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Antonietta D'Errico

Professoressa ordinaria

Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale

Settore scientifico disciplinare: MED/08 ANATOMIA PATOLOGICA

Temi di ricerca

Parole chiave: Trapianto di fegato Trapianto di intestino Infezione da HCV Monitoraggio molecolare del rigetto Bersagli terapeutici Trapianto di fegato Neoplasie benigne del fegato Trapianto di intestino

La Prof. D'Errico coordina progetti di ricerca su due tematiche principali: 1) trapianti di organi solidi, 2) marcatori neoplastici, con applicazioni di metodiche istologiche e di patologia molecolare 3) caratterizzazione bio-molecolare dei tumori benigni del fegato (adenomi e iperplasia nodosa focale).

 

1) La Prof. D'Errico è responsabile della sorveglianza dei pazienti trapiantati di fegato e di intestino presso per il Centro Trapianti del Policlinico S.Orsola-Malpighi. In particolare i temi di ricerca sono i seguenti: a) monitoraggio molecolare nei pazienti trapiantati di intestino, mediante la ricerca su sangue e tessuto dei biomarcatori predittivi di rigetto acuto, b) monitoraggio molecolare dell'infezione da HCV nei pazienti trapiantati di fegato: diagnosi precoce di recidiva di infezione da HCV e diagnosi differenziale morfologica e molecolare con il rigetto acuto.

2) Il gruppo di ricerca coordinato dalla prof D'Errico si occupa inoltre dell'identificazione di bersagli terapeutici (erbB2, EGFR, K-RAS) in tessuti paraffinati di neoplasie solide. Lo studio prevede l'analisi comparativa di differenti metodiche quali immunoistochimica, FISH, SISH, real time RT-PCR e sequenziamento genico al fine di determinare la tecnica ottimale per identificare i pazienti da candidare alle specifiche terapie.

3) Nell'ambito dei tumori benigni del fegato il gruppo di lavoro sta conducendo una tipizzazione immunoistochimica e molecolare rivolta alla caratterizzazione dei tre tipi principali di adenomi del fegato: a) correlati a mutazioni di Hepatocyte Nuclear Factor 1, b) corerlati a mutazioni di Beta-catenina, c) istotipi infiammatori correlati principalmente ad alterazioni sieriche della amiloide sierica e della PCR. I risultati attesi sono quelli di caratterizzare questo gruppo di neoplasie benigne del fegato valutando per ognuna di loro il possibile profilo di rischio di evoluzione in carcinoma epatocellulare e la correlazione con malattie dismetaboliche.

 



1) L'attività sui trapianti di organo svolta dal laboratorio di Anatomia Patologica e Patologia Molecolare della Prof. D'Errico, prevede l'esecuzione di analisi diagnostiche e di studi di ricerca, effettuati sui prelievi ematici e sulle oltre 2000 biopsie di controllo di pazienti trapiantati di fegato e di intestino che afferiscono annualmente al suddetto laboratorio. In particolare, l'attività di ricerca si articola in due progetti: a) sul trapianto di intestino e b) sul trapianto di fegato.

a) Il progetto relativo al trapianto di intestino è volto al monitoraggio dei pazienti trapiantati attraverso dosaggi molecolari di marcatori predittivi di rigetto acuto su sangue periferico.

A tal fine i pazienti trapiantati di intestino verranno seguiti con una sorveglianza endoscopico-bioptica a cadenza definita secondo protocolli internazionali, in occasione della quale verrà effettuato anche un prelievo ematico. Dal sangue raccolto si procederà all'estrazione degli acidi nucleici e alla successiva valutazione di specifici marcatori molecolari mediante metodica di Real-time PCR. In particolare i dosaggi molecolari riguarderanno marcatori già sperimentati dal nostro e da altri gruppi, quali Granzyme B e Perforina, e saranno integrati e correlati con altri marcatori, tra cui FASL. Al fine di valutare l'effettiva sensibilità e specificità diagnostica dei diversi test molecolari, i risultati ottenuti saranno poi comparati ai dati clinici e patologici relativi al corrispondente momento di prelievo (rigetto, infezione virale, malattia linfoproliferativa post-trapianto), contenuti in un “database” già esistente. Risultati preliminari emersi da tale comparazione forniscono indicazioni sull'utilità del dosaggio dei marcatori Granzyme B e Perforina per la diagnosi precoce di disfunzione del “graft” da valutare nel contesto dell'assetto virologico/istologico del paziente. I risultati della ricerca potrebbero fornire un valido strumento capace di predire con anticipo rispetto all'istologia l'insorgenza di rigetto acuto nei pazienti trapiantati di intestino (rigetto pre-sintomatico e pre-istologico) e, non da ultimo, essere un nuovo strumento non invasivo da applicare nella pratica clinica. La valutazione comparativa con altre patologie extra-rigetto potrebbe fornire utili indicazioni per l'utilizzo degli stessi marcatori anche per la diagnosi precoce di altre complicanze virali e neoplastiche post-trapianto.

b) Il progetto riguardante il trapianto di fegato è mirato alla definizione di un algoritmo diagnostico istologico e molecolare per la diagnosi differenziale tra rigetto acuto e recidiva precoce di infezione da HCV nei pazienti trapiantati di fegato per cirrosi HCV; situazione che rappresenta attualmente l'indicazione più frequente al trapianto di fegato in Italia. Tale diagnosi differenziale è fondamentale in quanto le due patologie prevedono trattamenti diversificati con importanti ripercussioni cliniche. La quantificazione dell'HCV RNA avverrà tramite l'utilizzo di una metodica innovativa basata sull'estrazione dell'HCV RNA da tessuto paraffinato di campioni bioptici epatici con successiva RT-PCR real time. Questa metodica differisce sostanzialmente da quella in uso nella maggior parte dei laboratori dove viene utilizzato materiale “fresco” (non paraffinato) per l'estrazione di HCV-RNA e successivamente applicate per la quantificazione virale metodiche quali branched-DNA o TMA (Transcription Mediated Amplification). I pazienti trapiantati di fegato sono sottoposti a una sorveglianza periodica nell'immediato post-trapianto con l'effettuazione di una o più biopsie di controllo. I parametri diagnostici istologici verranno comparati con il dato molecolare della quantificazione dell'HCV RNA su tessuto e con l'espressione immunoistochimica di antigeni dell'HCV, con l'età del donatore, con il genotipo HCV, con la carica virale nel siero e con marcatori sierici di sofferenza epatica (ALT, AST, gammaGT, bilirubina, alfa-fetoproteina). L'obiettivo del progetto è quello di identificare e trattare tempestivamente i pazienti trapiantati di fegato con recidive di infezione HCV molto precoci, causa più frequente di perdita del graft, fornendo in particolare un utile strumento per la diagnosi differenziale con il rigetto acuto. Poiché tali patologie comportano un iter terapeutico opposto, il riconoscimento precoce di recidiva di infezione HCV potrebbe essere di fondamentale importanza per il miglioramento della sopravvivenza del graft e del paziente.

 

L'attuazione dei suddetti studi è resa possibile dallo stretto rapporto professionale e scientifico esistente tra il servizio di Anatomia Patologica, il Centro Trapianti di Fegato e Multiviscerale diretto dal Prof. Pinna, e tutte le strutture di medicina interna collegate all'attività dei trapianti di fegato e intestino.

 

2) L'attività oncologica si occupa dell'identificazione di bersagli terapeutici  su tessuti paraffinati di neoplasie solide.

La medicina oncologica personalizzata dei tumori solidi si basa sull'impiego di terapie mirate a sotto-popolazioni di pazienti con specifiche caratteristiche geniche tumorali. La caratterizzazione bio-molecolare del tumore rappresenta un elemento fondamentale per valutare l'appropriatezza terapeutica. Ciò ha anche un risvolto economico in considerazione degli elevati costi dei farmaci mirati. Attualmente sono tre i test più diffusi che predicono l'appropriatezza terapeutica con farmaci ad alto costo. La presenza di una amplificazione del gene HER2 nei pazienti con carcinoma mammario e gastrico predice la risposta al trattamento con anticorpi monoclonali o piccole molecole anti HER2. La valutazione dell'espressione di HER2 si effettua con metodiche di ibridazione in situ fluorescente (FISH) o cromogenica (CISH, SISH) dopo screening del tessuto tumorale per l'espressione della proteina HER2 tramite immunoistochimica. L'analisi delle mutazioni dell'oncogene KRAS predice l'efficacia del trattamento con anticorpi monoclonali anti EGFR in pazienti con carcinoma colo-rettale metastatico. In condizioni di KRAS "wild-type" l'anticorpo monoclonale è in grado di bloccare l'azione del recettore EGFR. In condizioni di KRAS mutato la neoplasia si svincola dal controllo del recettore EGFR e quindi la terapia risulta inefficace. La presenza di mutazioni del gene EGFR nei pazienti con carcinoma polmonare avanzato predice il beneficio dal trattamento con piccole molecole inibitrici del dominio catalitico del recettore EGFR. In questo caso le mutazioni del gene EGFR negli esoni 19 e 21 favoriscono l'effetto della terapia mentre mutazioni dell'esone 20 si associano a resistenza primaria o secondaria agli stessi farmaci. Data la prevalenza nella popolazione dei tumori della mammella, del colon retto e del polmone, il numero di pazienti potenzialmente candidabili a queste terapie è molto rilevante ed è pertanto necessario sviluppare e utilizzare test bio-molecolari con buona validità diagnostica e riproducibilità. Attualmente i "gold standard" di riferimento per le analisi in ibridazione in situ e per le analisi mutazionali sono rispettivamente la FISH e il sequenziamento diretto secondo Sanger. L'evoluzione rapida delle metodiche di patologia molecolare ha portato alla validazione di tecniche alternative per le stesse analisi che appaiono più sensibili e riproducibili rispetto anche agli stessi gold standard come ad esempio i metodi basati su PCR quantitativa, ibridazione su array o il pirosequenziamento. Nelle diverse Aziende sanitarie Regionali sono attualmente impiegate metodologie diverse per gli stessi test senza che ne sia stata confrontata e resa nota la validità e la riproducibilità. Inoltre, l'interpretazione del risultato del test può essere soggetta a variabilità inter-laboratori cosi come anche la traduzione dell'esito del test nel referto scritto finale può variare. Nonostante le raccomandazioni emanate per favorire l'uniformità dei test in ambito Nazionale non esistono ancora linee guida osservate da tutti i laboratori per l'interpretazione e la refertazione e manca a livello Regionale un programma di controlli di qualità esterni per questi test.

c) Nell'ambito dei tumori benigni del fegato il gruppo di lavoro sta conducendo una tipizzazione immunoistochimica e molecolare rivolta alla caratterizzazione dei tre tipi principali di adenomi del fegato: a) correlati a mutazioni di Hepatocyte Nuclear Factor (HNF) 1, b) correlati a mutazioni di Beta-catenina, c) istotipi infiammatori correlati principalmente ad alterazioni sieriche della amiloide sierica e della PCR. I risultati attesi sono quelli di caratterizzare questo gruppo di neoplasie benigne del fegato valutando per ognuna di loro il possibile profilo di rischio di evoluzione in carcinoma epatocellulare e la correlazione con malattie dismetaboliche. La valutazione di queste lesioni prevede tecniche di sequenziamento genico di HNF e beta-catenina condotte sia sulla componente tumorale sia in cellule del sangue, e tecniche di immunoistochimica utilizzando anticorpi anti: glutamin-sintetasi, Liver Fatty Acid Binding Protein, Amiloide A, Proteina C Reattiva.

Per questo progetto il laboratorio coinvolto è il Laboratorio di Patologia Molecolare e dei Trapianti del Dr. Fiorentino presso la U.O. di Anatomia e Istologia Patologica dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria S. Orsola-Malpighi.

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