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Maurizio Ricciardi

Professore associato confermato

Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali

Settore scientifico disciplinare: SPS/02 STORIA DELLE DOTTRINE POLITICHE

Temi di ricerca

Parole chiave: Stato e società Autorità, potere politico e potere sociale Capitalismo e storia Teoria critica ideologia

Trasformazione del concetto di potere  nelle teorie politiche e sociali dell'età moderna e contemporanea.
Emergenza e storia del concetto di "potere sociale".
Teoria politica dei concetti sociali: le scienze sociali come teoria politica dell'età contemporanea.
Ideologia come scienza politica del sociale.


Per una lunga tradizione il potere era stato o l'appannaggio di figure specifiche e determinate o il male necessario che doveva essere limitato e controllato. Le due modalità non si danno in maniera esclusiva. Nel primo caso risalta il modello monarchico della sovranità, cioè la sovranità come necessità storica o addirittura "naturale". Anche nel meccanismo hobbesiano, per quanto sia evidentemente all'opera una composizione “democratica” delle volontà individuali, alla fine il potere ce l'ha l'uno e gli altri sono senza spada. Il secondo caso è quello delle due tradizioni, a volte autonome a volte intrecciate, del cosiddetto costituzionalismo e del repubblicanesimo più o meno civico. In entrambi i casi il potere doveva essere “individuato” e controllato. Da ricercare sarebbero dunque le variazioni che, in corrispondenza di contesti storici determinati, subiscono le teorie del potere politico sia dal punto di vista dottrinario sia da quello del rapporto comando obbedienza che essi determinano. Contemporaneamente a questa dimensione, per così dire verticale, del potere se ne stabilisce in epoca una orizzontale che organizza le relazioni di potere dei sudditi/cittadini tra di loro, relazioni che vengono tuttavia pensate come spoliticizzate. Ciò non avviene in maniera indifferente rispetto alla forma che assume storicamente il potere politico, ma determina un ambito in cui specifiche figure “sociali” detengono un potere omogeneo per struttura e organizzazione a quello della figura sovrana. Quest'ultima peraltro si occupa anche di normare prima anche interiormente poi sempre più esteriormente le forme di agire dei singoli, determinando progressivamente un ambito tendenzialmente autonomo ma dipendente dalle sue decisioni. Sia che questo processo venga indagato in termini disciplinamento sociale, come nella storiografia tedesca, sia che venga inteso come una forma di biopotere, come nell'ultimo Foucault, esso rappresenta uno dei nodi cruciali per comprendere le trasformazioni successive del potere in età moderna. Particolare rilevanza assume da questo punto di vista la maniera in cui si modificano le strutture e la semantica del potere in corrispondenza della guerra. Il rapporto tra potere e guerra è stato infatti fondamentale sia nell'affermazione della sovranità statale, sia nel successo e nella crisi della forme monarchiche di potere, sia infine nella progressiva destrutturazione della sovranità nazionale successiva alla prima guerra mondiale. Quel rapporto ha tuttavia dispiegato altrettanto i suoi effetti nella trasformazione dei rapporti di potere all'interno della “società”. La registrazione di questa soglia aiuta a comprendere perché la nascita e l'affermazione universale delle scienze sociali corrisponda alla progressiva registrazione del fatto che ogni rapporto di potere assume carattere politico. Se da una parte ciò significa che le scienze sociali divengono sempre più la forma contemporanea della teoria politica, dall'altra parte ciò tende a rendere pleonastico l'aggettivo politico attribuito al potere. Ciò viene registrato in maniera quasi icastica dalla definizione weberiana del potere come «possibilità di trovare obbedienza a un comando determinato». Qui il potere, che non a caso Weber definisce preferibilmente come dominio, non rimanda solo a tipologie complessive legittimate dal potere sovrano, ma a un insieme di rapporti di comando e ubbidienza che ridefiniscono in continuazione la posizione sociale del singolo. All'altezza del concetto di potere proprio delle scienze sociali sono così possibili non solo forme di potere, ma anche di contropotere che mirano tanto a opporsi al potere esistente, quanto si spingono fino a pensare, come in Marx, la possibilità stessa di destrutturare alla radice le forme moderne del potere. Spetta comunque alle scienze sociali americane, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, portare a compimento la concezione del potere come innervato alle strutture sociali e politiche, come possibilità che coglie i soggetti nella loro mobilità e non li posiziona definitivamente.