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Maurizio Ascari

Ricercatore confermato

Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne

Settore scientifico disciplinare: L-LIN/10 LETTERATURA INGLESE

Coordinatore del Corso di Laurea in Lingue e letterature straniere

Curriculum vitae

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Dopo avere conseguito la laurea in “Lingue e letterature straniere” presso l'Università di Bologna nel marzo 1990 con una tesi su Henry James, ho frequentato un Dottorato di ricerca in anglistica presso l'Università di Firenze (1991-95), con la supervisione di Guido Fink. Accanto all'originario interesse per James, che ha trovato forma in traduzioni, cure, saggi e volumi, ho sviluppato in quegli anni una nuova traiettoria di ricerca focalizzata sulla letteratura criminale, da cui è nata la mia tesi di dottorato: “La leggibilità del male: genealogia del romanzo poliziesco e del romanzo anarchico”. Nel frattempo ho frequentato a Bologna un corso dal titolo “Literature in Translation”, tenuto da Tim Parks, traduttore e romanziere, e ho studiato come postgraduate presso l'Università del Kent, a Canterbury. Dal 1996 al 1998 ho fatto ricerca con un Postdottorato presso l'Università di Bologna, e ho quindi insegnato due anni (1998-2000) come professore a contratto di Letteratura inglese presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, dove ho preso servizio come ricercatore di Letteratura inglese nel 2000. Dopo un anno di attività nella Commissione VRA dell’Ateneo (2017-18), dall’ottobre 2018 sono Coordinatore del Corso di Studio in Lingue e Letterature Straniere del Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne. Tra le collaborazioni con altri atenei, segnalo il seminario di scrittura accademica che ho tenuto negli anni 2015 e 2017 presso la Scuola Superiore dell’Università di Catania.

Alla base della mia ricerca è il tentativo di mantenere uno sguardo bifocale sui fenomeni letterari, così da cogliere al contempo singolarità testuali e linee di sviluppo generali, combinando un atteggiamento di tipo storicista (fondato su una contestualizzazione socio-culturale e ideologica della letteratura, nonché sull’attenzione per i nessi causali e il divenire) con un interesse per la teorizzazione intesa come processo bottom-up, quindi un'elaborazione di modelli fondati sull’osservazione diretta dei fenomeni letterari e culturali. Questo atteggiamento critico si traduce nel tentativo di combinare una competenza di livello specialistico con uno sguardo che non rinuncia ad abbracciare diversi ambiti cronologici e di genere in modo contrappuntistico.

Negli anni successivi al 2000 ho approfondito in modo particolare lo studio della "crime fiction", dapprima grazie a contatti con studiosi dell’Università di Cardiff come Stephen Knight, Martin Kayman, Heather Worthington e Claire Gorrara, e più di recente con studiosi australiani come Alistair Rolls e Jesper Gulddal. Questa attività di ricerca si è concretizzata in numerosi saggi pubblicati in sedi internazionali, nella cura di volumi, nella partecipazione a convegni internazionali, in lezioni e conferenze presso università straniere, e ancora nella monografia A Counter-History of Crime Fiction (Palgrave, 2007), che ha ottenuto una Nomination per gli Edgar Awards americani nella categoria "Best Critical/Biographical". Dalla mia riflessione sulla letteratura come sistema di generi letterari è nato un articolo che ha suscitato un vivace dibattito critico: “The dangers of distant reading: reassessing Moretti’s approach to literary genres” (Genre, 2014).

Ho maturato in anni recenti una crescente curiosità per il romanzo contemporaneo, studiato secondo una prospettiva transculturale e planetaria. Credo infatti che per comprendere il presente sia necessario ripensare le categorie teorico-critiche del Postmodernismo e del Postcoloniale. Anche se riconoscere l’importanza di queste prospettive metodologiche resta fondamentale, ovviamente, e sviluppare nuovi strumenti concettuali è tutt’altro che facile, come mostra l’attuale dibattito intorno alla categoria di World Literature(s), si sente il bisogno di esplorare approcci ermeneutici in sintonia con l'estrema mobilità del presente. Questa necessità si è tradotta per me in un interesse per il concetto di transcultura (Epstein), che consente di porre l’attenzione al contempo sulla questione dei confini (in termini di nazione, cultura, lingua, identità, genere sessuale e genere letterario) e del loro attraversamento (in relazione a fenomeni di migrazione, espatrio, contaminazione creativa, traduzione, circolazione transnazionale e globale). Studiare gli incontri e le dinamiche transculturali è un atteggiamento culturale e politico che pone l’enfasi sull’individuo piuttosto che sulla comunità (con le sue proiezioni/pretese di omogeneità), contribuendo a liberare l’individuo stesso dalla costrizione di affiliazioni socio-culturali preconcette, e riconoscendo al contempo il complesso posizionamento di ogni singolo individuo all’interno del panorama socio-culturale contemporaneo. Ho esplorato alcuni aspetti di questi fenomeni in Literature of the Global Age: A Critical Study of Transcultural Narratives (2011), e questo interesse per il carattere complesso e conflittuale delle dinamiche globali di oggi è stato anche al centro del convegno internazionale Global F(r)ictions, che ho organizzato nel 2018 presso l’Università di Bologna insieme a Rita Monticelli e Giuliana Benvenuti.

Accanto a questo interesse per il contemporaneo, ho mantenuto un’attenzione per la letteratura della prima età moderna, percorso di ricerca che si è tradotto in un impegno concreto all’interno di IASEMS, l’Italian Association of Shakespearean and Early Modern Studies, nel cui direttivo sono stato attivo dal 2009 al 2015. Questo impegno si è concretizzato nella realizzazione di numerose attività scientifiche, tra cui i sei convegni annuali dell’Associazione tenuti presso diverse sedi universitarie, e in parallelo sei Postgraduate Conferences ospitate dal British Institute di Firenze. La mia ricerca in ambito early modern spazia dalla letteratura criminale (“The Shades of a Shadow: Crime as the Dark Projection of Authority in Early Modern England”, Critical Survey, 2016) alla formazione del canone letterario inglese, in particolare le dinamiche memoriali legate al Poets' Corner dell'Abbazia di Westminster, come mostra “Monumental Chaucer: Print Culture, Conflict, and Canonical Resilience” (The Chaucer Review, 2018). In parallelo ho continuato a studiare la letteratura di viaggio, concentrandomi sul ruolo del Grand Tour nel processo di formazione dell'identità europea e sul viaggio come osservatorio antropologico sull'alterità e occasione di ibridazione transculturale. Si veda in proposito “The Rise of the Grand Tour: Higher Education, Transcultural Desire and the Fear of Cultural Hybridisation” (Linguae &, 2015).

Ho continuato infine a coltivare il mio originario interesse per lo sviluppo della prose fiction nel periodo compreso tra fine Otto e inizio Novecento (la fase di transizione tra estetismo, impressionismo, post-impressionismo e modernismo), spostando il fulcro della mia ricerca dalle figure di Henry James e Walter Pater a quella di Katherine Mansfield, anche nell’intento di scandagliare ulteriormente gli scambi tra letteratura, arti e media. Questo filone di studi si è concretizzato in numerosi saggi apparsi in sedi internazionali, nella cura di due raccolte di racconti – Il nido delle colombe (2002) e Felicità (2004) –, nella partecipazione a convegni internazionali, anche come keynote speaker, e in un volume intitolato Cinema and the Imagination in Katherine Mansfield's Writing (2014).

Per ulteriori informazioni, si veda il curriculum allegato.