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Silvia Bagni

Professoressa associata

Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali

Settore scientifico disciplinare: GIUR-11/B Diritto pubblico comparato

Temi di ricerca

Parole chiave: metodo comparatistico costituzionalismo ecologico democrazia giustizia costituzionale interculturalismo

Giustizia costituzionale

Diritto ecologico

Democrazia diretta e democrazia rappresentativa

Buen vivir

 



GIUSTIZIA COSTITUZIONALE

Nella monografia, mi sono proposta di verificare se il «modello incidentale» elaborato dalla dottrina nella classificazione dei sistemi di giustizia costituzionale trovi effettivamente il suo prototipo nell'esperienze italiana di controllo di costituzionalità delle leggi per via incidentale, anche attraverso il confronto con quella spagnola. Si è trattato dunque di una «meta-ricerca», ossia di uno studio che ha per oggetto le ricostruzioni dottrinarie della giustizia costituzionale, ma che utilizza l'analisi empirica, basata sul diritto positivo e sulla giurisprudenza, come strumento di validazione del metodo di ricerca. A tal fine, propone primariamente una definizione stipulativa di «modello», individuandone gli elementi essenziali nella esaustività e prescrittività, interna ed esterna. Successivamanete, ricostruisce le caratteristiche processuali dei due sistemi, attraverso l'analisi dei formanti giuridici legale e giurisprudenziale. Infine, pone a confronto il reale funzionamento dei due sistemi con il «modello incidentale» elaborato dalla dottrina, giungendo alla conclusione che le due esperienze, inizialmente ipotizzate come espressione di un medesimo archetipo, sono profondamente divergenti fra loro e non perfettamente inquadrabili nel modello incidentale teorico, tanto che il sistema italiano si profila come un unicum nel panorama comparatistico.

Alla luce dei risultati raccolti, mi rendo portatrice dell'istanza di necessità di un nuovo metodo per lo studio e la classificazione dei sistemi di giustizia costituzionale, che si emancipi tanto dalle scienze processuali quanto da quelle pubblicistiche, nonché dell'opportunità di ricercare nuovi criteri distintivi, su cui costruire modelli teorici, quali quello della modalità di esecuzione delle sentenze costituzionali.

Negli altri scritti minori ho cercato di applicare il metodo comparatistico per approfondire tematiche particolari, allo scopo di ricercare nelle singole esperienze la circolazione dei modelli, dei formanti, anche culturali, chiavi di lettura ispirate a una visione non “casalinga” dei fenomeni giuridici

 

 

 

DEMOCRAZIA DIRETTA E RAPPRESENTATIVA

Nell'ultimo secolo la società industriale e post industriale è stata caratterizzata da un movimento di “procedimentalizzazione”, cominciato nel campo industriale con la catena di montaggio ed esondato nel terziario con la burocratizzazione negli enti pubblici. L'effetto prodotto da questi fenomeni sociali è stato quello di spersonalizzare il lavoro, rendendo l'operaio prima, l'impiegato poi, un piccolo ingranaggio all'interno di una grande macchina, la fabbrica o l'Amministrazione, destinata a produrre senza sosta beni e servizi, in nome della produttività e dell'efficienza, a prescindere dalle reali esigenze degli utenti finali. Il ruolo di ciascun ingranaggio viene tipizzato e limitato, dietro il paravento dell'“altamente specializzato”, in modo da poter essere governato e assoggettato a una direzione superiore. Molte voci, comuni e illustri, di diversa provenienza (da Marx a Mounier) si sono sollevate contro l'annientamento del valore della persona nel lavoro.

Le democrazie moderne, come dimostra la situazione politica di numerosi Paesi europei, attraversano un momento di forte spaccatura sociale con recupero di connotati ideologici.

Di fronte a questa situazione, il sistema politico ed elettorale italiano pare però del tutto inadeguato. Esso si è infatti assestato a mio avviso, proprio lungo quella linea di “spersonalizzazione” ricordata sopra, nel sacrificio del valore originario di «democrazia», intesa alla Clistene, come governo di tutti, in nome del dio “governabilità”. Si è dunque imboccato il cammino verso la “personalizzazione” delle campagne elettorali, ma anche verso la de-responsabilizzazione della politica e degli stessi elettori: gli ultimi, ai quali si è andato via via sempre più limitando le possibilità di effettiva scelta e di effettività della scelta (dall'abolizione delle preferenze all'avvento del bipolarismo); i primi, che in virtù di una sorta di investitura “totalitaria” alla persona, cercano l'affermazione di sé stessi nella riscrittura totale delle regole, che cambiano ad ogni Governo senza valutazioni di opportunità e necessità. Ritengo necessario andare alla ricerca di una strada diversa, capace di trovare, nonostante il proporzionale, accordi di sostanza e non solo patti elettorali, riportando alla luce l'essenza della «politica» e della «democrazia». La riflessione parte dunque dalle origini della democrazia per riscoprirne il contenuto e tradurlo attraverso una formula politica appropriata, in un momento di riduscussione sulla legge elettorale.

 

BUEN VIVIR 

 

La Costituzione ecuadoriana del 2008 ha accolto nel suo seno, tra i principi e i diritti costituzionali, concetti provenienti dalla cosmovisione indigena, quali sumak kawsay e pacha mama. L'indagine cerca di dimostrare come la dignità costituzionale di tali concetti rappresenti la portata innovatrice del nuovo costituzionalismo andino, che si caratterizza per fondare una forma di Stato interculturale, plurinazionale, sociale, solidale, comunitaria, ecologica, partecipativa e pluralista. Anche se molti di questi concetti non appaiono nuovi al giurista europeo, la loro combinazione e la particolare declinazione che deriva dalla loro necessaria interpretazione interculturale, suggeriscono di aggiornare le categorie classificatorie tradizionali, in particolare sul piano della forma di Stato. L'Ecuador, ma in misura diversa anche altri Paesi dell'area andina, costituisce una delle prime vere esperienze di Stato decolonizzato del continente.

 

DIRITTO ECOLOGICO

Il nostro pianeta sta affrontando una crisi ecologica senza precedenti che minaccia la sopravvivenza di molte specie. Per affrontare il rapido esaurimento della biocapacità della Terra non basta semplicemente l'innovazione tecnologica. Richiede un cambiamento fondamentale nei paradigmi sociali, culturali, politici, economici e giuridici. In particolare, i quadri giuridici devono adattarsi per riconoscere e attuare soluzioni ecosistemiche, integrando al centro le preoccupazioni ambientali e rispettando le leggi ecologiche che governano il sistema Terra. Un approccio ecosistemico costituirà il fondamento di un nuovo paradigma giuridico transculturale e transnazionale, che garantisca le basi biogeochimiche della vita sulla Terra.