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Ira Torresi

Professoressa associata

Dipartimento di Interpretazione e Traduzione

Settore scientifico disciplinare: L-LIN/12 LINGUA E TRADUZIONE - LINGUA INGLESE

Coordinatrice del Corso di Laurea Magistrale in Interpretazione

Temi di ricerca

Parole chiave: Interpretazione James Joyce Semiotica Visiva child language brokering (CLB) Traduzione Genere Pubblicità

Traduzione pubblicitaria e promozionale con particolare riferimento ad aspetti culturali e semiotici; semiotica visiva e traduzione in generale; aspetti di genere negli studi sull'interpretazione; genere e pubblicità; traduzione joyciana; identità italoamericana/e; child language brokering.


L'attività di ricerca ha riguardato principalmente quattro aree: 1) gli studi sulla traduzione (con particolare riferimento alla pubblicità), 2) lo studio dell'interpretazione nel suo contesto socio-culturale e di mercato, 3) gli studi di genere, 4) lo studio dell'identità italoamericana. Tali aree sono fortemente correlate tra loro, il che giustifica la trattazione delle stesse opere in più di una sezione, sotto angolazioni di volta in volta differenti.


1) La traduzione

 

Il primo approccio agli studi sulla traduzione è avvenuto in seguito ai risultati della ricerca culminata nella tesi di laurea, nonostante questa non vertesse direttamente su aspetti traduttivi. Tale tesi ha ottenuto la dignità di stampa ed è stata svolta sotto la supervisione delle Prof.sse R.M. Bollettieri Bosinelli e L. Salmon Kovarski. Incentrata su pubblicità a stampa di prodotti per l'igiene personale e domestica, si avvaleva di tre corpora raccolti in Italia, Gran Bretagna e Russia alla fine degli anni '90. I materiali sono stati analizzati utilizzando non solo gli strumenti della linguistica, ma anche della semiotica visiva (soprattutto la Visual Grammar di Kress e Van Leeuwen). La differenza riscontrata nei benefits associati ai prodotti reclamizzati ha evidenziato sostanziali diversità nell'articolazione del concetto di pulizia nei tre ambiti considerati, con importanti implicazioni socioculturali e di genere che a loro volta generavano problemi traduttivi, trattati con maggiore dettaglio in una versione ridotta e profondamente rivista della tesi, apparsa su un numero speciale di The Translator dedicato alla traduzione pubblicitaria, curato da Beverly Adab e Cristina Valdés (refereed in doppio cieco e con abstract inserito nei TSA). I risultati della tesi sono anche stati esposti in due precedenti lezioni in lingua inglese, tenute presso la SSLMIT nel 2001. In virtù di questi pregressi, nel 2004, durante una conferenza sui linguaggi pubblicitari presso il dipartimento SITLeC di Forlì, ho presentato due volumi della Dott.ssa Cristina Pennarola sul linguaggio pubblicitario britannico.

            L'importanza della creazione e perpetuazione di stereotipi, desideri e paure fortemente culture-specific in pubblicità, e l'insufficienza di una traduzione strettamente intrasemiotica per veicolarli attraverso sistemi culturali diversi, sono state sottolineate anche nell'intervento al convegno Betwixt and Between (Belfast 2005) e nell'articolo selezionato per la pubblicazione negli atti dello stesso, refereed in doppio cieco, a cura di Stephen Kelly e David Johnston (2007). Nell'articolo, intitolato “Translating Dreams Across Cultures: Advertising and the Localization of Consumerist Values and Aspirations”, si inserisce in una prospettiva storica il passaggio dalla prevalenza del visivo sul verbale e del ricorso a paure e ambizioni viscerali sulla semplice esposizione di informazioni sul prodotto, individuando il principale fattore di svolta nell'applicazione della psicologia motivazionale alla pubblicità. Queste considerazioni hanno occupato un posto di rilievo nella trattazione della traduzione pubblicitaria nel seminario in lingua inglese “Translating print advertisements” tenuto all'Università di Macerata nel 2005.

            Tali esperienze già incorporavano anche i risultati della ricerca sul ruolo degli elementi visivi nella traduzione pubblicitaria, portata avanti in un articolo refereed in doppio ciecodal titolo “Translating the Visual. The Importance of Visual Elements in the Translation of Advertising across Cultures” (negli atti della prima conferenza IATIS a cura di Dorothy Kenny e Kyongjoo Ryou). Attraverso tre case studies, l'articolo afferma che, contrariamente a quanto si dia normalmente per scontato, nella realtà della localizzazione pubblicitaria la traduzione (intesa nel suo senso più ampio) non avviene solo a livello verbale ma coinvolge tutti i livelli del testo, compresi quelli visivi come (per la réclame a stampa) immagini, grafica e layout. Questi argomenti sono ulteriormente approfonditi in un articolo refereed in doppio cieco pubblicato nel 2008 in Meta, dal titolo “Advertising: A Case for Intersemiotic Translation”. In questo contributo si esaminano le possibili cause della tradizionale esclusione del livello visivo dal campo d'azione del/la traduttore/trice, proponendo nuovi materiali originali non solo pubblicitari, ma anche provenienti da pubblicazioni non-fiction, che denunciano la natura del tutto artificiale di tale esclusione. L'importanza degli elementi visivi nella traduzione pubblicitaria è stata anche oggetto di una poster presentation alla conferenza FIT 2005, nonché di un intervento ad un convegno specifico tenuto a Civitanova nel maggio 2007 e del contributo per i relativi atti (2008).

            L'attenzione per gli elementi visivi e la comparazione degli stereotipi che emergono da corpora di pubblicità raccolti in vari paesi si combinano a una disamina dei ruoli di genere in culture diverse nell'articolo “How do ‘man' and ‘woman' translate? Gender images across Italian, British and American print ads”, che raccoglie alcuni risultati scaturiti da un assegno di ricerca e pubblicato nel 2011 da Continuum, dopo selezione e refereeing in doppio cieco, nel volume Words, Images and Performances in Translation a cura di R. Wilson e B. Maher (vedi anche sezione 3). L'articolo è un'elaborazione della relazione omonima tenuta al III convegno IATIS all'Università di Melbourne nel luglio 2009. Una riflessione approfondita sul modo in cui la pubblicità elabora e trasforma gli stereotipi culturali per poi ridiffonderli nella società di riferimento nella forma ad essa più conveniente, operazione che eleva ulteriormente il grado di competenza culturale richiesto ai traduttori pubblicitari, è stata presentata in un keynote speech alla conferenza annuale della Portsmouth University sulla traduzione, edizione 2010.

            Gli esiti delle ricerche sugli aspetti culturali ed intersemiotici della traduzione pubblicitaria e promozionale sono stati condivisi con gli studenti del corso Lingua Inglese III-Modulo A (traduzione pubblicitaria) del CdL in Mediazione linguistica dell'Università di Macerata, di cui sono stata titolare negli AA 2006-07, 2007-08 e 2008-09, nonché dei seguenti corsi del CdL in Comunicazione interlinguistica applicata della SSLMIT di Forlì: Lingua inglese III (prima lingua), di cui sono stata titolare nell'AA 2007-08, Traduzione in italiano dall'inglese II (prima lingua; titolarità per gli AA 2007-08 e 2008-09) e Traduzione tra l'italiano e l'inglese I (prima lingua, AA 2008-09).

            A coronamento dell'attività di ricerca, didattica e professionale sulla traduzione pubblicitaria, ho stilato su invito delle curatrici la voce “Advertising” della seconda edizione della Routledge Encyclopedia of Translation Studies (2008). In questo contributo si dà conto dei principali scritti pubblicati sulla traduzione pubblicitaria, dividendone le metodologie di indagine in approcci legati al solo livello verbale, approcci multimodali e intersemiotici, e approcci culturali. È inoltre del 2010 il volume Translating Promotional and Advertising Material, per la serie “Translation Practices Explained”, su invito della curatrice della collana D. Kelly e dietro contratto con la casa editrice St. Jerome. Il libro espone i risultati di anni di ricerche e di pratica professionale nel campo della traduzione promozionale e pubblicitaria, applicati e sperimentati nella pratica didattica con classi di diverso numero e diverse competenze (v. capoverso precedente). Si rivolge principalmente a studenti di corsi di traduzione ma anche a traduttori professionisti e a tutti gli operatori di marketing che si trovano a dover adattare, creare o supervisionare campagne promozionali e pubblicitarie internazionali. Il volume è stato presentato all'Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Brescia, nel maggio 2011.

Sempre l'interesse verso la traduzione pubblicitaria, più in dettaglio verso come significati costruiti non solo tramite elementi verbali ma anche visivi possano essere trasposti tra lingue e culture diverse, mi ha spinto a presentare domanda alla European Science Foundation per uno ESF Exploratory Workshop su Visual Communication in Contemporary European Societies. Shaping Identities, Citizenship, Communities, Inclusion Strategies. Lo scopo del workshop, a cui hanno partecipato 16 esperti da 9 paesi europei, è stato quello di esplorare il contributo della comunicazione visiva nelle società europee, con la possibile ricaduta futura di una partecipazione congiunta a un programma europeo (7PQ, COST…). La proposta ha ottenuto dalla ESF il finanziamento di 14.000 euro a copertura delle spese relative al seminario e alla partecipazione di tutti gli invitati, e il workshop è stato tenuto al  SITLeC ad aprile 2011.

Di taglio invece incentrato esclusivamente sulla traduzione degli elementi verbali della promozione turistica, e in particolare su alcuni accorgimenti utilizzati per rendere i realia tantum comprensibili al potenziale turista di altra lingua e cultura, ma preservandone l'unicità che li rende appetibili, è stato l'intervento tenuto a ottobre 2011 alla conferenza Specialized Communication in Tourism, Alghero.

 

 

            L'approccio interdisciplinare alla traduzione intersemiotica di testi multimodali è stato sperimentato anche al di fuori dell'ambito pubblicitario. Questo approccio, non più applicato alla traduzione intesa in senso strettamente interlinguistico ma piuttosto intralinguistico e intersemiotico, è evidente nelle analisi svolte su materiale cinematografico, trattato, oltre che nei lavori descritti più sotto al punto 4, nel dossier “Reflections on M. Night Shyamalan's The Village”, pubblicato nel 2006 sulla rivista online mediAzioni e di cui sono co-curatrice, oltre ad aver contribuito con l'introduzione, scritta a quattro mani con R. Baccolini, e con un articolo sull'espressione verbale e visiva del concetto di confine nel film in questione. Altro campo di applicazione delle teorie sulla traduzione intralinguistica e intersemiotica è il romanzo grafico, oggetto di una ricerca nell'ambito del progetto pluriennale “La traduzione come luogo di incontro-scontro”, i cui primi risultati sono stati esposti in occasione della conferenza omonima tenuta a Forlì ad aprile 2007. Infine, è di prossima uscita per Springer un capitolo di un trattato su diritto e studi visivi e culturali, dedicato a una comparazione del ruolo delle immagini fotografiche e filmate nel sistema penale, nei documenti d'identità e nella stampa, negli ordinamenti anglosassoni di common law e in Italia.

 

            Una più recente area di interesse all'interno degli studi sulla traduzione è costituita dalla traduzione delle opere di Joyce, viste come banco di prova per le teorie venutiane su strategie addomesticanti ed estranianti, per la traduzione funzionalista della Skopostheorie e per la polysystem theory di Even-Zohar. Questo interesse ha portato alla partecipazione alla 2008 James Joyce Graduate Conference di Roma con un intervento la cui versione ampliata e rivista è stata pubblicata nel numero 2007 di Papers on Joyce.

            Altro esito di quest'area di interesse è la curatela, con R.M. Bollettieri, del volume Joyce and/in Translation (Roma, Bulzoni, 2007), per il quale, oltre ad aver tenuto i contatti con tutti gli autori, è direttamente responsabile della stesura delle pp. 10-15 dell'introduzione e della curatela degli articoli alle pp. 17-134. Una seconda curatela in questo ambito, sempre con R.M. Bollettieri, è stata quella del dossier “Joycean Collective Memories”, in mediAzioni n. 6, 2010, a cui le due curatrici hanno contribuito con un articolo in cui elementi di scienza della traduzione vengono utilizzati in funzione dell'analisi dell'elemento della memoria e delle sue commistioni con gli aspetti linguistici della scrittura joyciana. Sempre nel filone della traduzione come mezzo di diffusione e costruzione della memoria (di un autore, di un'opera, dei suoi contenuti) si introduce la presentazione al simposio joyciano mondiale di Praga del 2010, i cui si applica la polysystem theory alle sorti della traduzione italiana di Ulysses. La stessa teoria, combinata con gli approcci funzionalisti e le teorie di Venuti, viene applicata alla traduzione di De Angelis nella lecture presentata alla Trieste Joyce School 2010, per rivelare come la scienza della traduzione possa offrire un metodo di analisi testuale che getta luce sull'originale oltre che sulla sua ricezione lontano dal luogo di origine. Costituisce un'ulteriore espansione della stessa linea d'analisi anche la presentazione alla conferenza del PALA 2010, in cui si prendono in esame le sorti delle traduzioni rumena e italiana di Ulysses all'interno dei rispettivi “polisistemi” letterari e culturali. Tale indagine è stata continuata anche nella relazione presentata alla conferenza Research Models in Translation Studies II, Manchester 2011 e sarà esposta in un saggio all'interno di un numero monografico della rivista Translation Studies della Routledge.

            La recensione del libro di Marco Camerani Joyce e il cinema delle origini: Circe (2009) ha poi consentito di coniugare l'interesse verso l'Ulisse di Joyce con quello per la traduzione intersemiotica, in questo caso i rimandi del romanzo al cinema dei primi del Novecento. Altra occasione per unire questi due campi di indagine è stato il paper “‘What is home without...': the construction of ‘home' in food advertisements” presentato con R.M. Bollettieri al XXIV convegno dell'AIA (2009), in cui si rivela come gli stereotipi (anche di genere) legati all'immagine della casa in alcune réclame contemporanee, italiane e statunitensi, non siano troppo dissimili da quelli presenti nella pubblicità della Plumtree's Potted Meat riportata nell'Ulisse di Joyce, e più in generale in tutto il romanzo.

 

Un ulteriore contributo alla ricerca traduttologica, questa volta non specificamente in ambito pubblicitario, intersemiotico o letterario, è costituito dalla traduzione di “Proposal for a Hieronymic Oath” di Andrew Chesterman, originariamente pubblicato su The Translator, pubblicata nel manuale La traduzione: teorie e metodologie a confronto a cura di Mirella Agorni (2005). La traduzione è corredata da un commento all'articolo, in cui si esaminano alcune discrepanze tra l'etica professionale proposta da Chesterman e la pratica della traduzione non editoriale, con particolare riferimento al mercato italiano e al ruolo delle agenzie di traduzione. Un'altra traduzione che costituisce un contributo alla traduttologia italiana è quella di “Reframing Conflict in Translation” di Mona Baker, articolo di impronta narratologica, in Oltre l'Occidente: traduzione e alterità culturale a cura di R.M. Bollettieri ed E. Di Giovanni (2009). Anche questa traduzione è corredata da un commento.

 

Inoltre, la ricerca svolta in ambito traduttologico si affianca a una continuativa attività professionale in vari settori, da quello editoriale a vari campi specialistici. Di particolare interesse sono le traduzioni pubblicate nella Storia della Shoah della UTET (2005-06): il progetto enciclopedico ha infatti consentito lo sviluppo di una spiccata capacità di team-working (come già era stato per La Storiadell'Umanità DeAgostini nel 2001-03), ponendo di fronte non solo alle problematiche della traduzione vera e propria ma anche a quelle di un primo livello di revisione. Inoltre, la traduzione di libri illustrati o fotografici ha significativamente contribuito all'accostamento alla traduzione intersemiotica, non solo come interesse di ricerca ma anche come esigenza professionale. Lo stesso si applica a un volume sull'architettura di Renzo Piano, in cui la competenza tecnica si è necessariamente dovuta misurare con le dettagliate immagini a corredo dell'opera. Infine le due traduzioni dal russo, rispettivamente di un saggio letterario di Solženicyn (2008, di cui La Repubblica ha pubblicato alcuni estratti dopo la morte dell'autore) e della versione integrale del romanzo Sanin di M. Arcybašev (2009, recensita da Il Manifesto), hanno consentito di conoscere dall'interno i meccanismi della traduzione per l'editoria in ambito narrativo oltre che enciclopedico e saggistico.

 

2) L'interpretazione nel suo contesto socio-culturale e di mercato

 

La ricerca sull'interpretazione si è concentrata su quattro aspetti. Un primo aspetto, di natura prevalentemente teorica, è quello delle (scarse) aperture degli studi sull'interpretazione (Interpreting Studies) nei confronti degli studi culturali e di genere (Cultural and Gender Studies). Il secondo aspetto, che si configura come prettamente pratico, è quello dell'associazionismo nell'ambito della categoria professionale degli interpreti e traduttori. Il terzo aspetto verte sull'adattabilità degli strumenti della sociolinguistica allo studio degli eventi mediati ed è strettamente legato al quarto ed ultimo aspetto, la mediazione ad hoc di incontri istituzionali ad opera di bambini ed adolescenti.

            Il primo aspetto è stato trattato in maniera approfondita in una review-essay pubblicata sulla rivista  mediAzioni nel 2005. In tale saggio ho dato conto della letteratura esistente fino ad allora in merito all'importanza del genere in interpretazione, con particolare riferimento a due opere recenti: (a) Weber, Orest, Pascal Singy and Patrice Guex (2005). “Gender and Interpreting in the Medical Sphere: What is at Stake?” e (b) Verdini, Agostina (2004). La resa in interpretazione consecutiva: donne e uomini confronto (tesi di laurea presso la SSLMIT di Forlì, in mancanza di opere pubblicate su genere e interpretazione di conferenza). Si è riscontrato come riguardo all'apertura non solo verso gli studi di genere, ma nei confronti degli studi culturali in generale, si possa individuare una frattura all'interno degli studi sull'interpretazione, tanto da giustificare una trattazione separata degli studi sull'interpretazione di trattativa (Community Interpreting Studies), attualmente maggiormente orientati verso un approccio interdisciplinare, e di quelli sull'interpretazione di conferenza (Conference Interpreting Studies). In particolare, negli studi sull'interpretazione di trattativa l'enfasi posta sulla neutralità dell'interprete dalle associazioni professionali e da alcuni autori, in qualità di requisito fondamentale per determinare la professionalità della figura dell'interprete, è stata da tempo confutata proprio sulla base di riletture del ruolo professionale e di studi empirici improntati alla ricerca sociologica o sociolinguistica (si veda anche sotto). Lo stesso, tuttavia, non accade per l'interpretazione di conferenza, tuttora principalmente concentrata nella determinazione della qualità della resa o nello studio di elementi linguistici inerenti al testo interpretato, piuttosto che al contesto sociale, economico, culturale in cui ha luogo l'evento mediato (pubblicata nella rivista on line mediAzioni del dipartimento SITLeC).

Il secondo aspetto dell'area dell'interpretazione riguarda l'associazionismo di categoria a livello nazionale e locale. In particolare, nell'articolo “On the Complementarity of National- and Local-Level Interpreters' and Translators' Associations in Italy”,  pubblicato negli atti del convegno FIT 2005, attraverso l'analisi delle attività e della natura di associazioni nazionali (AITI, ANITI e Assointerpreti) e locali (TradInFo) si giunge alla conclusione che le prime sono sicuramente più autorevoli e possono in certo modo supplire alla mancanza di un albo professionale garantendo certi standard qualitativi dei loro membri attraverso esami o criteri di ammissione. D'altronde, associazioni più piccole possono offrire corsi maggiormente rispondenti alle necessità dei membri e del mercato, limitando al contempo i costi operativi, e inoltre permettono di stabilire reti di collaborazione importanti sia dal punto di vista interpersonale che professionale. In questo senso, l'articolo può rientrare più in generale nel discorso sull'apertura dell'interpretazione – intesa come pratica professionale, e non più come Interpreting Studies – al contesto sociale in cui avviene l'evento mediato.

Il terzo aspetto delle ricerche sull'interpretazione, relativo alla sociolinguistica nell'ambito degli Interpreting Studies, è stato trattato in una literature review presentata al convegno TILS 2008 e pubblicata negli atti del convegno nella collana Lingua, traduzione, didattica della FrancoAngeli, in cui si argomentava come gli strumenti propri della sociolinguistica quali questionari, interviste, e focus group complementino efficacemente l'analisi conversazionale e del discorso per analizzare l'evento mediato nel suo contesto. Si è anche sottolineato come, se l'approccio sociolinguistico è stato ampiamente adottato nel discorso sulla neutralità dell'interprete di trattativa, lo stesso non si possa affermare per l'analisi dell'interpretazione di conferenza, che con pochissime recenti eccezioni è ancora vista come legata al prodotto e non al processo interpretativo.

Nel quarto e ultimo aspetto l'approccio sociolinguistico trova applicazione pratica nel lavoro svolto nell'ambito del progetto strategico di ateneo “Interpretazione e mediazione istituzionale ad opera di piccoli utenti in Emilia-Romagna (e in Italia) – IN MEDIO PUER(I)”, coordinato dalla Dott.ssa Rachele Antonini. Dopo aver partecipato alla stesura dei questionari e modelli-pilota di intervista tesi a sondare l'estensione e la percezione del fenomeno della mediazione ad opera di bambini presso le istituzioni locali, ho collaborato attivamente alla loro somministrazione, in particolare presso funzionari, operatori di sindacati/patronati e medici di base forlivesi. Nel 2010 ho contribuito a un numero monografico di mediAzioni dedicato al Child Language Brokering con un articolo scritto insieme a Letizia Cirillo e Cristina Valentini sulla percezione del CLB da parte delle istituzioni che si trovano ad affrontare tale realtà. I contenuti di tale contributo erano in precedenza stati presentati alla III conferenza IATIS a Melbourne (2009) e sono stati esposti anche in italiano, in versione modificata, ad una giornata di studio sulla mediazione linguistica e culturale non professionale tenuta a Forlì a gennaio 2011. Insieme a Letizia Cirillo, ho anche presentato al Critical Link del 2010 i risultati di interviste somministrate a medici di base e operatori della sanità pubblica. Dopo selezione e refereeing in doppio cieco, l'articolo che riprende ed espande i contenuti della presentazione sono in stampa per John Benjamins nel volume degli atti della conferenza.

            Va specificato che l'attività di ricerca nel campo dell'interpretazione è corroborata non solo da un'istruzione specifica (Laurea in Interpretazione di Conferenza presso la SSLMIT di Forlì), ma anche da una esperienza lavorativa continuativa in tutte le principali modalità di interpretazione, per cui si rimanda alla sezione “Attività professionale”. Per quanto riguarda la didattica, ho maturato esperienza nelle seguenti materie di insegnamento presso la SSLMIT di Forlì (tutte dall'inglese in italiano): interpretazione consecutiva (1 annualità nel 2003-04, corso di laurea quadriennale), simultanea e consecutiva (2 annualità, 2005-06 e 2006-07, corso di laurea specialistica) e di trattativa (2 annualità nel corso di laurea di primo livello, di cui l'AA 2003-04 sulla trattativa commerciale e l'AA 2004-05 sulla trattativa giuridica e per i servizi pubblici). Inoltre nell'AA 2008-09, 2009-10, 2010-11, 2011-12 ho insegnato Tecniche di interpretazione tra l'inglese e l'italiano al primo anno del corso di laurea magistrale in interpretazione. Negli anni 2010-11 e 2011-12 ho anche tenuto, con Mariachiara Russo, una lezione sul paradigma socio pragmatico in interpreting studies agli studenti del corso di Teoria dell'interpretazione.

            Prima di svolgere attività didattiche, sono stata tutor di interpretazione inglese nel 2000-01, e, ancora studentessa, per due anni ho fatto parte dello staff dello Studio Interpreti della SSLMIT, gestito da Gabriele Mack. Per quanto riguarda l'associazionismo di categoria, sono stata socio fondatore, ex vicepresidente ed ex membro del consiglio direttivo di TradInFo, associazione di interpreti e traduttori forlivesi.

 

3) Gli studi di genere

 

Questa area di ricerca si colloca trasversalmente rispetto alle altre; è stata inoltre affiancata dall'attività didattica, con seminari didattici su genere e pubblicità tenuti nel 2003 e 2004 nell'ambito del corso di Metodologia degli Studi Multiculturali e di Genere presso la SSLMIT, di cui è tuttora titolare la Prof.ssa Baccolini, successivamente evolutisi in moduli veri e propri da 10 ore l'uno, ripetuti ogni anno a partire dal 2004-05. Un resoconto di tali corsi e seminari è stato fornito nel corso del convegno Le dimensioni del tradurre, Forlì 2003.

            L'approfondimento dell'interazione tra studi di genere e studi sull'interpretazione è stato già trattato nella seconda sezione. Profondamente improntata agli studi di genere è stata anche la ricerca sulla pubblicità, con elementi che sono emersi spontaneamente nel corso dell'analisi dei materiali della tesi di laurea e dei lavori da essa derivati (si veda la sezione 1). Una disamina più sistematica della letteratura su genere e pubblicità, nonché sull'apporto fornito all'analisi delle réclame da varie discipline (sociologia della comunicazione, linguistica, semiotica e semiotica visiva, psicologia, cultural studies), si trova invece nel saggio pubblicato nel manuale Le prospettive di genere: discipline soglie confini, a cura di Raffaella Baccolini (2005). Questo lavoro, che si conclude con un case study che illustra l'interazione tra copy verbale e dimensione visiva di una campagna a stampa che infrange, seppur sottilmente, gli stereotipi dominanti riguardo ai ruoli di genere, ripercorre anche la storia della critica femminista alla réclame. Si nota in particolare come la situazione italiana sia stata e sia tuttora profondamente diversa rispetto a quella di paesi come gli Stati Uniti, in cui alla riflessione teorica sull'immagine della donna in pubblicità si accompagna un attivismo che denota una presa di coscienza del proprio essere non solo diverse dagli stereotipi, ma anche soggetto politico forte.

            L'approfondimento degli studi su genere e pubblicità è stato proseguito nel periodo dall'1/8/05 al 31/7/07, con un assegno di ricerca annuale sulla “Lettura in chiave di genere della comunicazione pubblicitaria gender-specific”, sotto la supervisione della Prof.ssa Raffaella Baccolini (Dipartimento SITLeC, Università di Bologna). Il progetto di ricerca si proponeva di “mappare”, attraverso l'analisi di un corpus di 24 riviste maschili e femminili (8 per ogni nazione presa in esame: Italia, Regno Unito e Stati Uniti), la raffigurazione della donna e dell'uomo nelle pubblicità a stampa, tenendo conto anche dell'interazione testuale tra réclame e rivista. I primi risultati di tale studio sono stati presentati alla III conferenza IATIS a Melbourne nel 2009 e sono stati pubblicati presso Continuum nel volume Words, Images and Performances in Translation a cura di Rita Wilson e Brigid Maher, 2011. L'articolo prende in esame il ruolo della donna-giudice nella rappresentazione normativa della mascolinità da parte delle réclame raccolte nelle riviste maschili, sottolineando le somiglianze e le differenze culturali tra i tre corpora, il che lo rende rilevante anche per gli studi sulla traduzione (vedi sezione 1). Tale linea di indagine è stata espansa anche nella mia presentazione allo ESF exploratory workshop da me organizzato nell'aprile 2011.

            Lo stesso studio degli stereotipi culturali e di genere veicolati dalla pubblicità in prospettiva comparativa si ritrova, con specifico riferimento alla figura della homemaker nelle réclame contemporanee italiane e statunitensi, nell'articolo “The (Gendered) Construction of ‘Home' in Contemporary Italian and US Food Advertising: Or, What Is Home Without a Mother?”, in Minding the Gap: Studies in Linguistic and Cultural Exchange for Rosa Maria Bollettieri Bosinelli, a cura di R. Baccolini, D. Chiaro, C. Rundle e S. Whitsitt (BUP 2011).

 

            Un diverso campo di applicazione della ricerca nell'area dei gender studies è costituito dalla rappresentazione filmica dei ruoli di genere nella comunità italoamericana, che costituisce un elemento di spicco della tesi di dottorato e di pubblicazioni di cui si darà più ampia trattazione al punto 4. In particolare, si è rilevato come nel cinema statunitense degli anni '90 la società italoamericana sia ancora raffigurata come sostanzialmente sessista e conservatrice per quanto riguarda i ruoli di genere, i quali sullo schermo sono spesso stereotipati o oggetto di caricatura. Ciò emerge chiaramente dalla rappresentazioni filmiche della preparazione del cibo, tematica di per sé fondamentale nella costruzione dell'identità italoamericana, e oggetto di un articolo pubblicato nella rivista Prospero meglio descritto nella sezione successiva.

             

4) L'identità italoamericana

 

Lo studio dell'identità italoamericana è stato iniziato nel corso del Dottorato di ricerca in Lingua inglese per scopi speciali dell'Università di Napoli Federico II, culminato nella tesi in inglese Stereotypical Traits of Italian-Americanness in the American Cinema of the 1990s, a cui la commissione d'esame ha assegnato il giudizio di eccellenza. L'obiettivo era quello di individuare, in film di genere diverso (dalla commedia al dramma di mafia), i tratti comuni che individuavano determinati personaggi come italoamericani. Questi tratti si definivano “tratti stereotipici” indipendentemente dalla loro effettiva concordanza o discordanza rispetto alla realtà di vita nella comunità italoamericana fuori dallo schermo, ma in virtù del fatto che la rappresentazione cinematografica si serve proprio di tali tratti ricorrenti per rendere determinate figure o ambienti immediatamente riconoscibili come italoamericani. Per l'individuazione dei tratti stereotipici si sono utilizzati prospettive, metodologie e strumenti diversi, sempre in chiave qualitativa: linguistica e sociolinguistica (ad esempio, fonetica, morfologia, grammatica, lessicologia e sintassi per la trattazione degli usi non-standard dell'inglese americano; prossemica e analisi del discorso, coadiuvate dallo strumento della trascrizione multimodale, per la trattazione delle strategie retoriche); sociologia e cultural studies per l'analisi del ruolo del cibo, dei valori morali e dello stile. I risultati riguardanti l'importanza del cibo, in particolare, sono stati discussi nell'articolo “Identity in a Dish of Pasta: the Role of Food in the Filmic Representation of Italian-Americanness”, pubblicato nel 2004 sulla rivista Prospero inserita nella rete MLA, e in un intervento al convegno L'appetito vien leggendo, Trieste 2005.

            Anche gli aspetti linguistici e retorici sono stati esposti durante il convegno Discourse Analysis and Contemporary Social Change (Palermo 2005), nei cui atti è comparso l'articolo “Quick Temper, Hot Blood: The Filmic Representation of Italian-American Speech and Rhetorical Strategies”. L'articolo, che verte sul tratto stereotipico dell'aggressività verbale e retorica attribuita agli italoamericani nel cinema statunitense degli anni '90, si divide in due parti. La prima, più prettamente linguistica, sottolinea come gli italoamericani vengano solitamente associati a un linguaggio più volgare e volutamente offensivo di quello fatto utilizzare ad altri gruppi etnici rappresentati negli stessi film. Nella seconda parte, si utilizza la tecnica della trascrizione multimodale per evidenziare come anche gli elementi cinematografici non verbali (tono, volume, ritmo dell'eloquio, ma anche inquadrature e movimenti di camera) contribuiscano a rappresentare l'italoamericano come un essere illogicamente testardo, che vuole aver ragione a tutti i costi. Proprio su questa metodologia e sulla sua applicabilità nell'ambito di ricerche di dottorato ho tenuto un seminario all'Università di Napoli Federico II, nel 2004.

            Sempre dall'esperienza della tesi di dottorato scaturisce il contributo al saggio “Visual and Verbal Aspects of Otherness: From Disney to Coppola”, scritto con R.M. Bosinelli ed E. Di Giovanni, in Identity, Community, Discourse: English in Intercultural Settings (Berna: Peter Lang, 2006) a cura di G. Cortese e A. Duszak, i cui contenuti erano stati esposti all'omonima conferenza (Torino 2004). In questo saggio il postcolonialismo fornisce una chiave di lettura sia per la rappresentazione dell'italoamericanità nel cinema dal vero che per quella delle culture non americane nel cinema d'animazione per bambini. Più concentrato sull'elemento della “bella figura” intesa sia in senso morale che in senso estetico è invece l'intervento al convegno Italian-less Italian-ness del 2010.

            L'analisi del materiale filmico è stata preceduta da una riflessione sull'esperienza italoamericana in chiave socioculturale e storica, in particolare sulle varie concezioni e metafore riguardanti la costruzione dell'italoamericanità come hyphenated identity che è possibile interpretare sia in chiave quantitativa, come somma di fattori, sia in chiave qualitativa, come processo di trasformazione identitaria che trascende la semplice addizione di componenti. I risultati di questa riflessione sono contenuti nel saggio “Being Italian-American: Mathematical Formula or Creative Process?”, contenuto nel volumeConstructing Identities: Translations, Cultures, Nations a cura di R. Baccolini e P. Leech, e sono stati esposti nel corso della conferenza omonima (Forlì 2003). Inoltre proprio l'identità italoamericana come hyphenated identity risultante da una storia di emigrazione è stata oggetto di un seminario tenuto presso la SSLMIT nel 2004.

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