefficienza. Lo dimostrano i dati statistici interni (i.e. del Ministero della Giustizia, o del Procuratore Generale della Cassazione, resi pubblici in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2025), ma anche le impietose classifiche dei sistemi di giustizia effettuate da organismi sovranazionali (si pensi ai rapporti della European Commission for the efficiency of justice, CEPEJ, e del Consiglio d’Europa, alle inchieste del World Justice Project, ovvero al rapporto Doing Business della World Bank). Parimenti, l’avvocatura attraversa un momento di crisi profonda. Da un lato, il numero degli avvocati si rivela altissimo rispetto alla domanda (secondo i dati raccolti dalla Cassa Forense si contano circa 16.000 avvocati con reddito pari a 0 e circa 60.000 avvocati con un reddito inferiore ai € 10.300); dall’altro, le condizioni di accesso alla professione, ritenute anacronistiche, e molto spesso non meritocratiche, si rivelano inidonee a valutare la preparazione degli aspiranti avvocati. Ciononostante, tra vecchie normative, riforme invecchiate senza mai entrare in vigore, modalità emergenziali e, da ultimo, modalità “sperimentali”, una puntuale e sistematica riforma delle modalità di accesso alla professione forense tarda ancora ad arrivare. Per molto tempo non si è ritenuto fondamentale intervenire sulla fase iniziale del tirocinio del neolaureato in giurisprudenza; mentre in tempi più recenti, esigenze di aumento numerico degli avvocati (oggi circa 240.000) e la constatazione della loro crescente impreparazione, che ha portato talvolta a ritenere essi stessi la causa della lentezza dei processi, hanno condotto il legislatore, con la Legge professionale n. 247/2012, a riformare la disciplina di accesso alla professione e, dunque, a modificare il percorso del praticante avvocato. Due le direttive perseguite: in primo luogo, agire sul tirocinio; in secondo luogo, intervenire sull’esame di stato. Quanto alla prima direttiva, la disciplina attuale stabilisce che il tirocinio professionale, da svolgersi in maniera continuativa per 18 mesi, consiste nell’addestramento, a contenuto teorico e pratico, del praticante avvocato finalizzato a fargli conseguire le capacità necessarie per l’esercizio della professione di avvocato e per la gestione di uno studio legale, perché inoltre apprenda e rispetti i principi etici e le regole deontologiche. Ma la strada maestra del tirocinio in uno studio professionale è stata accostata ad altre soluzioni. Secondo normative speciali (quale innanzitutto il Decreto-legge n. 69/2013, all’art. 73), i laureati in giurisprudenza più meritevoli possono accedere a stage di formazione teorico-pratica della durata di 18 mesi presso gli uffici giudiziari a parziale sostituzione del periodo di stage formativo. Una recentissima legislazione (Decreto-legge n. 80/2021, all’art. 11) ha inoltre previsto che il servizio prestato presso il c.d. “Ufficio del processo”, a supporto delle attività di un giudice professionale, possa essere computato ai fini del completamento della pratica forense. Anche il conseguimento di un diploma presso le scuole di specializzazione universitaria per le professioni legali è valutato ai fini del compimento del tirocinio per l’accesso alla professione di avvocato. Più di recente, infine, con il decreto ministeriale n. 17/2018, è stata emanata una disciplina organica dei corsi di formazione per l’accesso della professione di avvocato che possono essere organizzati dai consigli e dalle associazioni forensi. Quanto alla seconda direttiva, la Legge n. 247/2012 è intervenuta sulle modalità di svolgimento dell’esame di abilitazione professionale, sebbene contingenti e ripetuti provvedimenti normativi ne abbiano posticipando l’entrata in vigore. Ed invero, durante il periodo di emergenza da Covid-19, il Decreto-legge n. 31/2021 ha previsto che le sessioni 2021 e 2022 si svolgessero nelle forme del c.d. “doppio orale rafforzato”, per consentire lo svolgimento delle prove in sicurezza durante le pandemia. Poi, l’articolo 4-quater del d.l. 51/2023, ha introdotto, per la sessione 2023, poi prorogato anche per la sessione 2024, tutt’ora in essere, un nuovo esame, definito dal Ministero della Giustizia “sperimentale”, che si articola in due prove, una prova scritta (atto giudiziario) ed una prova orale (risoluzione di un caso pratico, tre materie a scelta di cui due di diritto sostanziale e una di diritto processuale, nonché deontologia forense). Ebbene, sulla base dei dati evidenziati, il progetto si pone l’obiettivo di stabilire se le modalità di tirocinio e formazione garantiscano il conseguimento di standard idonei di esercizio della professione ai fini della tutela del cittadino e se il meccanismo di accesso alla professione, nella sua attuale conformazione, rappresenti il vaglio più congruo a segnare il fondamentale passaggio da praticante a professionista. Una simile indagine richiede l’impiego di metodologie specifiche frutto della combinazione di un approccio teorico con uno empirico. Difatti, allo studio della legislazione e dell’esperienza italiana, nonché della legislazione e delle esperienze straniere, con particolare attenzione alle best practice internazionali (si pensi al “Master en abogacía” in Spagna, alle «Écoles d’avocats» in Francia, alle “legal clinics” universitarie per la simulazione di casi pratici ed una formazione esperienziale di “learning by doing” negli Stati Uniti, ovvero, ancora, ai percorsi abilitanti, in Brasile, integrati al curriculum studiorum) si è affiancata un’attività di raccolta di dati sulle criticità lamentate ed esigenze del settore, attraverso la somministrazione di questionari e interviste, diffusa su tutto il territorio nazionale. I risultati sono stati e verranno ulteriormente discussi in tavoli di lavoro partecipati da accademici, rappresentanti istituzionali e vertici dell’avvocatura, con l’obiettivo di elaborare raccomandazioni concrete e sostenibili. La studio dovrà condurre, in definitiva, tenendo conto dei risultati teorici raggiunti e dei dati empirici collezionati, alla predisposizione di una proposta di riforma all’accesso alla professione forense da sottoporsi all’Ufficio Legislativo, al Consiglio Nazionale Forense e al CSM in vista di una sua possibile adozione, nonché alla disseminazione dei risultati raggiunti, in forma di produzioni scientifiche e attività convegnistiche.
Dettagli del progetto
Responsabile scientifico: Carlo Rasia
Strutture Unibo coinvolte:
Dipartimento di Scienze Giuridiche
Coordinatore:
Università degli Studi di BRESCIA(Italy)
Contributo totale Unibo: Euro (EUR) 31.785,00
Durata del progetto in mesi: 24
Data di inizio
28/09/2023
Data di fine:
28/02/2026