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Elena Cervellati

Professoressa associata

Dipartimento delle Arti

Settore scientifico disciplinare: L-ART/05 DISCIPLINE DELLO SPETTACOLO

Temi di ricerca

Parole chiave: Corpo Spettacolo Coreografia Danza Balletto Forma XIX secolo

Parola scritta e corpo danzante.
Il libretto per balletto.
La danza in Italia dal secondo dopoguerra



Parola scritta e corpo danzante
Indagine delle modalità di relazione che intercorrono tra corpo danzante e parola scritta, in particolare mettendo in relazione da un lato scritti d'artista (autobiografie e riflessioni teoriche) e scritti frutto dello sguardo di spettatori esperti (scritture critiche), dall'altro documenti iconografici (immagini fisse e filmati), in un confronto tra parola ed esperienza coreica che avviene attraverso la consapevolezza necessariamente attraversata dal logos, e che si muove quindi tra la limpidezza del discorso e l'ombra dell'opera. Indagine intorno ad alcune delle modalità che connotano il "dire la danza" nonché a  teorie e poetiche che precedono, attraversano o seguono l'opera stessa.

Il libretto per balletto
Collocato in un'area di intersezione tra testo narrativo, testo drammatico e testo tecnico, il libretto è un ibrido che mescola descrizioni, dialoghi diretti -non inusuali, anche se difficilmente traducibili nella danza- e indicazioni operative, secondo precise modalità stilistiche che coinvolgono costruzione del discorso, verbi, punteggiatura, scelte lessicali . È una "scrittura nascosta" (Gerardo Guccini) che deve essere efficiente e prescrittiva, ma che, se è davvero capace, può essere visionaria, evocativa e maieutica, “un pre-testo che serve da filo conduttore all'organizzazione del futuro balletto" (Hélène Laplace-Claverie) e che è destinato a cambiare stato nel trasformarsi in un'opera di altra natura. La mia ricerca si concentra, in particolare, sul libretto per balletto dell'Ottocento romantico tra Francia e Italia.

La danza in Italia dal secondo dopoguerra

Nel 1977 Leonetta Bentivoglio concludeva con un capitolo tutto dedicato alla situazione italiana il suo La danza moderna,  testo pionieristico e seminale per il mondo degli studi sulla danza, allora del tutto agli albori. Tra le altre considerazioni, l'autrice metteva a fuoco la natura composita del panorama nazionale coreico, “un insieme di esperienze lontane l'una dall'altra, la cui unica connessione può essere quella di contrapporsi tutte, in quanto fenomeni sperimentali, alla tradizione codificata” . Rilevando la necessità di coltivare e fare esistere una danza sperimentale italiana che non fosse soltanto di importazione (in particolare, di importazione dagli Stati Uniti), sottolineava “l'esigenza di ricerca di un nostro stile specifico che tenga conto di tutti gli apporti culturali”, raggiungibile eventualmente pure attraverso un recupero del folclore:

Le considerazioni sulla possibilità di sviluppo di una forma di danza moderna italiana che non prescinda dal nostro folclore ha solo valore ipotetico, visto che non esiste nel nostro paese una tendenza specifica in tal senso: un'eventualità che richiederebbe lo sforzo comune di quegli artisti operanti nel campo della danza più animati da una volontà di rinnovamento e dunque, vista la situazione di dispersione, di non facile attuazione. 3

La “dispersione” sottolineata dalla Bentivoglio era rintracciabile non soltanto nelle realtà artistiche e produttive, ma pure nella costellazione di manifestazioni che tali realtà ospitavano. I tempi stavano tuttavia maturando un interesse non scontato per la danza, evidente nelle proposte tese a integrare le ampie rassegne che, di fondamentale importanza nel rendere accessibile al pubblico italiano un ventaglio di spettacoli di alto livello provenienti dall'estero, fino alla fine degli anni Settanta non avevano dato spazio a una nuova scena italiana peraltro ancora davvero fragile: il Festival di Nervi, già attivo dal 1955 o, dal 1958, il Festival di Spoleto. Sarà poi sul finire degli anni Settanta che la "nuova danza troverà le parole per dirsi e le modalità per fare.