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Benilde Cosmi

Professoressa associata

Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale

Settore scientifico disciplinare: MED/11 MALATTIE DELL'APPARATO CARDIOVASCOLARE

Temi di ricerca

Le linee di ricerca principali riguardano la patogenesi, diagnosi e trattamento del tromboembolismo venoso (trombosi venosa profonda e/o embolia polmonare).
I temi attuali di ricerca riguardano in particolare:
1- la durata ottimale della terapia anticoagulante orale (TAO) dopo un primo episodio di tromboembolismo venoso (TEV). Tale durata  è incerta poichè la malattia può recidivare dopo sospensione della TAO indipendentemente dalla durata. Abbiamo valutato il ruolo di alcuni markers come D-dimero, trombofilia,  livelli di FVIII o presenza di residuo trombotico sono stati individuato cone possibili fattori di rischio di ricorrenza. Abbiamo dimostrato che un marker di ipercoagulabilità come il D-dimero ( D-d) se alterato dopo sospensione della TAO per un primo episodio di TEV, sia un fattore di rischio di recidiva in studi prospettici di coorte ed anche in studi clinici randomizzati multicentrici.
2- la diagnosi della trombosi venosa profonda distale
3- il follow-up della embolia polmonare.



La durata ottimale della terapia anticoagulante orale (TAO) dopo un primo episodio di tromboembolismo venoso (TEV) è tuttora oggetto di discussione poichè la malattia tende a recidivare dopo sospensione della TAO indipendentemente dalla durata. Attualmente la durata della TAO si basa sulle caratteristiche cliniche dell'evento. Nei pazienti con una evento secondario a fattori scatenanti o favorenti, quali intervento chirurgico, immobilizzazione, traumi, gessi, terapia ormonale, gravidanza, puerperio la durata della TAO è di circa 3 mesi poiché il rischio di recidiva è basso, circa il 5%. In caso di eventi associati a neoplasia attiva la malattia di base in sé condiziona un maggior rischio di recidiva e pertanto la durata della TAO è suggerita per tutto il periodo in cui la neoplasia sia considerata attiva. In caso di eventi tromboembolici senza fattori scatenanti o favorenti, ovvero eventi idiopatici, la durata della TAO è di almeno 6 –12 mesi con la raccomandazione di durata anche maggiore poiché il rischio di recidiva è di circa il 7% per anno. Nei pazienti con più di un evento la durata delle terapia è invece indefinita. La decisione di prolungare la TAO va peraltro controbilanciata con il rischio di emorragie maggiori ad essa associato che è di circa il 2%/anno. L'obbiettivo generale della linea di ricerca è l'identificazione di fattori di rischio di recidiva tromboembolica che consentano di individualizzare la durata della TAO. Tali fattori di rischio potrebbero selezionare pazienti a più alto rischio di ricorrenza che pertanto si gioverebbero della prosecuzione della TAO a fronte di un gruppo di pazienti a basso rischio di recidiva in cui il rischio emorragico associato alla TAO possa essere maggiore del rischio di ricorrenza. In questi ultimi la TAO potrebbe essere sospesa. Abbiamo dimostrato che un marker di ipercoagulabilità come il D-Dimero (D-d) , se alterato dopo sospensione della TAO in pazienti che avevano sofferto di un primo episodio di TEV, sia un fattore di rischio di recidiva per cui in questi pazienti sarebbe indicato proseguire la TAO (studio PROLONG), mentre i pazienti con D-d normale hanno un basso rischio di recidiva. Peraltro l'andamento nel tempo del D-d non è noto. Abbiamo inoltre dimostrato come le trombofilie ereditarie ed il residuo trombotico ovvero la mancata ricanalizzazione venosa per organizzazione fibrosa del trombo in sé abbiano un peso minore come fattori di rischio di recidiva dopo sospensione della TAO. Abbiamo anche dimostrato come la qualità iniziale della terapia antitrombotica, ovvero l'adeguatezza dell'effetto antitrombotico terapeutico nel controllare l'attivazione della coagulazione, influenzi sia il rischio di recidiva tardiva che il D-d . L'obiettivo specifico delle linee di ricerca è valutare in uno studio prospettico a coorte l'andamento del D-d e dei markers di infiammazione in maniera seriata dal giorno della diagnosi di trombosi venosa profonda e per 6 mesi in relazione alla qualità della TAO ed al rischio di recidive tardive. Successivamente al momento dell'eventuale sospensione della TAO, la determinazione del D-d sarà utilizzata in uno studio di management , con un campione di circa 250 pazienti nel determinare al prosecuzione o la sospensione della TAO. Nel caso di D-d alterato durante la TAO e/o ad un mese dalla sua sospensione i pazienti proseguono la terapia, mentre in caso di D-d normale durante la terapia e/o a un mese dalla sospensione i pazienti sospendono la TAO ed il D-d è misurato ogni 2 mesi per un anno. Tale studio è in fase di completamento e sulla base dei risultati sarà definito un protocollo di management per stabilire la durata della terapia sulla base dei risultati del D-dimero. L'altra linea di ricerca ha scopo generale di individuare il ruolo che le trombofilie ereditarie possono nella progressione della arteriopatia obliterante periferica (AOP). L'AOP è caratterizzata dalla presenza di lesioni aterosclerotiche al livello delle arterie degli arti inferiori. A seconda della gravità di tali lesioni, sono individuati 4 stadi clinici: I stadio- malattia asintomatica; stadio II o claudicatio intermittens- comparsa di dolore ischemico da sforzo; III stadio- comparsa di dolore ischemico a riposo; IV stadio – presenza di lesioni trofiche con ulcere e gangrena con rischio di amputazione dell'arto. Ci sono dati che indicano come alcuni polimorfismi genetici dei fattori coagulativi come la mutazione G20210A del gene del fattore II o protrombina siano coinvolti nell'aterotrombosi e come possano interagire con i fattori di rischio cardiovascolari tradizionali. Lo scopo specifico è di valutare in uno studio cross-sezionale la frequenza di mutazioni trombofiliche in pazienti con AOP nei diversi stadi di progressione di malattia dal II al IV. L'individuazione di mutazioni trombofiliche associate alla progressione di malattia potrebbe identificare pazienti candidati alla correzione più intensa dei fattori di rischio cardiovascolari.

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