Abstract
Human dispersals have always been characterized by multiple waves of people exploring new territories and landscapes, with the initial attempts often failing and only the latest succeeding. Nevertheless, the earliest peopling of Europe by Homo sapiens has so far been described as a steady process of modern human groups arriving from Africa and the Levant about 45,000 years ago (45ka), replacing the authoctonous archaic ones. Today, few though important discoveries are challenging this simplistic model. New evidence suggests that groups of H. sapiens arrived in Europe much earlier, and that the Mediterranean basin played a major role during this expansion in Western Eurasia. However, these traces are not sufficiently strong to build a new and more consistent interpretative scenario. In this context, Italy plays a pivotal role due to its geographic position, ecological variability and key archaeological sites dated between 250-45ka. Starting from the PI’s experience and scientific achievements in leading an ERC CoG (n. 724046) and a FARE 2018 grant (MIUR) – both aimed at understanding the biocultural processes that favoured the successful dispersal of modern humans in Europe around 45ka – the interdisciplinary TRACE project aims to track potential earlier waves of H. sapiens’ dispersal in southern Europe. In particular, since H. sapiens was recently attested in Greece at ca. 200ka and in southern France at ca. 54ka, did Homo sapiens arrive in Italy before 45ka as well? Are there cultural/technological differences between 250-45ka that might account for an earlier arrival of H. sapiens in Italy? In order to answer these questions, the TRACE project will investigate key Italian archaeological sites dated between 250-45ka, some of which seem to present anomalous features both in technology and in lithic raw material procurement areas, if compared to the classic coeval Mousterian sites. Besides fieldwork, paleoanthropological analyses, and the study of lithic tools, emphasis will be given to the screening of undiagnostic fragmented bone assemblages through paleoproteomics (Zooarchaeology by Mass Spectrometry - ZooMS), a recently developed cutting-edge method that maximizes the chance of identifying human remains in fragmented bone assemblages. Once determined, human remains will undergo paleogenetic analysis to discriminate between Neanderthal and H. sapiens, ultimately identifying the human groups living in Italy between 250-45ka. The results of this work will shed new light on the earliest moments of H. sapiens in Europe and the potential biocultural relationship with the autochthonous Neanderthals. Given the growing public attention to the contemporary sensitive topic of populations' dispersal and migrations, this project will provide to the largest audience possible concrete examples of our intrinsic nature as explorers, travellers, and social beings, which shaped our present through long-lasting networks of movements and migrations.
Results achieved
I risultati del progetto PRIN 2022 TRACE hanno consentito un importante avanzamento nella ricostruzione del popolamento dell’Italia centro-meridionale tra Paleolitico medio e superiore, con particolare attenzione alla transizione tra gli ultimi Neandertal e i primi Homo sapiens. L’obiettivo era verificare l’eventuale presenza di sapiens nella Penisola prima di 45.000 anni fa, integrando scavi archeologici, studio dei resti umani, analisi zooarcheologiche e paleoproteomiche, ricerche sulle industrie litiche, datazioni assolute e ricostruzioni paleoambientali. Tra il 2024 e il 2025 sono state condotte campagne di scavo in diversi siti della Puglia e della Campania. A Grotta-Riparo di Uluzzo C sono stati approfonditi i livelli uluzziani e raggiunti i più recenti livelli musteriani. L’identificazione delle ceneri della Tufite Verde Y6 di Pantelleria, datata a circa 45.000 anni fa, ha fornito un riferimento cronologico decisivo e rafforzato l’ipotesi che il Salento abbia rappresentato un’area rifugio durante il Tardo Pleistocene. Al Riparo l’Oscurusciuto, lo scavo di livelli anteriori a 55.000 anni ha confermato occupazioni musteriane più antiche. A Grotta del Poggio, dieci datazioni ESR/U-series hanno collocato la sequenza del Paleolitico medio nel MIS 6, confermando l’eccezionale antichità del sito. Le nuove datazioni ottenute anche a Grotta della Cala, Castelcivita e Grotta del Cavallo suggeriscono che i Neandertal possano essere scomparsi prima dell’arrivo dei sapiens nella regione, mentre Uluzziano e Protoaurignaziano mostrano una parziale sovrapposizione cronologica. Lo studio dei resti umani ha prodotto risultati di grande rilievo. A Grotta del Poggio, la rivalutazione digitale ha mostrato che l’astragalo appartiene a Homo sapiens ma è di età recente, mentre il molare è neandertaliano e costituisce il più antico resto di questo gruppo finora documentato nell’Italia meridionale. A Fondo Cattie sono stati identificati sette denti attribuibili a Homo sapiens e almeno due resti neandertaliani. La possibile antichità dei denti sapiens, suggerita dalle datazioni U/Th di resti animali associati, è ancora sottoposta a verifica genetica e rappresenta quindi un risultato promettente, ma non conclusivo. Le analisi zooarcheologiche e ZooMS hanno ampliato il quadro delle conoscenze, permettendo di studiare migliaia di frammenti ossei non identificabili con i soli metodi morfologici. A Uluzzo C è stato individuato un frammento compatibile con il genere Homo, oggi in fase di analisi genetica. A Fondo Cattie sono emerse un’elevata diversità faunistica e tracce di sfruttamento antropico; ZooMS ha inoltre identificato due frammenti potenzialmente umani. Lo studio della cultura materiale ha fornito ulteriori risultati. A Uluzzo C sono stati riconosciuti danni da impatto compatibili con l’uso di alcuni manufatti come elementi di proiettile. All’Oscurusciuto, le analisi spaziali e tafonomiche hanno portato a reinterpretare l’occupazione neandertaliana come più lunga e strutturata di quanto si ritenesse. Nel complesso, il progetto ha prodotto pubblicazioni open access, contributi in preparazione, partecipazioni a congressi internazionali e iniziative divulgative. Il risultato generale resta tuttavia prudente: allo stato attuale non esistono prove certe della presenza di Homo sapiens nell’Italia peninsulare prima di 45.000 anni fa. Nei siti analizzati non emergono evidenze convincenti di coesistenza territoriale o di interazione culturale diretta tra sapiens e Neandertal. TRACE ha però definito con maggiore precisione il quadro cronologico, biologico, culturale e ambientale della transizione, chiarendo i principali vuoti conoscitivi. Le future ricerche dovranno puntare su nuove ricognizioni, ulteriori scavi e applicazioni ZooMS a campioni più ampi, per individuare resti umani decisivi e comprendere meglio il rapporto tra gli ultimi Neandertal e i primi Homo sapiens in Italia.Dettagli del progetto
Responsabile scientifico: Stefano Benazzi
Strutture Unibo coinvolte:
Dipartimento di Beni Culturali
Coordinatore:
ALMA MATER STUDIORUM - Università di Bologna(Italy)
Contributo totale di progetto: Euro (EUR) 205.728,00
Contributo totale Unibo: Euro (EUR) 106.327,00
Durata del progetto in mesi: 24
Data di inizio
05/10/2023
Data di fine:
15/02/2026