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La pianificazione di uno sterminio: 80 anni dalla Conferenza di Wannsee

Antonella Salomoni, docente di Storia della Shoah e dei genocidi presso il Dipartimento di Storia, Culture e Civiltà all’Università di Bologna ci parla della Conferenza di Wannsee.

Ogni anno il 27 gennaio, si celebra la Giornata internazionale di commemorazione delle vittime della Shoah. Questa data è altamente simbolica, perché ricorda la liberazione del lager di Auschwitz, il 27 gennaio 1945. Quest’anno però c’è un altro anniversario da ricordare, quasi antitetico rispetto a quello del 27 gennaio: 80 anni fa, il 20 gennaio 1942, in una elegante villa vicino a Berlino, sulla riva del lago Wannsee, alti funzionari del Terzo Reich si riunirono per pianificare e formalizzare, l’inimmaginabile: lo sterminio degli ebrei di tutta l’Europa. L’evento è passato alla storia come “Conferenza di Wannsee”. Ne parliamo con Antonella Salomoni, docente di Storia della Shoah e dei genocidi presso il Dipartimento di Storia, Culture e Civiltà all’Università di Bologna.

Cosa rappresentò la Conferenza di Wannsee nel disegno complessivo del genocidio nazista?

A partire dalla scoperta, nel 1947, di un verbale della riunione, la Conferenza di Wannsee è stata considerata, nella percezione comune, come il luogo in cui fu presa la decisione di distruggere gli ebrei europei. Oggi questa interpretazione è stata parzialmente corretta, concordando gli specialisti sul fatto che sia i tempi dell'incontro che il personale invitato a parteciparvi non abbiano avuto un significato o un ruolo così determinante. Alla data del 20 gennaio 1942, il genocidio era già in atto in molti territori dell’Europa orientale attraverso “eliminazioni caotiche”, così come erano già state avviate le prime sperimentazioni di uccisione attraverso camion a gas ed era in avanzata fase di costruzione un campo di sterminio stabile nel distretto di Lublino.

Nondimeno il protocollo della Conferenza di Wannsee rappresenta uno dei documenti più significativi per comprendere una fase chiave del processo decisionale nazista, quando il programma di annientamento a livello europeo sta prendendo forma concreta attraverso proposte, riunioni, ordinanze. L’eccezionalità del documento deriva dal fatto che tale processo decisionale fu quasi esclusivamente verbale e, nei rari casi in cui si produssero testi scritti, questi furono distrutti.

Già Raul Hilberg aveva guardato alla Conferenza di Wannsee come ad un esempio della cura con cui un insieme di organismi e istituzioni pertinenti (le SS, la Sicherheitspolizei, la Polizia di sicurezza, e il Sicherheitsdienst-SD, il Servizio di sicurezza, ma anche la cancelleria del Reich, diversi ministeri, ecc.) si erano impegnati nel rimuovere gli ostacoli al processo di sterminio.

Chi partecipò alla conferenza? Semplici burocrati, espressione della “banalità del male” o “volenterosi carnefici” per citare i titoli di due famosi saggi di Arendth o Goldhagen?

L’attenzione privilegiata alla ricostruzione delle diverse fasi del processo decisionale nazista ha fatto sì che, per un certo periodo di tempo, si sia trascurato d’indagare in modo adeguato la categoria dei “perpetratori”. È all’interno di tale categoria che comprenderei i quindici partecipanti alla Conferenza. Essi non costituivano un gruppo stabile, furono convocati insieme solo in occasione di quell’incontro. Nonostante il rango elevato, erano relativamente giovani, con un'età media di poco più di quarantadue anni. Non c'erano donne e, salvo pochissime eccezioni, provenivano da famiglie dei ceti medi; dieci di loro erano laureati.

Nel complesso rappresentavano bene l'élite nazista, dimostrando come una “moderna divisione del lavoro” fosse un elemento importante per l'omicidio di massa degli ebrei europei. Ciò consentirà ai partecipanti di presentarsi come un anello in una catena di comando, pertanto non individualmente responsabili delle proprie azioni. Ad esempio, nel corso degli interrogatori a cui furono sottoposti dopo la guerra, la maggior parte dei protagonisti della Conferenza negarono di avervi partecipato o ne sminuirono l’importanza, affermando di non ricordare nulla o di non poter dire nulla con certezza.

Villa Am Großen Wannsee. Author: «A.Savin, WikiCommons»

Perché è importante ricordare oggi, 80 anni dopo, quella Conferenza?

È importante perché ci aiuta a comprendere meglio la questione della responsabilità. La storiografia degli ultimi decenni ha cercato di riconsiderare il confine tra perpetrazione diretta e più ampia partecipazione sociale, allargando la cerchia di coloro che furono implicati nel genocidio. Dapprima, accanto al ruolo di gruppi professionali e ampie fasce della polizia ordinaria, è stata messa in discussione la posizione della Wehrmacht, l’esercito tedesco, perché direttamente coinvolta, in molte località, in atrocità e uccisioni di massa di civili. Poi, si è meglio analizzato il contributo specifico di “funzionari” o “burocrati” e si è così sedimentato, progressivamente, l’uso del termine “perpetratore” per indicare un insieme molto più ampio, rispetto al passato, di individui che condividevano non solo delle responsabilità per i crimini commessi, ma anche un intento genocidiario.

In effetti, mano a mano che la ricerca sui “colpevoli” si è evoluta in un campo specifico d’indagine, si è prodotta quella che è stata definita “svolta volontaristica”, nel senso che l’attenzione si è rivolta al peso delle decisioni individuali, dell'iniziativa, dell'energia, della volontà personale.

Quali libri o film, dedicati a questo evento, ci può segnalare per un approfondimento?

Tra i volumi disponibili anche in lingua italiana, segnalerei:

  • Kurt Pätzold, Erika Schwarz, Ordine del giorno: sterminio degli ebrei. La conferenza del Wannsee del 20 gennaio 1942 e altri documenti sulla soluzione finale, Bollati Boringhieri, 2000;
  • Mark Roseman, Il protocollo del Wannsee e la soluzione finale, Corbaccio, 2002;
  • Peter Longerich, Verso la soluzione finale. La conferenza di Wannsee, Einaudi, 2018.

Il cinema non ha finora tratto molta ispirazione dalla Conferenza. Nel 1984 la televisione tedesca realizzò per la prima volta un film per la tv su questo evento, ma l’unica altra opera, più importante e più nota, è il film per la televisione Conspiracy – Soluzione finale diretto da Frank Pierson nel 2001, con Kenneth Branagh nel ruolo di Reinhard Heydrich e Stanley Tucci come Adolf Eichmann. La sceneggiatura del film è basata sul verbale dell'incontro.

Guarda il video dell'intervista alla prof. Salomoni sulla Giornata della Memoria

Pubblicato il: 20 gennaio 2022