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Silvia Bagni

Ricercatrice confermata

Dipartimento di Scienze Giuridiche

Settore scientifico disciplinare: IUS/21 DIRITTO PUBBLICO COMPARATO

Temi di ricerca

Giustizia costituzionale

Bioetica (fecondazione assistita, testamento biologico)

Decentramento

Democrazia diretta e democrazia rappresentativa

 



GIUSTIZIA COSTITUZIONALE

Nella monografia, mi sono proposta di verificare se il «modello incidentale» elaborato dalla dottrina nella classificazione dei sistemi di giustizia costituzionale trovi effettivamente il suo prototipo nell'esperienze italiana di controllo di costituzionalità delle leggi per via incidentale, anche attraverso il confronto con quella spagnola. Si è trattato dunque di una «meta-ricerca», ossia di uno studio che ha per oggetto le ricostruzioni dottrinarie della giustizia costituzionale, ma che utilizza l'analisi empirica, basata sul diritto positivo e sulla giurisprudenza, come strumento di validazione del metodo di ricerca. A tal fine, propone primariamente una definizione stipulativa di «modello», individuandone gli elementi essenziali nella esaustività e prescrittività, interna ed esterna. Successivamanete, ricostruisce le caratteristiche processuali dei due sistemi, attraverso l'analisi dei formanti giuridici legale e giurisprudenziale. Infine, pone a confronto il reale funzionamento dei due sistemi con il «modello incidentale» elaborato dalla dottrina, giungendo alla conclusione che le due esperienze, inizialmente ipotizzate come espressione di un medesimo archetipo, sono profondamente divergenti fra loro e non perfettamente inquadrabili nel modello incidentale teorico, tanto che il sistema italiano si profila come un unicum nel panorama comparatistico.

Alla luce dei risultati raccolti, mi rendo portatrice dell'istanza di necessità di un nuovo metodo per lo studio e la classificazione dei sistemi di giustizia costituzionale, che si emancipi tanto dalle scienze processuali quanto da quelle pubblicistiche, nonché dell'opportunità di ricercare nuovi criteri distintivi, su cui costruire modelli teorici, quali quello della modalità di esecuzione delle sentenze costituzionali.

Negli altri scritti minori ho cercato di applicare il metodo comparatistico per approfondire tematiche particolari, allo scopo di ricercare nelle singole esperienze la circolazione dei modelli, dei formanti, anche culturali, chiavi di lettura ispirate a una visione non “casalinga” dei fenomeni giuridici

 

BIOETICA

Ho scritto sulla legge italiana 40/2004 in tema di procreazione assistita dal punto di vista del diritto interno, in relazione ai profili di possibile incostituzionalità della legge nonché riguardo al giudizio concreto sollevata dinanzi alla Corte costituzionale su alcuni articoli della legge stessa (l'obbligo di impianto simultaneo degli embrioni).

Ho poi voluto sfruttare il metodo comparatistico per evidenziare il peculiare clima politico-sociale nel quale il Parlamento ha svolto e concluso l'iter di approvazione della legge, attraverso un approccio anche di analsi linguistica dei dibattiti parlamentari sulla legge 40, messi a confronto con l'analoga esperienza spagnola.

L'dea di fondo, che accomuna questi scritti e quello in materia di testamento biologico, è che l'analisi comparatistica sia uno strumento indispensabile proprio per mettere in luce la polarizzazione ideologica raggiunta dalla politica e da alcune frange della società italiana sui temi di rilevanza etica. Così, il commento alla vicenda Englaro ha avuto come filo conduttore la ricerca della trasposizione giuridica del concetto evangelico di carità all'interno dei parametri costituzionali esistenti in relazione al disegno di legge Calabrò in tema di dichiarazioni anticipate di trattamento.

Il legame fra diritto e religione e fra diritto e cultura etica e morale deve stare al centro degli studi su queste materie ed è a mio avviso oggi un tema di ricerca prioritario, alla luce delle sempre più numerose issues sui diritti cd. di IV generazione, che necessitano, per essere risolte, di un riferimento sempre più forte ed argomentato ai concetti di dignità e tolleranza.

 

DECENTRAMENTO

 

Il tema del decentramento è stato affrontato non tanto da una prospettiva sostanziale, descrittiva di singoli istituti o sistemi, quanto con un particolare interesse a mettere in luce come, essendo di per sé l'argomento di frontiera tra diritto e scienza politica, esso si presti ad essere analizzato con un approccio multidisciplinare, che potrebbe spingersi fino all'utilizzo di scienze non umane, come la fisica, la matematica, l'informatica. Tale approccio potrebbe dare il via e nuova linfa a studi di teoria generale sul federalismo e regionalismo, che paiono abbandonati dalla dottrina a favore si argomenti più tecnici e pragmatici, di microcomparazione o ordinamentali.

 

DEMOCRAZIA DIRETTA E RAPPRESENTATIVA

Nell'ultimo secolo la società industriale e post industriale è stata caratterizzata da un movimento di “procedimentalizzazione”, cominciato nel campo industriale con la catena di montaggio ed esondato nel terziario con la burocratizzazione negli enti pubblici. L'effetto prodotto da questi fenomeni sociali è stato quello di spersonalizzare il lavoro, rendendo l'operaio prima, l'impiegato poi, un piccolo ingranaggio all'interno di una grande macchina, la fabbrica o l'Amministrazione, destinata a produrre senza sosta beni e servizi, in nome della produttività e dell'efficienza, a prescindere dalle reali esigenze degli utenti finali. Il ruolo di ciascun ingranaggio viene tipizzato e limitato, dietro il paravento dell'“altamente specializzato”, in modo da poter essere governato e assoggettato a una direzione superiore. Molte voci, comuni e illustri, di diversa provenienza (da Marx a Mounier) si sono sollevate contro l'annientamento del valore della persona nel lavoro.

Le democrazie moderne, come dimostra la situazione politica di numerosi Paesi europei, attraversano un momento di forte spaccatura sociale con recupero di connotati ideologici.

Di fronte a questa situazione, il sistema politico ed elettorale italiano pare però del tutto inadeguato. Esso si è infatti assestato a mio avviso, proprio lungo quella linea di “spersonalizzazione” ricordata sopra, nel sacrificio del valore originario di «democrazia», intesa alla Clistene, come governo di tutti, in nome del dio “governabilità”. Si è dunque imboccato il cammino verso la “personalizzazione” delle campagne elettorali, ma anche verso la de-responsabilizzazione della politica e degli stessi elettori: gli ultimi, ai quali si è andato via via sempre più limitando le possibilità di effettiva scelta e di effettività della scelta (dall'abolizione delle preferenze all'avvento del bipolarismo); i primi, che in virtù di una sorta di investitura “totalitaria” alla persona, cercano l'affermazione di sé stessi nella riscrittura totale delle regole, che cambiano ad ogni Governo senza valutazioni di opportunità e necessità. Ritengo necessario andare alla ricerca di una strada diversa, capace di trovare, nonostante il proporzionale, accordi di sostanza e non solo patti elettorali, riportando alla luce l'essenza della «politica» e della «democrazia». La riflessione parte dunque dalle origini della democrazia per riscoprirne il contenuto e tradurlo attraverso una formula politica appropriata, in un momento di riduscussione sulla legge elettorale.


BUEN VIVIR

La Costituzione ecuadoriana del 2008 ha accolto nel suo seno, tra i principi e i diritti costituzionali, concetti provenienti dalla cosmovisione indigena, quali sumak kawsay e pacha mama. L'indagine cerca di dimostrare come la dignità costituzionale di tali concetti rappresenti la portata innovatrice del nuovo costituzionalismo andino, che si caratterizza per fondare una forma di Stato interculturale, plurinazionale, sociale, solidale, comunitaria, ecologica, partecipativa e pluralista. Anche se molti di questi concetti non appaiono nuovi al giurista europeo, la loro combinazione e la particolare declinazione che deriva dalla loro necessaria interpretazione interculturale, suggeriscono di aggiornare le categorie classificatorie tradizionali, in particolare sul piano della forma di Stato. L'Ecuador, ma in misura diversa anche altri Paesi dell'area andina, costituisce una delle prime vere esperienze di Stato decolonizzato del continente.