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Luca Ferrari

Ricercatore a tempo determinato tipo b) (senior)

Dipartimento di Scienze Dell'Educazione "Giovanni Maria Bertin"

Settore scientifico disciplinare: M-PED/03 DIDATTICA E PEDAGOGIA SPECIALE

Temi di ricerca

Parole chiave: Educazione e tecnologie Progettazione didattica Strategie didattiche Inclusion and technology Risorse Educative Aperte

1. Open Educational Resources (OERs)

Il termine Open Educational Resources (OERs), coniato nel 2002 durante il Forum dell’UNESCO sull’impatto di Open Courseware per l’istruzione superiore nei Paesi in via di sviluppo, designa materiali didattici, di apprendimento e di ricerca in qualsiasi supporto, digitale o meno, che esistono nel pubblico dominio o che sono stati rilasciati sotto licenza aperte che ne consente l’accesso o l’utilizzo a costo zero (UNESCO 2002). Dalla creazione dello Spazio Europeo dell’Istruzione Superiore, le università europee hanno ampliato le loro attività all’interno di diverse aree di collaborazione e di cooperazione in relazione alla creazione di corsi o di diplomi congiunti. Secondo Miller (2011) l’opportunità per i docenti e per le istituzioni di condividere apertamente i contenuti oltre i confini istituzionali tradizionali ha contribuito alla crescita di un movimento internazionale. Il movimento “open access” ha acquisito sempre maggiore forza all’interno delle università, portando alla creazione di numerosi repository di risorse educative aperte.

 

2. Massive Online Open Courses (MOOC): progettazione didattica e produzione di contenuti digitali interattivi

MOOC, acronimo di Massive Open Online Course, è diventato negli ultimi anni uno dei termini più utilizzati in ambito accademico (e non) per prefigurare una “nuova” e promettente frontiera della formazione a distanza. I MOOCs sono davvero dirompenti? In che misura i MOOC sono/saranno in grado di rivoluzionare i paradigmi della formazione? Un recente contributo di Chiappe, Hine & Martinez (2015) riporta che mentre molte istituzioni educative dibattono sugli effetti dei MOOC nelle loro pratiche, le considerazioni che vengono fatte hanno poco a che fare con la pedagogia. In altre parole, la costante diffusione quantitativa di questi corsi non va di passo con una adeguata (e quanto mai necessaria) riflessione educativa e didattica sui MOOCs.

 

3. Design e sviluppo di CSCL Pedagogical Planner

L’apprendimento cooperativo supportato dal computer (Computer Supported Cooperative Learning – CSCL) è un approccio pedagogico in cui l’apprendimento viene perseguito attraverso l’interazione sociale mediata da un computer o dalla rete internet. Conole (2013) opera una chiara distinzione tra gli “strumenti per la visualizzazione di concetti” e quelli che, invece, definisce Pedagogical Planner, ovvero “[ambienti] costruiti appositamente per guidare gli insegnanti attraverso la costruzione di progetti per sessioni di apprendimento che fanno un uso appropriato ed efficace della tecnologia. Secondo Pozzi e Persico (2013) sembra piuttosto “scarsa” la categoria dei Pedagogical Planners (PPs) specificamente destinati a sostenere il processo di progettazione di attività apprendimento collaborativo in rete.

 

4. Digital Storytelling

La rapida e pervasiva diffusione delle tecnologie nella società globale sta contribuendo (in termini di luci ed ombre) ad amplificare le possibilità - di ogni essere umano - di raccontare e di rappresentarsi anche attraverso i nuovi media. Per fare solo un esempio, si pensi a tutti gli strumenti del cosiddetto “Web 2.0” attraverso cui - sia in una logica individuale (blog, twitter, servizi di video sharing come YouTube ecc.) sia in una logica collettiva (wiki, social network ecc.) - è possibile, potenzialmente, dare spazio e rendere pubblica la propria “visione del mondo”. Se da un lato è quanto mai prioritario problematizzare e comprendere, attraverso i contributi della ricerca scientifica, il complesso e reciproco rapporto co-evolutivo che prende forma nell’interazione “uomo-tecnologia”, dall’altro, occorre evidenziare che all’apparente logica narcisistica che potrebbe sottostare all’uso delle suddette strumentazioni digitali (intesi sia come device sia come ambienti), si contrappone una logica “collettiva” in grado di amplificare le occasioni di confronto e dialogo, di costruzione partecipativa di significati e di cultura.

 

5. Tecnologie per l’inclusione

«Negli ultimi anni […] assistiamo all’emergere di ausili, software, ambienti “intelligenti” sempre più sofisticati e ideati allo scopo di ridurre un deficit di tipo fisico o cognitivo o più generalmente di migliorare la qualità della vita; tuttavia, […], appare sempre più evidente come a una maggiore quantità di tecnologie non corrisponda una migliore qualità della vita. (Ferrari, 2011).

A fronte di questo scenario, l’introduzione delle tecnologie digitali in ambito scolastico e universitario rappresenta un tema di rilevanza strategica che deve essere attentamente pianificato e governato all'interno di ogni contesto organizzativo (pubblico e privato). In questa direzione qualsiasi professionista dell'educazione dovrebbe acquisire adeguate competenze digitali che non riguardano solamente l’utilizzo tecnico-pratico di applicativi hardware e software, ma che devono necessariamente fare riferimento ad un chiaro quadro pedagogico e didattico (per fare un solo esempio si veda il framework europeo “DigCompEdu”, 2017). Come attivare processi inclusivi attraverso l'uso di tecnologie digitali? Quali attenzioni progettuali è necessario considerare? Risulta dunque fondamentale conoscere ambienti, strumenti e strategie che possono essere attivate per sostenere processi di inclusione didattica e sociale.

 

6. Peer instruction e questioning all’università

Nel marzo 2016, presso la Scuola di Lettere e Beni culturali dell’Università di Bologna, si è costituito un gruppo di ricerca interdisciplinare (composto da filosofi, antropologi, pedagogisti e semiologi) con l’obiettivo di promuovere la generazione di comunità di interesse e di pratiche, a livello di Ateneo, sul tema delle didattiche attive in campo universitario. La peer instruction è una tecnica di insegnamento interattiva resa popolare da E. Mazur alla fine degli anni ‘90. L’approccio della peer instruction ribalta completamente le dinamiche all’interno della classe. Il “ribaltamento” della didattica avviene attraverso: i) una ristrutturazione dell’organizzazione della lezione che viene incentrata su domande e non su una lezione esclusivamente frontale; ii) una ridefinizione del ruolo degli studenti in classe che interagiscono fra di loro e non più solo con il docente.