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Ugo Bruschi

Professore associato

Dipartimento di Scienze Giuridiche

Settore scientifico disciplinare: IUS/19 STORIA DEL DIRITTO MEDIEVALE E MODERNO

Temi di ricerca

Temi generali:

Storia della dottrina e della prassi giuridica tra Medio Evo ed inizio dell'era moderna

Attuali temi specifici di studio:

Storia del notariato e dei formulari notarili tra XI e XIII secolo

Storia degli enti ecclesiastici tra Medio Evo ed età moderna

Storia del testamento tra legislazione, scienza e prassi

Evoluzione della costituzione britannica tra la fine del XVII e l'inizio del XIX secolo



La dottrina e la prassi giuridica costituiscono, insieme alla produzione normativa, i tre interlocutori di un dialogo costante, seppur non sempre consapevole, che si ritrova probabilmente in ogni società, almeno nel mondo occidentale. Ciò è particolarmente vero nel periodo che precede l'era del diritto codificato, in cui, da un lato, il patrimonio normativo di riferimento era concentrato, in maniera dapprima quasi esclusiva, poi comunque prevalente, nel Corpus Iuris giustinianeo, affiancato dalla ricca produzione del diritto canonico e, dall'altro lato, in cui la scienza giuridica costituiva un'indispensabile chiave per la comprensione di quel patrimonio, la sua attualizzazione e la creazione di una complessa rete di rapporti. Lo studio di tale sistema giuridico, però, rischierebbe di risultare miope se si dimenticasse che questo insieme di sollecitazioni poteva trovare esiti non necessariamente coerenti nella prassi del tempo, esiti certo più difficili da indagare, ma la cui conoscenza è probabilmente ineludibile.

 

In specifico:

-         L'analisi del notariato e dei formulari notarili ha lo scopo di verificare sino a che punto esisteva un dialogo tra il mondo della scienza giuridica e quello di chi operava quotidianamente a contatto con i singoli individui, ed in particolare se nella configurazione concreta di atti e contratti esisteva una stretta dipendenza dalle istruzioni dei giuristi o dallo stesso dettato normativo o se invece, come sovente si può constatare, restava un ampio spazio di autonomia per le parti ed il notaio stesso. Non solo, si può anche indagare con efficacia il modo in cui si configuravano determinate figure contrattuali (e non strettamente tali), anche attraverso l'uso di date clausole: figure a volte sorte dalle prassi locali, più che dal diritto romano. Questo confronto risulta particolarmente illuminante nei secoli dall'XI al XIII, che vedono sia l'affermazione del notariato pubblico che lo sviluppo dell'Ars Notaria.

-         L'evoluzione delle istituzioni ecclesiastiche permette un duplice livello di approfondimento. Da un lato, l'indagine mette in evidenza lo sviluppo del diritto canonico ed il modo in cui, attraverso di esso, si andava costruendo una società giuridicamente organizzata, in grado, al contempo, di adattarsi plasticamente all'evolversi della realtà circostante. Dall'altro lato, la mutevole qualità dei rapporti tra istituzioni ecclesiastiche e laiche permette di cogliere una complessa rete di normative così come di posizioni dottrinali, alla prova in un campo in cui gli elementi giuridici, politici e morali si intersecano e possono, talvolta, delineare un orizzonte inaspettato. È un punto in cui la prassi acquista una valenza fondamentale.

-         Lo studio del testamento in Italia, infine, costituisce un interessante banco di prova. L'analisi tanto della dottrina quanto della prassi a partire dal XIII secolo sino alla fine dell'ancien régime evidenzia il netto predominio del testamento nuncupativo, che in realtà, contrariamente alla lettera, è caratterizzato come testamento scritto redatto da un notaio; le altre forme testamentarie sono poco attestate, o al massimo trovano spazio in normative locali. Il passaggio al diritto codificato vede un mutamento nelle forme; la prassi del XIX e XX secolo si orienta sempre più verso un predominio dell'olografo, malgrado i malumori crescenti di parte della dottrina e degli stessi pratici del diritto.

- L'analisi della storia costituzionale britannica mostra un sistema che si evolve non attraverso atti formalizzati o sull'onda di ardite costruzioni dottrinali, ma per via di confronti tra poteri, alla ricerca di un assetto che si viene creando di giorno in giorno, in un riequilibrarsi di rapporti di forza. La riflessione successiva potrà poi inquadrare questi mutamenti sotto forma di convenzioni costituzionali, ma ciò è solo frutto di una lettura a posteriori, utile semmai a porre le basi di ulteriori, non sempre prevedibili sviluppi. Il gioco dei rapporti è vitale per la costituzione britannica: attraverso di esso si potranno creare istituzioni e regole di conodtta, mentre altre potranno sparire e, a fronte di un quadro formalmente immutato, nuove relazioni verranno a trasferire il centro effettivo del potere e il cuore dell'azione di governo.

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