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Chiara Tartarini

Professoressa associata

Dipartimento delle Arti

Settore scientifico disciplinare: L-ART/04 MUSEOLOGIA E CRITICA ARTISTICA E DEL RESTAURO

Contenuti utili

Punteggiatura

L’uso dei segni di interpunzione dipende solo in parte da scelte stilistiche e da gusti personali. Il loro uso è governato da norme che devono essere rispettate: una punteggiatura corretta, infatti, evidenzia in modo chiaro le relazioni sintattiche tra le componenti del discorso e conferisce coerenza logica al testo.

Esistono diversi manuali di punteggiatura.

Ne segnalo alcuni:

F. Serafini, F. Taricco, Punteggiatura, Milano, Rizzoli, 2001;

B. Mortara Garavelli, Prontuario di punteggiatura, Laterza, Roma-Bari, 2003 (201921)

F. Serafini, Questo è il punto. Istruzioni per l’uso della punteggiatura, Laterza, Roma-Bari, 2012;

L. G. Luccone, Questione di virgole. Punteggiare rapido e accorto, Laterza, Roma-Bari, 2018.

 

In alternativa, esistono numerose e utili risorse web.

Riporto qui un passo tratto dal sito dell’Accademia della crusca (in versione un poco ridotta; se volete leggerlo per intero lo trovate qui):

«La punteggiatura riguarda […] l’organizzazione sintattica del testo scritto.

Il punto si usa per indicare una pausa forte che segnali un cambio di argomento o l'aggiunta di informazioni di altro tipo sullo stesso argomento. Si mette in fine di frase o periodo e, se indica uno stacco netto con la frase successiva, dopo il punto si va a capo.

La virgola indica una pausa breve ed è il segno più versatile […].

Si usa:

  • ·negli elenchi di nomi o aggettivi;
  • ·negli incisi (si può omettere, ma se si decide di usarla va sia prima sia dopo l'inciso); […]
  • per segnalare frasi coordinate per asindeto (senza congiunzione, es: studiavo poco, non seguivo le lezioni, stavo sempre a spasso, insomma ero davvero svogliato)
  • per separare dalla principale frasi coordinate introdotte da anzi, ma, però, tuttavia e diverse subordinate (relative esplicative, temporali, concessive, ipotetiche, non le completive e le interrogative indirette). […]

Non si mette:

  • tra soggetto e verbo (se altre parole si frappongono tra questi due elementi occorre prestare più attenzione);
  • tra verbo e complemento oggetto;
  • tra il verbo essere e l'aggettivo o il nome che lo accompagni nel predicato nominale;
  • tra un nome e il suo aggettivo.

Il punto e virgola segnala una pausa intermedia tra il punto e la virgola e il suo uso spesso dipende da una scelta stilistica personale. Si adopera soprattutto fra proposizioni coordinate complesse e fra enumerazioni complesse, e serve a indicare un'interruzione sul piano formale ma non sul piano dei contenuti […].

I due punti […] avvertono che ciò che segue chiarisce, dimostra o illustra quanto è stato detto prima. […]

Il punto interrogativo si usa alla fine delle interrogative dirette, segnala pausa lunga e l'andamento intonativo ascendente della frase.

Il punto esclamativo è impiegato dopo le interiezioni e alla fine di frasi che esprimono stupore, meraviglia o sorpresa; segnala una pausa lunga e l'andamento discendente della frase.

I puntini di sospensione si usano sempre nel numero di tre, per indicare la sospensione del discorso, quindi una pausa più lunga del punto […] I puntini posti fra parentesi quadre servono a segnalare l'omissione di lettere, parole o frasi di un testo riportato […]

Il trattino può essere di due tipi:

  • lungo, si usa al posto delle virgolette dopo i due punti per introdurre un discorso diretto o, in alternativa a virgole e parentesi tonde, si può usare in un inciso;
  • breve, serve invece a segnalare un legame tra parole o parti di parole […].

Le virgolette possono essere

  • alte (" ")
  • basse o sergenti (« »)
  • semplici o apici (' ').

Alte e basse si usano indifferentemente per circoscrivere un discorso diretto o per le citazioni. Possono anche essere usate per prendere le distanze dalle parole che si stanno usando (e nel parlato si dice infatti «tra virgolette»). Possono essere sostituite spesso con il corsivo, che si usa per parole straniere o dialettali usate in un testo italiano e in citazioni brevi. […]

Le parentesi tonde si usano per gli incisi, in concorrenza con virgole e trattino lungo.

Le parentesi quadre servono, ma assai raramente, per segnalare un inciso dentro un altro inciso composto con tonde (quindi al contrario di quanto avviene in matematica le parentesi quadre sono dentro le tonde) oppure racchiudono tre puntini di sospensione per segnalare, come già detto, un'omissione. […]»

 

La lingua è un fenomeno vivo e complesso, e le regole d’uso, esposte così, sono noiose, troppo astratte, poco esaustive.

Nel concreto, però, il senso di una frase può davvero mutare in base alla collocazione di un segno di interpunzione.

Esempio celeberrimo:

«Ibis, redibis non morieris in bello»

Era il responso della Sibilla a un soldato che la aveva consultata prima di andare in guerra. La frase era priva di punteggiatura (cioè era volutamente “sibillina”) e si prestava a una doppia interpretazione, o meglio a una interpretazione opposta:

  • «Ibis, redibis, non morieris in bello» (= andrai, ritornerai e non morirai in guerra)
  • «Ibis, redibis non, morieris in bello» (= andrai, non ritornerai e morirai in guerra)

Ricorrente sui social alcuni anni fa questo “giochetto di virgola”:

  • «vado a mangiare nonna»
  • «vado a mangiare, nonna»

affermazioni seguite dall’esortazione: «Una virgola può salvare una vita. Usa la punteggiatura, salva la nonna».

Qualcuno, sempre sui social, fece notare che l’esempio non funzionava, perché nella prima frase (quella da cannibale) si sarebbe dovuto dire «vado a mangiare la nonna». Poco male: ci sono altri esempi possibili: 

  • «giornata difficile da dimenticare»
  • «giornata difficile, da dimenticare»

La differenza tra le due frasi è subito chiara, a tutti.

Alcuni anni fa, in Inghilterra, fu pubblicato un libro che divenne bestseller sulla punteggiatura. Si intitolava Eats, shoots and leaves, espressione tratta da una storiella, puntualmente riportata nel libro, che chiarisce l’importanza di collocare le virgole nel punto giusto:

«A panda walks into a cafe. He orders a sandwich, eats it, then draws a gun and fires two shots in the air.
"Why?" asks the confused waiter, as the panda makes towards the exit. The panda produces a badly punctuated wildlife annual and tosses it over his shoulder.
"I'm a panda," he says, at the door. "Look it up."
The waiter turns to the relevant entry and, sure enough, finds an explanation.
PANDA. Large black-and-white bear-like mammal, native to China. Eats, shoots and leaves».

La versione in italiano ha avuto bisogno di una nota a piè di pagina:

«Potere di una virgola sbagliata. Il placido panda che, secondo la definizione corretta, Eats shoots and leaves (ovvero “mangia germogli e foglie”), per una virgola inopportuna dopo Eats, si trasforma in un pericolo pubblico. Infatti Eats, shoots and leaves significa “mangia, spara e se ne va».

[L. Truss, Eats, shoots and leaves. The Zero Tolerance Approach to Punctuation, Profile Books, London (2003); tr. it. Virgole per caso. Tolleranza zero per gli errori di punteggiatura, Piemme, Casale Monferrato, 2005, p. 13].

Insomma, con la punteggiatura è possibile far pasticci. Ma se la si usa bene, nel rispetto dei propri gusti stilistici, i testi (tesi di laurea comprese) diventeranno più chiari e fruibili. 

Se volete, leggete qui