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Bruna Conconi

Professoressa ordinaria

Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne

Settore scientifico disciplinare: L-LIN/03 LETTERATURA FRANCESE

Coordinatrice del Corso di Dottorato in Dese — les littératures de l'europe unie/ european literatures/ letterature dell'Europa unita

Temi di ricerca

Parole chiave: Letteratura francese della Prima Modernità Ricezione della letteratura italiana in Francia La traduzione dall'italiano nella Francia del Rinascimento Teologia e letteratura Storia e letteratura Letteratura di viaggio Storia del libro Bibliografia

Da sempre per lo più consacrata allo studio della letteratura francese cinque-seicentesca, l'attività di ricerca di Bruna Conconi è andata segnatamente concentrandosi nel corso degli ultimi anni sull'analisi del rapporto con la tradizione italiana. Si ricordano ad esempio a tale soggetto gli interventi presentati al Convegno internazionale Le livre italien à Lyon à la Renaissance: auteurs, libraires, traducteurs (Lione, giugno 2014) con la comunicazione Fingere in nome della verità: il ‘Philalethes’ di Maffeo Vegio nella Lione di Vauzelles (Genève, Droz, 2017) e al LXe Colloque International d’Études Humaniste «Poco a poco». L’apport de l’édition italienne dans la culture francophone (giugno 2017, Centre d’Études Supérieures de la Renaissance Tours-Bibliothèque Mazarine) con la comunicazione «Demonstrer ce qui est plus clair que le plein midy»: italianisme et traduction d’après les inventaires de la Croix du Maine et Du Verdier. Come referente della sezione concernente le traduzioni del progetto di ricerca internazionale EDITEF (che intende coordinare ricerche sugli attori della produzione, della commercializzazione e della conservazione del libro in italiano e delle sue traduzioni francesi, http://editef.hypotheses.org/le-projet/vos-referents-editef), in collaborazione con Élise Boillet e Chiara Lastraioli ha organizzato una giornata di studi su La traduction de l’italien au français à l’Âge Moderne: modalités et conséquences d’une professionnalisation, che si è tenuta il 20 gennaio 2017 presso il Centre d’Études Supérieures de la Renaissance di Tours, i cui atti sono confluiti nel volume Traduire et collectionner les livres en italien à La Renaissance (Paris, Champion, «Centre d’Études Supérieures de la Renaissance-Le savoir de Mantice», 2020).

L'avvio di una ricerca che aveva come obiettivo l'edizione critica della traduzione francese della Humanità di Christo di Aretino ad opera di Pierre de Larivey (1604), pubblicata nel 2009 presso l'editore parigino Champion, ha condotto all'indagine sulla ricezione dell'autore italiano Oltralpe. I contributi più significativi a tale soggetto sono l'intervento ad un convegno su La traduzione del moderno nel Cinquecento europeo (Groninga, 21-22 ottobre 2010) dal titolo 1539-1618: tempi, luoghi protagonisti della traduzione di Pietro Aretino in Francia. Con un primo repertorio (Manziana, Vecchiarelli Editore, 2011) e più recentemente Le riscritture aretiniane del testo sacro in Francia del XVI e XVII secolo: traduzioni e ritraduzioni (« Linguistica e Traduzione », 2019) e Pierre l’Arétin psalmiste entre Lyon et Paris : traductions, éditions, exemplaires (Paris, Champion, 2020). Inoltre, lo studio della presenza, all'interno di scritti francesi non solo letterari, di riferimenti all'opera dell'autore italiano (Sulla ricezione di Pietro Aretino in Francia, «Rivista di letterature moderne e comparate», 2006), si è accompagnato all'analisi di dati che riguardano la circolazione dei testi e il loro lettorato: dati ottenuti attraverso lo spoglio di inventari di biblioteche private così come degli esemplari oggi conservati presso le biblioteche d'Oltralpe. I risultati intermedi di tale spoglio sono stati esposti in occasione di due convegni: La circolazione dei testi aretiniani nella Francia del XVII secolo (Toulouse, 23-25 aprile 2009; Presses de l’Université de Toulouse-Le Mirail, 2010) e Pietro Aretino nelle biblioteche di Francia: riflessioni su una ricerca in corso, in «Parce que c’estoit luy… (Verona, 1 ottobre 2010, « Sidera », 2017). Il risultato finale – una monografia accompagnata dal repertorio che censisce e descrive i 462 esemplari ritrovati – è in corso di stampa presso l’editore ginevrino Droz.

Al rapporto tra Italia e Francia è inoltre legato lo studio della ricezione nel nostro Paese di alcuni dei membri più importanti della intelligentsia ugonotta del XVI secolo. Si ricorda in primo luogo il caso di Philippe Duplessis-Mornay, di cui almeno tre opere ebbero diritto dal XVI al XVIII secolo ad una traduzione. La circolazione di un testo di controversia religiosa di autore riformato nel paese cattolico per eccellenza rende naturalmente di particolare interesse la messa a fuoco del luogo e del momento in cui tali operazioni culturali poterono essere portate a termine. Anche in questo caso ad essa si è accompagnato il tentativo di dare un volto al lettore ideale e reale, grazie all'esame di un centinaio di esemplari finora rinvenuti nelle biblioteche della Penisola. È stata inoltre portata a termine l'edizione critica di una ventina di lettere inedite del Mornay rinvenute presso la Biblioteca Angelica di Roma e collazionate con altri testimoni conservati presso le biblioteche Sorbona di Parigi, Nazionale di Vienna, Universitaria di Leida. Gli obiettivi e la metodologia che hanno sotteso lo studio della ricezione italiana del Mornay sono ugualmente alla base della ricerca sulle traduzioni italiane di Giovanni Calvino, oggetto dell'intervento intitolato Tracce di lettura e di lettori negli esemplari delle traduzioni di Calvino conservati nelle biblioteche italiane, presentato al convegno su Giovanni Calvino nel quinto centenario della nascita (Firenze, 14-16 marzo 2009; Paris Garnier, 2013), e del volume Le traduzioni italiane di Giovanni Calvino. Storie di libri e di lettori, Bologna, Odoya-I libri di Emil, 2016. Per la continuazione della ricerca, che ha come obiettivo finale la pubblicazione di una monografia, e che prevede anche in questo caso la stesura di un repertorio, è in corso anche lo studio delle traduzioni italiane delle altre due guide riformate francofone, Théodore de Bèze et Pierre Viret.

L'Histoire memorable de la ville de Sancerre di Jean de Léry, cui era stata in origine dedicata una monografia (Le prove del testimone. Scrivere di storia, fare letteratura nella seconda metà del Cinquecento: l''Histoire memorable' di Jean de Léry, Bologna, Patron, 2000), ha aperto la via ad un secondo filone di ricerca su Storia e Letteratura: già punto di partenza di un'indagine sulle strategie di recupero del sapere antico nella storiografia riformata della seconda metà del XVI secolo (ad esempio negli articoli «Mais la voix divine nous a baillé autres regles»: l’historien protestant face au devoir d’une nouvelle méthode, Paris, ENS-Éditions rue d’Ulm, 2002, e «Quasi luci sint offundendae ut illustretur tenebrae»: l’ombre de Thucydide sur la reddition de Sancerre, Genève, Droz, 2005), l'Histoire memorable è stata poi spunto per alcune riflessioni sulla figura del traditore nella letteratura francese del Rinascimento in un saggio pubblicato nella rivista «Seizième Siècle» (2009) e oggetto di una traduzione parziale in italiano («Cahiers d’Études italiennes», 2013). Più recenti sono gli articoli dedicati alle traduzioni tedesca, olandese e latina del testo di Léry (Sancerre en Europe: les traductions de l’‘Histoire memorable’ de Jean de Léry, Genève, Droz, 2019) e al rapporto coi Tragiques di Agrippa d’Aubigné (Quando un frammento di storia diventa poesia: d’Aubigné, Sancerre e il gioco delle fonti, in «Rilune», 10, 2016, poi tradotto in francese e pubblicato nella «Revue d'histoire du protestantisme», 2017).

Lo studio del rapporto tra letteratura e teologia, cui è dedicato un terzo filone di ricerca, è andato concentrandosi negli ultimi anni sull’analisi della visione della Riforma italiana Oltralpe. Si è cominciato con l’analisi di una pièce teatrale di inizio '600 centrata sulla storia di Francesco Spiera. La fine tragica dell'avvocato padovano, morto di disperazione per aver abbandonato “la verità del Vangelo”, attirò infatti immediatamente l'attenzione di storici e teologi di primo piano, quali Sleidan e lo stesso Calvino, ma finì ben presto per penetrare anche l'universo letterario, come dimostra la tragedia François Spiera, ou le desespoir presa in esame in un saggio pubblicato nel 2012 presso l'editore parigino Garnier. È stata edita, all’interno degli atti del convegno Tradurre lo spirito. Scritture eterodosse italiane nel Cinquecento francese ed europeo (Milano il 17-18 settembre 2014), la prima parte del saggio Contributi italiani al mito della Riforma: le lettere dal carcere di Giovan Luigi Pascale e la storia della vita di Galeazzo Caracciolo (in «Studi di Letteratura Francese», 2016; la seconda parte è stata pubblicata nel numero successivo della rivista). All’interno di questo filone si situano l’intervento al seminario Topographie de la Réforme (Sorbona, 2018) poi sviluppato nei saggi Agrippa d’Aubigné et la Réforme italienne : encore sur l’épisode du martyre de Montalchine («RIEF», 2018) e Les preuves de forces qui viennent du Sud: la Réforme italienne dans le martyrologe de Jean Crespin e Simon Goulart (di prossima pubblicazione).

Un quarto filone di ricerca è dedicato allo studio di relazioni di viaggio. Dopo aver dedicato diversi studi a questa tipologia di pubblicazioni, in particolare al Nouveau Voyage d’Italie di Maximilien Misson, l’attenzione è stata poi rivolta a testi nati da esperienze ben differenti da quelle che diedero tradizionalmente vita alla letteratura odeporica della prima modernità. Un articolo tratta della ricezione della cultura inglese da parte di un rifugiato («On se moque ici de toutes les loix du Théatre d'Aristote et des nôtres»: limiti ed intuizioni di un osservatore ugonotto oltremanica ai tempi della crisi della coscienza europea, Bononia University Press, 2011); ma all'indomani della Revoca dell'Editto di Nantes, la soluzione della questione protestante prevede anche, per i sudditi ugonotti refrattari alla conversione, l'esperienza delle galere e la deportazione nei territori d'Oltremare. Le testimonianze prese in esame raccontano, senza ovviamente esimersi dal tributo ai topoi del genere, il viaggio di questi “forzati per la fede”: un articolo è stato pubblicato presso Peter Lang (2008); un secondo su Letture galeotte: libri, lettori, biblioteche nelle galere del Re Sole nella «Rivista di storia e letteratura religiosa» (2011). Sempre riconducibile alla produzione di quella sorta di nazione a parte che è il Refuge ugonotto nei paesi nord-europei, e sempre attinente a questioni di ricezione, è l’intervento presentato nel novembre 2011 al convegno internazionale tenutosi presso l'Università “La Sapienza” di Roma sul Quarto libro di Rabelais: Londres, 1694 : Pierre le Motteux interprète le ‘Quart livre' de Rabelais (Garnier, 2012).

Un ultimo e più recente filone di ricerca ha riguardato la produzione di due dei più celebri bibliografi del XVI secolo, François Grudé de La Croix du Maine e Antoine du Verdier, e ha come obiettivo finale la pubblicazione di una monografia. Oltre al già ricordato intervento al LX Congresso del CESR, centrato sulla presenza degli autori italiani nei loro repertori, altri risultati intermedi sono stati pubblicati (un articolo: Sulla riedizione settecentesca delle ‘Bibliothèques françoises’ di La Croix du Maine e Du Verdier, Bologna, I libri di Emil, 2018), sono in corso di stampa (un intervento alle giornate Saulnier: Les fantômes de la ‘Bibliothèque’: livres «non imprimés» ou «non encore imprimés» dans les répertoires de La Croix du Maine et de Du Verdier, Paris, Presses de l’Université Sorbonne) o sono in corso di composizione (Le donne nelle ‘Bibliothèques françoises’ di La Croix du Maine e Du Verdier).

La letteratura del XVI secolo è infine anche l’oggetto dei convegni dei cui atti Bruna Conconi è stata curatrice, rispettivamente dedicati a Didon se sacrifiant di Étienne Jodelle e alle Histoires tragiques di François de Rosset (entrambi pubblicati presso la casa editrice bolognese Odoya nel 2014).