Abstract
Descrizione del progetto La pandemia di Covid-19 ha profondamente trasformato gli assetti politici e sociali. In Italia, la crisi sanitaria è stata affrontata attraverso lo stato di emergenza, numerosi provvedimenti normativi e amministrativi e l'introduzione del lockdown, che ha limitato drasticamente la mobilità individuale. Altri Paesi, soprattutto dell'Asia orientale, hanno invece privilegiato strategie fondate sul tracciamento dei contatti e sulla mobilità controllata. Il progetto mette in discussione l'idea, diffusa nel dibattito pubblico e scientifico, che queste due strategie rappresentino modelli contrapposti. Attraverso un approccio interdisciplinare, storico, sociologico e giuridico, esso mostra come confinamento e tracciamento condividano una medesima logica di governo della mobilità. Entrambi vengono ricondotti al concetto di health bordering, inteso come l'insieme di strumenti giuridici, amministrativi e tecnologici che producono nuovi confini sociali, istituzionali e giuridici per regolare gli spostamenti in nome della tutela della salute pubblica. Più che alternative, confinamento e tracciamento rappresentano diverse combinazioni di una stessa esigenza di controllo. Finalità e risultati attesi La ricerca si articola attorno a tre obiettivi principali. Il primo consiste nel ricostruire storicamente l'intreccio tra dispositivi "statici" (quarantene, confinamenti) e "dinamici" (cordoni sanitari, passaporti sanitari, lasciapassare, lettere di raccomandazione), mostrando come entrambi fossero impiegati per governare la circolazione di persone, merci e animali senza interromperla completamente. Il progetto intende colmare una lacuna negli studi sulla storia dei documenti di mobilità e delle tecniche di tracciamento sanitario. Il secondo obiettivo è evidenziare il carattere produttivo e performativo dei dispositivi sanitari, capaci non solo di limitare i movimenti, ma anche di creare nuove forme di cooperazione istituzionale, di condivisione delle informazioni e di ridefinizione dei confini politici. Tale ricostruzione sarà condotta attraverso un'analisi comparata di casi di studio relativi agli antichi Stati italiani, ai Balcani del XVIII secolo e all'India coloniale del XIX secolo, basata su fonti archivistiche e storiografiche. Il terzo obiettivo riguarda le implicazioni giuridiche dei dispositivi di health bordering. Il progetto analizzerà il loro impatto su libertà individuali, privacy, sicurezza, partecipazione al mercato del lavoro e accesso agli spazi sociali. Pur operando con modalità differenti, sia il confinamento sia il tracciamento incidono sull'autonomia individuale, rafforzano le pratiche di identificazione e ridefiniscono il rapporto tra sfera pubblica e privata. Particolare attenzione sarà dedicata alla tutela della privacy quale presupposto per l'esercizio dei diritti fondamentali e alla compatibilità costituzionale delle misure adottate durante le emergenze sanitarie. Metodologia Il progetto integra competenze e metodi provenienti da discipline diverse. In particolare, combina: analisi sociologica dei dispositivi di health bordering mediante analisi teorica, documentale, del discorso e interviste a testimoni privilegiati; analisi storica e storico-politica fondata sulla ricerca archivistica; analisi giuridica degli effetti istituzionali e costituzionali delle pratiche di health bordering. Risultati Il progetto ha indagato il rapporto tra salute pubblica, mobilità e diritto, analizzando le modalità attraverso cui le istituzioni governano gli spostamenti delle persone durante le emergenze pandemiche. Coordinato dall'Università di Bologna in collaborazione con le Università di Torino e Roma Tre, il progetto ha adottato un approccio interdisciplinare, integrando prospettive sociologiche, storiche e giuridiche per comprendere l'evoluzione e gli effetti delle pratiche di controllo della mobilità. L'ipotesi di partenza nasce dall'osservazione delle risposte adottate durante la pandemia di Covid-19. Il dibattito pubblico e scientifico ha spesso contrapposto due modelli di gestione della crisi sanitaria: da un lato il confinamento della popolazione, rappresentato dal lockdown; dall'altro il tracciamento dei movimenti attraverso strumenti tecnologici e amministrativi. Il progetto si è proposto di superare questa contrapposizione, mostrando come restrizione della mobilità e tracciamento costituiscano due modalità complementari di un medesimo processo di governo della circolazione delle persone. A tale scopo è stato elaborato il concetto di health bordering, inteso come l'insieme delle pratiche, dei dispositivi giuridici, amministrativi e tecnologici che producono nuovi confini sanitari e ridefiniscono il rapporto tra individui, spazio e istituzioni. Tra gli obiettivi principali figuravano la ricostruzione storica delle pratiche di gestione sanitaria della mobilità, l'analisi comparata delle esperienze europee ed extraeuropee, lo studio delle implicazioni giuridiche delle misure emergenziali in termini di libertà individuali, privacy e diritti fondamentali e, infine, la costruzione di un quadro teorico capace di interpretare in modo unitario strumenti apparentemente molto diversi tra loro, come quarantene, lockdown, pass sanitari, sistemi di identificazione e tecnologie di contact tracing. Il progetto mirava inoltre a fornire strumenti concettuali utili tanto alla comunità scientifica quanto ai decisori pubblici per comprendere le trasformazioni prodotte dalle politiche sanitarie sulla società contemporanea. I risultati conseguiti hanno confermato la validità dell'impostazione teorica proposta. La ricerca ha mostrato che i confini non coincidono esclusivamente con le frontiere territoriali degli Stati, ma si manifestano sempre più come dispositivi diffusi che regolano l'accesso agli spazi, classificano gli individui e modellano concretamente le possibilità di movimento. Attraverso il concetto di health bordering, il progetto ha evidenziato come le misure sanitarie non si limitino a reagire alle emergenze, ma producano nuovi assetti sociali, ridefiniscano i rapporti tra pubblico e privato e trasformino il significato stesso della libertà di circolazione. Lo studio ha inoltre ricostruito la genealogia storica di tali pratiche, mostrando come strumenti oggi considerati innovativi abbiano radici profonde e come il controllo della mobilità costituisca un elemento ricorrente nella gestione delle crisi sanitarie. L'attività di ricerca ha dato origine a una riflessione teorica originale sul ruolo performativo dei confini e sul loro carattere processuale, contribuendo al dibattito internazionale sui border studies, sulla governance delle pandemie e sul rapporto tra diritto, tecnologie e controllo sociale. I risultati sono in parte confluiti e stanno per confluire in articoli su scientifiche e, in particolare, in un volume collettaneo che raccoglie gli esiti del progetto. Sono previste inoltre iniziative di disseminazione rivolte sia alla comunità accademica sia a un pubblico più ampio, favorendo la circolazione delle conoscenze prodotte e il dialogo con studiosi, istituzioni e decisori pubblici.
Dettagli del progetto
Responsabile scientifico: Giuseppe Sciara
Strutture Unibo coinvolte:
Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali
Coordinatore:
Università degli Studi ROMA TRE(Italy)
Contributo totale di progetto: Euro (EUR) 201.931,00
Contributo totale Unibo: Euro (EUR) 103.882,00
Durata del progetto in mesi: 24
Data di inizio
18/10/2023
Data di fine:
28/02/2026