È il 1088 la data convenzionalmente assunta per la nascita dell'Università di Bologna, quando comincia in città l'insegnamento libero del diritto. Poi, nei secoli, si aggiungono le arti e le altre discipline, mentre l'Università si va trasformando: il governo passa dagli studenti allo Stato. Tra ospiti illustri come il Petrarca e l'Alighieri, la storia dell'Ateneo arriva all'VIII Centenario celebrato da Carducci: l'Alma Mater da allora sarà sempre riconosciuta come fucina per il sapere e la società del futuro.
Introduzione
L'Università di Bologna si vanta di avere più di Novecento anni d'età. Ma quando nasce un'università? Difficile definire una data; diciamo che possiamo considerare attività universitaria una attività in cui: uno studioso tracci i confini di una disciplina e conduca entro questi confini una ricerca rigorosa per amore del sapere; questo studioso, mentre ricerca, contemporaneamente trasmetta le sue conoscenze a una comunità di allievi che lo seguono liberamente, al di fuori di ogni altra istituzione ufficiale, sia essa la Chiesa o lo Stato; la società possa eventualmente rivolgersi a questo centro di ricerca per usarne le conoscenze a fini pratici. Nell' XI secolo si verificavano a Bologna queste condizioni e il 1088 può ben essere accolto come data convenzionale per indicare il periodo in cui inizia a Bologna un insegnamento libero e indipendente dalle scuole ecclesiastiche. Intorno alla fine del secolo XI infatti a Bologna maestri di grammatica, di retorica e di logica iniziano a studiare il diritto e la prima figura di studioso su cui ci sono notizie certe è quella di Irnerius, la cui attività di ordinatore del materiale giuridico romano superò presto i confini di Bologna.
XII secolo: la libertà della ricerca
Tra l'XI e il XII secolo si sviluppa la lotta per le investiture. E' un periodo fondamentale per lo sviluppo della politica europea, per definire i rapporti tra lo Stato e la Chiesa. In questa lotta le discussioni di diritto sono fondamentali e fondamentale è lo studio del diritto giustinianeo, fondamento della identità dell'lmpero. Nel 1158 quattro esperti di diritto, quattro doctores ritenuti allievi di Irnerio, cioè Bulgaro, Martino, Jacopo e Ugo di Porta Ravegnana vengono invitati da Federico I Barbarossa alla Dieta di Roncaglia per esprimere un parere sui diritti dell'Impero nei riguardi di altre entità politiche. Tranne Martino, gli altri tre si pronunciarono a favore dell'Impero. Essi dimostrano con glosse molto sottili che l'unica Legge è quella romana, affidata all'Impero. Come conseguenza Federico I Barbarossa nel 1158 promulga una Constitutio Habita con la quale si stabilisce che ogni scuola si costituisce come una societas di socii (allievi) presieduta da un maestro (dominus) che viene compensato con le quote pagategli dagli studenti. L'Impero si impegna a proteggere dalle intrusioni di ogni autorità politica tutti gli scholares che viaggiano per ragioni di studio. Si tratta di un evento fondamentale per la storia dell'università europea. L'università diventa per legge il luogo in cui la ricerca si sviluppa liberamente, indipendentemente da ogni altro potere.
XIII secolo: una città, molte nazioni
Dopo la morte del Barbarossa durante la terza crociata l'Università bolognese sopravvive al crollo del suo protettore. Il comune cerca di controllare le societates ma per resistergli gli studenti si organizzano secondo la loro origine. A Bologna abbiamo i Citramontani (al di qua delle montagne, italiani ma non bolognesi, lombardi, toscani e romani) e gli Ultramontani (non italiani, viventi al di là delle Alpi, francesi, spagnoli, provenzali, inglesi, piccardi, borgognoni, normanni, catalani, ungheresi, polacchi, tedeschi, eccetera). Il XIII secolo è un'epoca piena di contrasti. L'università, tra mille difficoltà e inserendosi nelle dispute politiche dell'epoca, combatte per la propria autonomia, mentre il potere politico cerca di usarla come strumento di prestigio. In questi anni si trovano a Bologna più di duemila studenti.
Il salario e la cattedra
Sin dai primi secoli gli studenti, per compensare i docenti, iniziarono a raccogliere denaro (collectio), che nei primi tempi venne dato come offerta perché la scienza, dono di Dio, non poteva essere venduta. Poi a poco a poco la donazione si trasformò in salario vero e proprio. In ogni caso non sempre gli studenti partecipavano alla collectio, e il Comune dovette intervenire per assicurare la continuità degli studi.
XIV e XV secolo: gli artisti
Dal XIV secolo in poi lo studio del diritto cessa di essere l'unico punto di riferimento dell'Università di Bologna. Alle scuole dei giuristi si affiancano quelle degli "artisti". Il termine
ars era inteso nel senso classico, come tecnica, e pertanto tra gli artisti abbiamo studiosi di medicina, filosofia, aritmetica, astronomia, logica, retorica e grammatica. Passano periodi di studio a Bologna Dante Alighieri e Francesco Petrarca. Ma nello stesso periodo troviamo a Bologna alcuni dei nomi più famosi della letteratura italiana come Guido Guinizelli, Cino da Pistoia, Cecco d'Ascoli, Re Enzo, Salimbene da Parma, Coluccio Salutati. Poi si organizzano le altre discipline. Nel XVI secolo Bologna diventa anche un centro di nuovi studi aristotelici. Tra i suoi insegnanti abbiamo il filosofo Pietro Pomponazzi. L'insegnamento della medicina viene incluso nel programma delle Arti con una Bolla papale nel 1219. Nel Rinascimento lo studio della "magia naturale" coincide con l'invito alla scienza sperimentale. Una figura tipica di questo periodo è Ulisse Aldrovandi, che a Bologna avviò l'Orto Botanico. Il contributo di Aldrovandi si estende alla farmacopea, allo studio degli animali, dei fossili e di varie meraviglie di natura, che non solo rappresentò in celebri e bellissime tavole, ma anche raccolse e classificò. Il periodo aureo della medicina bolognese coincide con l'insegnamento di Marcello Malpighi nel XVII secolo; tale fu la fama della scuola medica bolognese che Malpighi fu nominato membro della Royal Society inglese. Le prime notizie di insegnamento della matematica a Bologna risalgono al XIII secolo, insieme a quello dell'astronomia. La tradizione di ricerca economica fu continuata nel XIX secolo da studiosi come Luigi Valeriani, Pellegrino Rossi, Angelo Marescotti, Achille Loria, Tullio Martello, Antonio Graziadei e altri. Nel XVIII secolo, poi, l'università risente dello sviluppo scientifico e tecnologico che segue alla rivoluzione industriale del XVIII secolo. Tra le figure più grandi dell'ateneo bolognese di questo periodo si deve ricordare Luigi Galvani che, con Alessandro Volta, Benjamin Franklin e Henry Cavendish, fu uno dei fondatori dell'elettrotecnica moderna.
Una svolta
Sino al XVI secolo l'università è governata dagli studenti: studenti sono i Rettori, che rappresentano delle vere e proprie autorità cittadine. In seguito, dopo che il Comune ha iniziato a pagare i docenti, inizia un processo storico per il quale Bologna dipende dal governo del Papa e l'università diventa a poco a poco una organizzazione statale. Si definiscono compiti, stipendi e regolamenti per i docenti, i Rettori scompaiono e il vero controllore dello Studium diventa il Cardinal Legato che rappresenta il Papa, anche se il governo ufficiale dell'Università viene affidato a dei Priori. Segue un lungo periodo di direzione mista di studenti e docenti, sino a che, con Napoleone, viene restaurata la figura del Rettore: ma ormai il Rettore è un professore.
Ospiti e allievi illustri
Abbiamo visto come già nei primi secoli lo Studium bolognese fosse meta di ospiti illustri; la fama dello Studium si diffondeva in tutta Europa e molti dotti inglesi vennero a studiare a Bologna. Tra costoro forse il più famoso fu Thomas Becket. Ma nei secoli successivi Bologna ebbe come studiosi e studenti in visita altre illustri personalità come Pico della Mirandola e Leon Battista Alberti, che vi studiarono diritto canonico, nel 1506 fu la volta di Erasmo da Rotterdam, studente quasi quarantenne per un anno. Negli stessi anni terminava il proprio triennio di studi a Bologna Niccolò Copernico, che fu membro della nazione germanica. Egli studiava diritto pontificio, ma nel contempo iniziava le proprie osservazioni astronomiche e nel "De revolutionibus orbium coelestium" ricorda una osservazione fatta a Bologna la notte del 9 marzo 1497. Poi ancora, Paracelso, Abrecht Dürer, San Carlo Borromeo, Torquato Tasso, Carlo Goldoni.
Le donne nell'università
La leggenda parla di una donna che insegnò a Bologna tra il XII e il XIII secolo, Bettisia Gozzadini. La tradizione vuole che non solo tenesse le sue lezioni nello Studium ma anche nelle pubbliche piazze di fronte a grandi folle. L'Università di Bologna ammise le donne all'insegnamento sin dal XII secolo. Questa apertura a studiosi di sesso femminile è evidente nel XVIII secolo. Le nuove idee dell'illuminismo stavano mutando antichi pregiudizi e in tutta Europa si discuteva il problema della cultura delle donne. Tra le più celebri insegnanti di sesso femminile si ricorda Laura Bassi: nel 1733 ebbe la cattedra di filosofia e nel 1776 quella di fisica sperimentale, e si occupò di logica, metafisica, filosofia, chimica, idraulica, matematica, meccanica, algebra, geometria, lingue antiche e moderne.
1088-1888
Nel 1888 si celebra l'ottavo centenario, evento grandioso che riunì a Bologna tutte le università del mondo per onorare la madre delle università. Il motto Petrus ubique pater legum Bononia mater fu una enciclica universitaria e universale. Accademie, università e sovrani inviarono messaggi, si pubblicarono libri, e la festa di Bologna divenne una festa internazionale degli studi. Il consenso europeo e mondiale alle celebrazioni del 1888 ebbe cause profonde. Le università scoprirono a Bologna le loro radici, gli elementi di continuità e i comuni ideali di progresso nella tolleranza. Capirono che a Bologna l'università non era una torre di avorio o un monumento vetusto, ma una cosa sola con la città, una vocazione perenne, il fulcro di progetti per il futuro. A Bologna nel 1888 nacquero e si perfezionarono il cerimoniale accademico e il costume goliardico, si pubblicarono studi eruditi che rifondarono la storia della istituzione universitaria. La data del 1888 è però convenzionale e fu scelta da un comitato di storici guidato da Giosue Carducci e dal Rettore dell'epoca, il geologo Giovanni Capellini. Il comitato elaborò il programma delle celebrazioni, che culminarono nella mattina del 12 giugno 1888, quando il corteo, uscendo dal palazzo dell'università in via Zamboni, giunse all'Archiginnasio, dove Carducci tenne quel discorso sullo Studio di Bologna che Benedetto Croce definì "un'ampia, armoniosissima ode barbara ". Assistettero i reali d'Italia e i più illustri rappresentanti della cultura mondiale, poi insigniti di laurea ad honorem.