Abstract
Finalità generale del progetto Il progetto intende analizzare criticamente le traiettorie della transizione ecologica nel settore industriale italiano, focalizzandosi sul ruolo del lavoro e delle mobilitazioni collettive nei processi di riconversione produttiva. In particolare, si propone di indagare esperienze in cui lavoratori e soggetti locali si attivano in prima persona per immaginare e costruire forme di produzione sostenibili, in grado di coniugare giustizia ambientale e giustizia sociale. La ricerca prende le mosse dalla constatazione che la transizione ecologica, così come viene attualmente promossa, tende a seguire una logica prevalentemente tecnocratica e top-down, nella quale le decisioni sono assunte da attori politici, corporate e tecnico-scientifici, mentre i territori e il lavoro organizzato sono spesso relegati a un ruolo passivo, subendo gli effetti – talvolta drammatici – delle trasformazioni in atto. In controtendenza rispetto a questo scenario, il progetto si concentra su esperienze emergenti di innovazione partecipativa, dove gruppi di lavoratori, sindacati, tecnici, associazioni e comunità locali tentano di orientare la transizione verso esiti più equi, duraturi e condivisi. L’ipotesi è che queste esperienze possano costituire un terreno privilegiato per riflettere sui limiti dell’attuale paradigma industriale e sulle possibilità concrete di una riconversione che tenga insieme tutela occupazionale, sostenibilità ambientale e democrazia economica. Il progetto esplora quindi le dinamiche della transizione ecologica nel contesto industriale italiano, concentrandosi sul contrasto tra due approcci principali: Top-down (elite-driven): Guidato da attori politici, corporate e tecnico-scientifici, presuppone la continuità del modello industriale esistente, accettando costi sociali inevitabili (es. perdita di posti di lavoro). Bottom-up (partecipativo): Basato su mobilitazioni sociali e collaborazione tra lavoratori, tecnici, sindacati e attori locali, mira a una transizione "giusta" che ridisegni mezzi, relazioni e scopi della produzione, salvaguardando occupazione e competenze. Obiettivi specifici 1. Comprendere i meccanismi di esclusione e inclusione nella governance delle transizioni industriali in Italia. 2. Analizzare le pratiche di mobilitazione prefigurativa che propongono modelli alternativi di produzione e organizzazione del lavoro. 3. Studiare le forme di cooperazione tra lavoratori, esperti, sindacati e attori territoriali che cercano di reinterpretare il nesso tra fabbrica e ambiente. 4. Sviluppare un nuovo quadro teorico e analitico, basato sul concetto di forma-di-vita, per interpretare l’innovazione partecipativa in ambito produttivo. 5. Offrire strumenti pratici – analitici, comunicativi e formativi – per accompagnare processi di transizione giusta in altri contesti industriali. Metodologia e articolazione operativa Il progetto adotta una metodologia qualitativa, interdisciplinare e comparativa, articolata attorno a quattro casi studio selezionati in due settori strategici – energia e automotive – per la loro rilevanza nel contesto della transizione ecologica: Settore energia • Ravenna (approccio top-down): riconversione promossa da Eni ed Enel tramite tecnologie come la cattura del carbonio (CCS) e l’eolico offshore, in un contesto di ambivalenza sindacale e partecipazione limitata. • Civitavecchia (approccio partecipativo): coalizione tra lavoratori, ambientalisti e cittadini per proporre un’alternativa fondata su energie rinnovabili e occupazione sostenibile. Settore automotive • Bari (Bosch, approccio top-down): transizione verso la produzione di componenti per biciclette elettriche, con sindacati poco incisivi e mancanza di un piano alternativo. • Campi Bisenzio (ex-GKN, approccio partecipativo): occupazione della fabbrica, sviluppo di un piano industriale condiviso, proposta di riconversione in chiave ecologica e con forme di controllo dei lavoratori. Strumenti e tecniche di ricerca • Analisi della documentazione disponibile (media, letteratura grigia, materiali sindacali e istituzionali). • Circa 30 interviste semi-strutturate per ciascun caso rivolte a lavoratori, attivisti, dirigenti sindacali, amministratori, esperti tecnici. • Focus group all’interno di ciascun caso (“within”) e tra i casi (“between”), per attivare confronto e riflessività. • Osservazione partecipante in assemblee pubbliche, convegni, momenti decisionali locali. • Utilizzo di strumenti dell’Actor-Network Theory per mappare le relazioni materiali e simboliche tra attori, dispositivi tecnici, infrastrutture e narrazioni. Risultati attesi Contributi conoscitivi e teorici • Superare la separazione tra letterature su movimenti sociali, relazioni industriali e transizioni socio-tecniche. • Elaborare il concetto di forma-di-vita industriale come strumento per analizzare la politicizzazione della riconversione ecologica. • Offrire il primo studio sistematico sulle mobilitazioni partecipative per la transizione industriale in Italia, con analisi comparativa tra settori e territori. Impatto sociale e politico • Promuovere una riflessione pubblica e istituzionale sulla giustizia climatica e sul ruolo attivo del lavoro nella transizione. • Costituire un Osservatorio italiano sulla transizione giusta, con funzione di monitoraggio, documentazione e consulenza. • Pubblicare un Vademecum sintetico, accessibile anche a stakeholder non accademici, per diffondere buone pratiche e approcci partecipativi alla transizione. Disseminazione scientifica • Organizzazione di workshop e convegni nazionali e internazionali. • Produzione di un volume collettaneo e di un numero speciale in rivista peer-reviewed. • Collaborazione con un Advisory Board internazionale, composto da studiosi e studiose esperti/e (es. Max Koch, Ulrich Brand, Stefania Barca, Nora Räthzel). Innovatività • Sul piano empirico: primo studio sistematico sulle esperienze italiane di riconversione partecipata in ambito industriale. • Sul piano teorico: proposta originale di integrazione tra studio dei movimenti, analisi organizzativa e teoria socio-tecnica. • Sul piano applicativo: strumenti utili per l’elaborazione di politiche pubbliche e pratiche sindacali orientate alla transizione giusta, capace di conciliare esigenze ambientali e diritti sociali.
Dettagli del progetto
Responsabile scientifico: Federico Chicchi
Strutture Unibo coinvolte:
Dipartimento di Sociologia e Diritto dell'Economia
Coordinatore:
Università di PISA(Italy)
Contributo totale Unibo: Euro (EUR) 49.248,00
Durata del progetto in mesi: 24
Data di inizio
15/10/2023
Data di fine:
28/02/2026