Foto del docente

Paola Bordandini

Professoressa associata

Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali

Settore scientifico disciplinare: SPS/04 SCIENZA POLITICA

Temi di ricerca

Parole chiave: fiducia capitale sociale cultura poltica qualità della democrazia responsiveness partiti politici metodologia delle scienze politiche e sociali

1) Fiducia, capitale sociale e qualità della democrazia: approfondimenti analitici in prospettiva comparata

2) Trasformazione dei partiti politici in Italia: culture politiche, strategie e organizzazioni

 

Nell'ambito di una cornice teorica fondata sui concetti di capitale sociale, fiducia, cultura politica e qualità della democrazia le mie principali linee di ricerca si articolano lungo due direttrici di lavoro. Da un lato si vogliono analizzare i mutamenti del sistema politico italiano partendo da un'analisi delle progressive metamorfosi – sul piano dell'organizzazione, dei riferimenti ideologico-culturali e della strategia politica – degli eredi dei due grandi partiti di massa italiani e dei nuovi attori partitici nati con la Seconda Repubblica, dall'altro approfondire una riflessione analitica sul concetto di fiducia e sul legame che esso instaura con il capitale sociale, la cultura politica e la qualità della democrazia.

Lungo la prima direttrice di analisi si tratta di esplorare le trasformazioni dei partiti italiani nel passaggio dalla prima alla seconda Repubblica e del sistema politico nel suo complesso. Il principale campo di osservazione è costituito innanzitutto dai cambiamenti indotti dalle trasformazioni sul piano della cultura politica e dei mutamenti delle regole elettorali ed istituzionali. Negli ultimi 20 anni il sistema partitico italiano è infatti molto cambiato. I tratti principali del processo di trasformazione sono stati: 1) aver prodotto, nei primi anni novanta, una brusca discontinuità, ovvero una rottura sistemica e una breve ma decisiva fase di atomizzazione; 2) aver dato luogo, nel suo odierno punto di arrivo, a un nuovo sistema partitico, il cui più specifico interesse empirico e teorico risiede nel fatto di fondarsi su due diversi tipi di unità costitutive: partiti e coalizioni e non più soltanto partiti. Interessante è anche il intreccio fra party system change e party change. Anche i partiti politici italiani hanno subito negli ultimi tre lustri profondi mutamenti: alla scomparsa di tutte le vecchie denominazioni e di altri elementi simbolicamente rilevanti ha corrisposto un cambiamento di aspetti cruciali dell'“ambiente operativo” dei partiti, soprattutto in termini di strategia politica e struttura della competizione. La linea di ricerca relativa ai partiti è stata perseguita soprattutto con riferimento ai partiti ex Pci (Pdci, Prc, Ds, Pd). Particolare attenzione si è posta al nesso fra risorse organizzative e cultura politica che in tali partiti caratterizza la politica infrapartitica e l'azione politica “esterna”. Si tratta di un approccio suscettibile di applicazione anche ai partiti eredi dell'altro partito subculturale italiano, la Dc. (Margherita, Udeur, Udc). Lo studio dei partiti si fonda dunque – come ho implicitamente illustrato – sulla combinazione di diversi fuochi di indagine: la strategia, legata alle regole del gioco, ma anche il terreno dell'organizzazione di partito e della cultura politica.

La seconda direttrice di analisi si concentra invece sulla possibilità di distinguere analiticamente il concetto di fiducia-affidabilità in due componenti diverse – la fiducia identitaria (fondata su premesse di valore, e quindi relativamente anelastica) e la fiducia razionale (fondata sull'esperienza diretta e più volatile) – allo scopo di studiarne le implicazioni in termini di qualità della democrazia, sia per il caso italiano sia in chiave comparata. Il concetto di fiducia può infatti essere letto attraverso due approcci molto diversi tra loro: in relazione agli schemi analitici tipici della rational choice, ad esempio, la fiducia è concepita come una risorsa strumentale, strettamente associata alla realizzazione di un evento, quindi connessa con prevedibilità e probabilità; in base all'approccio culturalista si parla invece di fiducia in termini simbolico-valoriali e in riferimento al senso di identità e di identificazione che suscita negli individui.

I temi della politica e della qualità delle democrazie che possono essere esplorati se offriamo un solido fondamento alla distinzione tra fiducia-come-calcolo e fiducia-come-affidamento sono di ampia portata; si pensi ad esempio alla crisi di fiducia di cui soffrono le istituzioni democratiche, alla riduzione delle coperture del welfare state e al progressivo calo della partecipazione politica che coinvolge l'insieme delle democrazie occidentali.

La fiducia identitaria rappresenta in particolare uno strumento analitico importante per lo studio del processo di democratizzazione e della democrazia di qualità (Morlino 2002), soprattutto per quegli autori che seguono un approccio di tipo culturalista. Il concetto di fiducia costituisce infatti il traid d'union tra capitale sociale e cultura politica. Esso consente infatti di comprendere quel passaggio che porta una comunità provvista di un elevato stock di capitale sociale ad essere dotata di una cultura politica capace di garantire integrazione, identità collettiva e legittimità istituzionale.

Come indicatore del capitale sociale, la fiducia alimenta la solidarietà reciproca, facilita la promozione di attività collettive e quindi la partecipazione politica e sociale. La fiducia generalizzata infatti porta gli individui a cooperare, ad adempiere ai propri compiti di fronte ad un impegno collettivo, nella convinzione che anche gli altri agiscano nello stesso modo (Cartocci 2002, 2007).

Come componente della cultura politica, un elevato grado di fiducia presiede invece al rendimento istituzionale, alla legittimità istituzionale e al legame tra istituzioni e cittadini, favorendo così la presenza di istituzioni capaci di rispondere in modo efficace alle domande della società civile e di assolvere quei principi di libertà e di maggiore eguaglianza propri di una democrazia di qualità.

Allo scopo di approfondire il legame tra queste dimensioni della democrazia di qualità e il ruolo che in esse ha la fiducia diffusa è centrale, su un piano empirico, un'analisi della diffusione della fiducia in chiave comparata e diacronica. Attraverso uno studio comparato è infatti possibile comprendere e chiarire i legami tra fiducia e alcune dimensioni della qualità della democrazia. Questo tipo di analisi deve essere sviluppata sia a livello micro (prendendo come casi della ricerca gli individui e come variabili indipendenti le variabili socio demografiche, l'orientamento politico, la percezione della performance economica etc., attraverso ad esempio i data base dell'Eurobarometro, dell'ISSP, dell'EVS, del WVS e dell'EES) sia a livello macro (prendendo come casi della ricerca i singoli paesi e come variabili indipendenti l'instabilità di governo e la performance istituzionale ed economica – ad esempio attraverso dati dell' OECD e dell'IMF).