Abstract
Il progetto ha l'obiettivo di comprendere come un sistema giudiziario ben funzionante favorisca lo sviluppo sociale ed economico garantendo l'applicazione dei contratti, scoraggiando i comportamenti criminali e contribuendo alla riabilitazione dei detenuti per una vita normale dopo la scarcerazione. La parte di progetto sviluppato dall'unita' di Bologna studia gli esiti occupazionali degli ex condannati dopo la scarcerazione, in relazione all'impatto dei programmi di lavoro durante la detenzione, utilizzando nuovi dati longitudinali a livello individuale. Questi dati combinano fonti amministrative che includono i percorsi lavorativi dei detenuti durante il periodo di detenzione, insieme ai loro registri occupazionali ufficiali prima dell’incarcerazione e dopo il rilascio. In termini di risultati attesi, questi dati saranno utilizzati per identificare gli effetti causali della partecipazione ai programmi di lavoro in carcere sugli esiti occupazionali post-rilascio, sfruttando quasi-esperimenti indotti dalle regole istituzionali che regolano tali programmi. Questa analisi produrra' indicazioni per la politica carceraria.
Risultati raggiunti
L'Unità di Bologna ha completato le attività previste sul ruolo del lavoro penitenziario e della formazione lavorativa nei percorsi di reinserimento e nella riduzione della recidiva. Le attività e i risultati sono stati realizzati grazie al sostegno finanziario dell'Unione europea - NextGenerationEU, nell'ambito del PRIN 2022 PNRR. Il principale risultato scientifico è il paper "Structural evaluation of prisoner employment in Italy", basato su microdati amministrativi del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria relativi ai detenuti condannati rilasciati dagli istituti italiani tra il 2009 e il 2012. Il lavoro valuta l'impatto dell'occupazione penitenziaria non qualificata sulla reincarcerazione, sulla convenienza economica del programma e sui criteri di allocazione dei posti di lavoro, combinando un modello strutturale dinamico di scelte di lavoro e di crimine con una validazione quasi-sperimentale. I risultati indicano che un aumento di circa 200 ore annue di lavoro durante la detenzione riduce la probabilità di reincarcerazione fino a circa 4,8 punti percentuali a tre anni dalla scarcerazione. Il meccanismo principale è formativo: il lavoro in carcere contribuisce a preservare capacità, routine, disciplina e motivazione utili al reinserimento lavorativo dopo la pena. Al contrario, la componente monetaria delle retribuzioni può attenuare l'effetto deterrente della detenzione, rendendo cruciale il disegno del programma e il bilanciamento tra livello delle retribuzioni, numero di posti disponibili e tempestività dell'assegnazione al lavoro. Il paper è stato inviato nel 2025 al Journal of Labor Economics ed è attualmente in stato di Revise&Resubmit;, con buone probabilità di pubblicazione a seguito del completamento della revisione richiesta. Una linea di ricerca complementare, sviluppata dall'Unità di Bologna, riguarda l'effetto dell'accesso ai trasferimenti monetari maturati durante la detenzione sul reinserimento lavorativo post-scarcerazione. Utilizzando dati amministrativi della Polonia e una riforma del 2011 che ha modificato i costi del lavoro penitenziario e quindi la probabilità di maturare il diritto a sussidi, lo studio mostra un possibile trade-off: il lavoro in carcere può favorire la riabilitazione e fornire sicurezza economica dopo la scarcerazione, ma i trasferimenti monetari successivi possono ridurre gli incentivi alla ricerca di lavoro e rallentare il rientro nel mercato del lavoro. Un secondo risultato completato è l'articolo divulgativo "Lavoro in carcere: come trasformarlo da privilegio a investimento sociale nella riabilitazione dei condannati?", destinato al numero speciale 3/2026 della rivista ECO, "Dietro le sbarre. Il sovraffollamento alimenta la recidiva: perché un carcere solo punitivo rende la società meno sicura". L'articolo traduce i risultati della ricerca in indicazioni di policy accessibili a un pubblico non specialistico: aumentare i posti di lavoro in carcere, ridurre i tempi di attesa nell'assegnazione, garantire maggiore continuità lavorativa durante la detenzione e ripensare il modello di retribuzione affinché il lavoro diventi un investimento sociale nella riabilitazione dei condannati, e non un privilegio riservato a pochi. L'articolo e i risultati sottostanti sono stati presentati anche all'interno del carcere di Monza nel mese di maggio 2026, contribuendo alla disseminazione del progetto presso operatori, detenuti e stakeholder del sistema penitenziario. Nel complesso, i risultati raggiunti mostrano che il lavoro in carcere può ridurre la recidiva e i costi sociali del sistema penale quando è organizzato come parte strutturale del trattamento rieducativo. Le evidenze prodotte dall'Unità di Bologna supportano l'espansione delle opportunità di lavoro per i detenuti e una riforma dei criteri di accesso e di allocazione dei posti, con l'obiettivo di migliorare il reinserimento sociale e lavorativo dopo la scarcerazione e accrescere la sicurezza collettiva.Dettagli del progetto
Responsabile scientifico: Giulio Zanella
Strutture Unibo coinvolte:
Dipartimento di Scienze Economiche
Coordinatore:
Università Commerciale Luigi Bocconi MILANO(Italy)
Contributo totale Unibo: Euro (EUR) 98.580,00
Durata del progetto in mesi: 29
Data di inizio
28/09/2023
Data di fine:
28/02/2026