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Riccardo Fedriga

Professore associato

Dipartimento di Filosofia e Comunicazione

Settore scientifico disciplinare: M-STO/08 ARCHIVISTICA, BIBLIOGRAFIA E BIBLIOTECONOMIA

Temi di ricerca

La ricerca si svolge lungo due direttive. Una prima, storico- filosofica e b) una legato alla storia e all'epistemologia della lettura. I due temi di ricerca sono interconnessi in relazione al tema dell'intenzionalità.

a) Per quanto concerne l'ambito filosofico ci si muove intorno alla realzione tra le nozioni di mente e anima in una prospettiva storico-filosofica sia teorico sistematica. Una prima area di indagine verte sullo studio degli atti mentali e i loro oggetti nei testi di psicologia e teologia della tarda scolastica nonché confronti sistematici con teorie contemporanee. E' in gioco la nozione di atto intenzionale, il ruolo della volontà nella conoscenza; quello del soggetto nella percezione del mondo esterno; l'analisi delle teorie della conoscenza che comprende i casi standard come le esperienze di illusioni, sia a livello percettivo sia  intellettivo. Sono in questione la nozione di mente, quella di oggetto in quanto percepiti e pensato e quella relativa alla dialettica tra il loro status ontologico e l'attività noetica del soggetto. Una seconda linea di ricerca filosofica, direttamente legata alla prima, verte sulle relazioni tra la teologia tardo medievale intesa come analisi delle condizioni di possibilità di una fenomenologia dell'esperienza religiosa. Anche in questo caso, ci si interroga sullo status ontologico degli oggetti di indagine, e in particolare sulla dialettica tra oggetti pensati dalla mente umana e mente divina nell'ottica di una critica radicale al fatalismo teologico. Particolare interesse, in questa concezione, è dedicato allo studio della contingenza. L'idea di base è quella di riprendere il tema della contingenza e, in particolare, un argomento ancora più circoscritto - in grado tuttavia di lasciare libere interpretazioni e le letture di autori e temi - è quello dell'analisi tra la contingenza e la stabilità del passato, intesa questa sia come stabilità delle leggi naturali e logiche che ne governano l'ordine sia come relazione con un passato pensato come stabile. Il che non esclude, ovviamente, proprio perché dominio dell'instabilità per eccellenza, i contingenti futuri. A ciò si associa uno sforzo di comprensione storiografica del rapporto di continuità e di opposizione tra le discussioni medievali e le discussioni filosofiche moderne e contemporanee, con particolare riferimento alla distinzione tra verità storiografica e giustificazione, ricostruzione e traduzione di concetti storiografici, storia delle idee e laicità del lavoro dello storico nei confronti di temi ed esperienze religiose.

b)Per quanto concerne l'epistemologia della lettura, in una concezione volutamente contraria al concetto di verità perenne, astorica e indipendente dal contesto sociale, ci si dedica allo studio dei problemi legati alle modalità di fruizione di contenuti editoriali, allo statuto ontologico (nell'ottica di una ontologia applicata) dei differenti supporti e alla loro relazione con le diverse modalità di lettura che i supporti della contemporaneità autorizzano e determinano nella comunità dei lettori sulla base della nozione di intenzionalità collettiva. Anche in questo caso, l'analisi si confronta continuamente con l'evoluzione sistematica, ma non determinista, delle modalità di lettura intese come compresenze di libere scelte intenzionali. La ricerca vuole indicare aspetti di continuità e di rottura che orientano l'epistemologia e la definzione ontologica dei supporti documentali per il tresporto, il controllo e la circolazione della conoscenza, con l'avvicendarsi degli schermi alla carta e lo sviluppo di tecnologie che determinano da un lato la convergenza, e dall'altro la differenziazione del consumo di cultura. Come sostiene Roger Chartier, «la paura della cancellazione ha tormentato le società europee all'inizio dell'era moderna»; i documenti scritti hanno avuto il ruolo, a un certo stadio della storia umana, di scongiurare l'ossessione della perdita; eppure, il pieno raggiungimento della fase della scrittura, e dei suoi procedimenti di trasmissione culturale, comporta il pericolo di una proliferazione testuale incontrollabile, di un discorso senza ordine né limiti (Chartier). I libri, insomma, oltre che veicoli dei testi e incarnazione per eccellenza della trasmissione culturale, sono oggetti deperibili, in cui la memoria si deposita, prolifera, o si polverizza. Tale prospettiva è particolarmente interessante in un momento di profondi mutamenti storici nel consumo di libri e cultura. Questi sono dovuti da un lato alla digitalizzazione del libro, che determina la migrazione dei testi, e dall'altro alla diffusione di materiali alternativi rispetto alla carta. La ricerca intende approfondire queste tematiche attraverso lo studio della relazione epistemologica della lettura come atto intenzionale, i suoi oggetti, il loro status ontologico e sociale e la nozione di conoscenza collettiva e intenzionalità sociale.

   La ricerca sui fondamenti della teoria dell'intenzionalità, e sugli aspetti psicologici, percettivi e ontologici dell'oggetto intenzionale, indaga uno degli snodi teoretici del pensiero medievale che si sono rivelati tra i più influenti sullo sviluppo della filosofia delle mente e della fenomenologia contemporanee. L'indagine del proponente si rivolge principalmente all'esame della natura del discorso teologico in autori come, Severino Boezio, Duns Scoto, Pietro Aureolo, Ockham e, in ambito contemporaneo, Franz Brentano, R. M. Chisholm, L. Zagzebeski, J. Hintikka e C. Normore. L'affinità tra le loro concezioni suggerisce un'interpretazione “noetica” del discorso teologico in generale, già sottolineata da Karl Barth a proposito di Anselmo, e permette di valutare la specificità della riflessione teologica medievale in continuità con gli sviluppi della discussione contemporanea, pre-fenomenologica (cfr. F. Brentano) e analitica (Chisholm, Hintikka, Zagzebeski).

Il tema della seconda linea di ricerca è strettamente connesso con l'oggetto della prima. Il proponente si rivolgerà alla figura di Giovanni Duns Scoto, Ockham, Pietro Aureolo ma anche sulla tradizione dei commenti al De Anima di Aristotele nonché su una rilettura in chiave contemporanea del testo aristotelico. In particolare si concentrerà l'attenzione sulle nozioni di intenzionalità, rappresentazione e contenuto mentale, contingenza e libertà dell'azione e della volizione. La ricerca tende a mostrare il carattere di novità della concezione di Duns Scoto e di Aureolo che si fonda essenzialmente sulla capacità di stabilire un piano sincronico di possibilità, presupposto per un piano di riferimento semantico e non temporale per Scoto, visivo e percettivo per Aureolo, logico semantico per Ockham. La centralità della discussione per la dottrina del libero arbitrio è nota e le sue implicazioni teologiche riconducono al tema della natura del pensiero teologico medievale e del suo rapporto con la riflessione filosofica moderna e contemporanea, e in particolare alla critica al fatalismo teologico cui si contrappone un pluralismo metodologico base per lo sviluppo di esiti indeterministi. La ricerca si allargherà ai precedenti anselmiani della concezione di Scoto e al loro comune riferimento a discussioni epistemologiche e di teoria della percezione (compresi i temi legati ai futuri contingenti) nelle opere di Boezio, Pietro Aureolo, Ockham nonché alla loro ripresa (e sotto quale segno) nella filosofia contemporanea. 
L'attenzione delle ricerche progettate sui temi precedenti è costantemente rivolta al rapporto tra le dottrine medievali prese in esame e le discussioni filosofiche moderne. Nella terza linea di ricerca il tema della relazione tra pensiero medievale e pensiero contemporaneo viene posto come oggetto principale e diretto di riflessione. La ricerca, già avviata,  mira ad indagare anche i presupposti teorici della nozione storiografica di continuità e ad indagare la dipendenza della continuità e discontinuità delle dottrine sul piano storico dalla continuità e discontinuità di corrispondenti punti di vista e interessi storiografici. Linee di riflessione che pongono in discussione aspetti rilevanti della modernità nonché la nozione di una verità assoluta, perenne, presente sia nelle riflessioni neoscolastiche e tradizionaliste sia in alcune tesi di filosofia analitici nel loro rivolgersi alla storia come oggetto di studio. Smascherare queste forme ideologiche e deterministe, sulla linea già  dal neoilluminismo italiano, è compito di tale linea di indagine.
Un aspetto essenziale e comune a tutte le indagini prospettate è dall'indagine sulla evoluzione moltiplicazione dei supporti per la fruizione dei testi e i mutamenti storici nella modalità di lettura. Ad esempio, è in oggetto lo studio delle nuove tecnologie multimediali (dal we al e-book) per la diffusione e la conservazione delle informazioni, proprio in linea con un discorso che vede la scienza e la produzione culturale nel suo insieme come imprese mosse da un costitutivo pluralismo metodologico e fruitivo; esse sono costruzioni del sapere aperte, perfettibili, metodologicamente e tecnologicamente libere da pregiudizi storiografici, dogmatici ed economici. La rilevanza di tale aspetto per l'efficacia dell'indagine propone la storia della lettura di prodotti editoriali, cartacei e multimediali, come tema specifico ed autonomo di ricerca. La forma digitale della rappresentazione del testo viene indagata quindi sia nelle sue implicazioni teoriche, che conducono ad una ridefinizione della nozione stessa di testualità, sia nei suoi aspetti pratici, che riguardano la gestione e la distribuzione dei contenuti destinati alla produzione editoriale sia in quelli teorici, che si concentrano sullo statuto ontologivo di testi e supporti nell'ottica di una relazione tra intenzionalità collettiva (Searle) e ontologia applicata. Di qui l'importanza fondamentale di una continua osmosi e legame tra indagini scientifiche e loro divulgazione attraverso una, potenzialmente, infinita e aperta (secondo la tipica modalità di fruizione enciclopedica) fruizione che  parte dalla costitutiva e intenzionale libertà di scelta del lettore di variare modalità di lettura contribuendo a determinare funzione e status ontologico di testi e supporti.