Abstract
Descrizione: La terza edizione dell’Edictum perpetuum di Otto Lenel (1927) ha assunto, nei suoi circa cento anni di vita, quasi valore di fonte: molti studiosi assumono le ipotesi in essa formulate come certezze, costruendo su di esse i propri lavori. Un simile utilizzo è naturalmente il portato dell’altissimo pregio dell’opera, ma ha anche l’effetto di cristallizzare l’interpretazione. Il volume, ricostruendo l’editto così come fissato dal giurista Salvio Giuliano nel II sec. d.C., si concentra necessariamente sull’editto come ‘documento’ e lascia in secondo piano l’editto come ‘fenomeno’, ossia la realtà storica degli editti dei magistrati come flusso costante e vitale che si sviluppa nel tempo, in un’opera di incessante rielaborazione, intersecandosi con le trasformazioni del diritto sostanziale e con il mutamento del diritto processuale. Alla creazione di questa immagine statica – la cui limitatezza storica è chiara a tutti gli studiosi, ma nondimeno ne condiziona il lavoro in mancanza di alternative – concorre anche il quadro del processo formulare tracciato da Gaio nelle Istituzioni, che è una fotografia del diritto del II sec. d.C., ma in assenza di altre fonti tende a essere assunto dagli interpreti quasi come un modello immobile nel tempo, dimenticando che esso è certamente il risultato di un processo storico che corre di pari passo con la struttura dell’editto. Al fine di ripensare alla formazione dell’editto, come anche alle connessioni fra editto del pretore ed editti degli altri magistrati giusdicenti abbiamo creduto si debba partire dalle opere di commento ad edictum e, in specie, dai grandi commentarii di II e III secolo d.C. L’apporto derivante dall’indagine compiuta su queste opere è infatti molteplice: sia rispetto alla conoscenza della formazione dell’editto sotto un profilo cronologico; sia rispetto alle opere giurisprudenziali ad edictum intese come ‘genere letterario’ nelle loro diverse possibili varietà; sia anche, ovviamente, rispetto alla più approfondita conoscenza dei diversi istituti al centro del documento programmatico pretorio e alla loro tutela processuale. In quei giganteschi commenti edittali – ca 150 libri di Pomponio, 32 libri di Gaio all’editto provinciale, 81 ed 83 libri di Paolo e di Ulpiano – si condensava, infatti, il programma giurisdizionale del pretore e, al contempo, la riflessione secolare dei prudentes su di esso. Negli ultimi anni, nel contesto di un progetto di ricerca finanziato dall’ERC (Scriptores iuris Romani, PI A. Schiavone), i commenti ad edictum di Paolo e di Ulpiano hanno destato nuovamente l’interesse degli studiosi (Luchetti et al. 2018; Giachi 2022 cds; Schiavone, Marotta et al. 2022 cds.). Lo ha reso possibile uno degli obiettivi di quella ricerca: indicare una nuova prospettiva agli studi di diritto romano, rivolgendosi al lavoro dei giuristi, al loro pensiero, alle rispettive opere. Nella serie degli Scriptores iuris Romani sono stati recentemente pubblicati i primi 16 libri del commento all’editto di Paolo mentre sono adesso in corso di stampa i primi 7 libri del commento di Ulpiano. Ciò che è emerso, anche sul piano metodologico, dallo studio così ravvicinato di una piccola parte di quelle grandi opere, insieme con gli esiti delle altre meno sistematiche ricerche fino ad ora pubblicate, riteniamo possano essere punti di partenza, per raggiungere gli obiettivi qui proposti. Finalità: In particolare l’Unità di Bologna ha proceduto ad una approfondita analisi stilistica e storico-giuridica dei frammenti provenienti dai libri XXXI-XXXIV dell’ad edictum paolino. Ricostruire il pensiero di Paolo in tema di iudicia bonae fidei e, in particolare, di contractus bonae fidei permette, non soltanto di cogliere i principali punti di contatto e di divergenza con gli altri giuristi del tempo e, soprattutto, con Ulpiano, ma forse ci consentirà, al contempo, di formulare un’ipotesi sulle ragioni per le quali i compilatori giustinianei utilizzarono scarsamente l’ad edictum paolino nei tituli 16.3 (Depositi vel contra) e 19.1 (Empti venditi). Si tenterà, infine, anche di approfondire lo studio del rapporto di Paolo con i giuristi più antichi, che, nel suo ad edictum, vengono richiamati sovente con una funzione meramente rafforzativa rispetto al suo autonomo ragionamento. Risultati attesi Seminari interni a scadenza mensile. Presentazione dei risultati attesi presso altre sedi universitarie con colleghi esterni al progetto Roma 3, Roma Sapienza, Pavia, Salzburg. Pubblicazione di un volume nella collana internazionale Scriptores iuris Romani, Roma -Bristol nel 2025 in cui si presenta una edizione critica dei libri 31-34 del commento ad e dictum del giurista Giulio Paolo con relativo commento di ogni testo.
Dettagli del progetto
Responsabile scientifico: Gianni Santucci
Strutture Unibo coinvolte:
Dipartimento di Scienze Giuridiche
Contributo totale Unibo: Euro (EUR) 52.106,00
Durata del progetto in mesi: 24
Data di inizio
28/09/2023
Data di fine:
28/02/2026