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Andrea Mondini

Professore associato

Dipartimento di Scienze Giuridiche

Settore scientifico disciplinare: IUS/12 DIRITTO TRIBUTARIO

Coordinatore del Corso di Dottorato in Diritto tributario europeo — ph.d in european tax law

Temi di ricerca

La ricerca in Diritto tributario si articola su alcuni temi generali concernenti sia i profili sostanziali dell'imposizione, sia quelli procedimentali, variamente articolati ed integrati tra loro rispetto ad ogni tematica.

Quali principali ambiti di studio, in coerenza con le linee di ricerca seguite, si indicano:

- La proporzionalità della norma e del procedimento tributario, con particolare riguardo alla disciplina dell'istruttoria e dell'accertamento, alla luce dell'affermazione e dell'evoluzione del principio comunitario di proporzionalità.

- Il diritto tributario "pretorio" della Corte di Giustizia europea: analisi dell'impatto di alcuni principi comunitari di diritto (divieto di discriminazione e di restrizione fiscale, divieto dell'abuso del diritto) sull'ordinamento tributario nazionale, con particolare riguardo alle scelte non solo di pianificazione fiscale ma anche alle garanzie del contribuente, in specifico per quanto attiene allo sviluppo giurisprudenziale di veri e propri diritti fiscali del cittadino europeo, anche oltre il divieto di discriminazione basato sulla residenza fiscale e sull'ostacolo all'esercizio di attività puramente economiche.

- Il diritto tributario della famiglia, con particolare riguardo a: proposte de iure condendo in materia di splitting e quoziente familiare; impatto delle libertà comunitarie di circolazione delle persone in materia di agevolazioni fiscali e/o istituti tributari volti ad assicurare la personalità dell'imposizione sul reddito; rapporto tra disciplina dei tributi diretti e indiretti, anche nell'ottica del federalismo fiscale, e istituti civilistici del diritto di famiglia o connessi alle problematiche e vicende familiari (compravendita della casa di abitazione, fissazione della dimora familiare e della casa coniugale, donazioni tra familiari, successioni mortis causa tra familiari), sopratutto per ciò che riguarda la fruzione e l'eventuale "abuso" di agevolazioni fiscali.

- L'interpretazione della norma tributaria, con particolare riguardo all'istituto dell'obiettiva incertezza in funzione di esimente e ai principi di tutela della buona fede e dell'affidamento.

- Le sanzioni amministrative tributarie, con particolare riguardo ai temi dell'elemento soggettivo e dell'efficacia esimente dell'ignoranza della legge e dell'obiettiva incertezza della norma tributaria.

- Profili fiscali dei contratti, con particolare riguardo al regime della fiscalità diretta ed indiretta applicabile al contratto di locazione, nell'ambito dei rapporti tra privati e tra operatori economici.

- Le frodi fiscali nel settore dell'IVA e la ricerca degli opportuni mezzi di contrasto: tra mutamenti normativi, esigenza di superamento della fase transitoria e sviluppo dei principi giurisprudenziali (con particolare riguardo alle modifiche e alle prospettive di riforma del regime territoriale dell'imposizione sul consumo dei beni e dei servizi).

- L'attuazione del "federalismo fiscale", con particolare riguardo ai profili giuridico-tributari, ma anche di diritto finanziario, della strutturazione dei diversi livelli di governo della fiscalità degli enti territoriali minori.

Nell'ambito del Diritto finanziario, i temi di ricerca maggiormente sviluppati riguardano essenzialmente il problema dell'equilibrio finanziario dei bilanci pubblici nel contesto europeo, e lo studio dei meccasnimi di perequzione tributaria e finanziaria, nel contesto dell'attuazione del c.d. federalismo fiscale. Un tema coltivato con interesse, che si colloca al crocevia di entrambe i settori di studio, cioé del diritto tributario e del diritto finanziario, e che risulta particolarmente fecondo anche sotto il profilo metodologico, dato il suo carattere altamente interdisciplinare, coinvolgendo anche profili del diritto ecclesiastico, è lo studio del finanziamento pubblico, diretto ed indiretto delle confessioni e degli enti religiosi, soprattutto nel contesto europeo e dell'evoluzione del diritto comunitario concernente il terzo settore ed il c.d. no profit.



Le linee di ricerca principali vengono indicate distintamente, suddivise per sotto-settore di studio (tributario-finanziario).

Nella selezione dei temi, la scelta, coerente con l'emersione, tanto in dottrina quanto in giurisprudenza, di una sempre più marcata dimensione comunitaria ed “europea” di problematiche tradizionalmente affrontate con categorie del diritto interno, è quella di privilegiare  temi che permettano un'integrazione tra i profili di teoria generale del diritto tributario, o le questioni attinenti a determinati istituti di diritto nazionale, e i principi del diritto tributario comunitario e i problemi più attuali che emergono nella realtà della fiscalità internazionale.

Ciò, anche allo scopo di potere arricchire la ricerca con l'applicazione di analisi  di tipo comparato, indispensabili per raggiungere risultati utili ad evidenziare soluzioni apprezzabili e verificabili non solo nel contesto nazionale ma anche in quello europeo, oltre che riconducibili alla progressiva creazione di un vero e proprio diritto tributario e finanziario europeo. In questo senso, lo sviluppo della ricerca in questa direzione costituisce un ulteriore arricchimento perché obbliga ad approfondire anche questioni di tipo specificamente metodologico.

Diritto tributario

La proporzionalità della norma e del procedimento tributario

Il principio di proporzionalità del mezzo al fine rappresenta, oggi, uno dei principi che, grazie alla frequenza di applicazione da parte della giurisprudenza comunitaria, si pone come uno dei principali parametri per valutare, nell'ordinamento, la razionalità e ragionevolezza del sacrificio imposto dall'azione dei pubblici poteri a diritti e interessi concorrenti. Si tratta di un principio che la Corte di Giustizia europea applica sempre più spesso, anche nel contenzioso avente ad oggetto norme tributarie comnitarie (quelle armonizzate) e norme tributarie nazionali  che si pongono in conflitto con il Trattato CE. Il tema di presenta di particolare interesse per tre ordini di motivi.

1) Il primo riguarda le potenzialità che tale principio, nell'interpretazione che ne dà la Corte, assume non solo come criterio per determinare se regimi fiscali nazionali che derogano al diritto comunitario siano ammissibili in quanto adeguati e necessari allo scopo, ma anche come parametro di legittimità dei modelli di applicazione e di attuazione delle norme impositive (in primis quelle armonizzate, ma non solo) e quindi del procedimento tributario di attuazione dell'imposta. Si pensi sopratutto all'utilizzo dei moduli conoscitivi e di accertamento basati sulle presunzioni o sulle tipizzazioni legali. 2) In secondo luogo, da parametro di legittimità del modello normativo procedimentale, il passo successivo è verificare come esso possa diventare direttamente parametro di legittimità dell'azione dell'amministrazione finanziaria e dell'atto impositivo. Si tratta di tematiche note alla dottrina e alla scienza rispettivamente costituzionalistica e amministrativistica, ma sostanzialmente ignorate, almeno in questi termini, dalla dottrina e dalla giurisprudenza tributaristica. 3) Pertanto, alla luce dell'impulso che viene dalla giurisprudenza comunitaria e dalla circolazione che essa favorisce, tra le varie realtà nazionali, di diversi principi e di modelli di argomentazione/persuasione del discorso giuridico, l'approfondimento e lo studio di questi profili appare idoneo a permettere di ricostruire in termini (più) coerenti ed omogenei, all'interno dell'esperienza sia dell'ordinamento interno sia di quello comunitario, un principio generale applicabile anche al settore tributario, e che, in questo, si connette ad alcune criticità sempre più discusse dalla dottrina: soprattutto l'esistenza e la predicabilità di un sistema tributario come sistema giuridico in senso proprio (necessario per potere coordinare e valutare la coerenza dei mezzi con i fini) e la configurabilità, nel settore fiscale, di una discrezionalità, a monte del legislatore, e a valle dell'azione amministrativa. Con conseguenze rilevanti anche sulla configurabilità degli spazi di tutela e garanzia del contribuente di fronte all'attuarsi ed allo svolgersi dei poteri autoritativi dell'amministrazione finanziaria.

Un siffatta ricerca implica, naturalmente, un'approfondita analisi: della giurisprudenza comunitaria; dei risultati cui, in sede di teoria generale del diritto tributario, la dottrina è sino ad oggi pervenuta nell'elaborare figure sintomatiche della proprozionalità, senza tuttavia giungere ad una piena e consapevole terorizzazione del principio anche in ambito tributario; infine, ma non per importanza, delle fonti normative e giurisprudenziali e della prassi applicativa non solo nazionali, ma almento di altri tre o quattro ordinamenti europei, assunti come rappresentativi di differenti modelli europei di azione pubblica nel settore fiscale. Gli obiettivi della ricerca e i risultati attesi giustificano la previsione di pubblicazioni su riviste di specializzate di settore anche straniere, e l'elaborazione della base per una pubblicazione di tipo monografico.

Diritto finanziario

La religione tra diritti, tributi e mercato: alla ricerca di un modello europeo per le relazioni finanziarie e fiscali tra gli Stati e le Confessioni religiose

I sistemi nazionali di finanziamento delle Confessioni religiose, e dall'altro i regimi fiscali degli enti e delle attività confessionali, costituiscono entrambi temi di ricerca che si arricchiscono di significato e di interesse se avvicinati nella prospettiva del Diritto comparato e di quello comunitario. L'analisi comparata invita, laddove possibile, ad isolare veri e propri modelli giuridici di finanziamento e di promozione fiscale delle Confessioni, individuati sia secondo criteri funzionali, sia tenendo conto dei principi generali a tutti gli ordinamenti tributari. Il carattere internazionale o “ultranazionale” delle principali Confessioni religiose presenti in Europa, si accompagna ad una forte connotazione nazionale delle strutture e degli strumenti giuridici adottati o riconosciuti negli ordinamenti per garantire loro adeguate risorse finanziarie. In uno scenario europeo integrato economicamente, e in via di integrazione sociale, culturale, e, non da ultimo, giuridica, occorre allora riflettere sulla possibilità di individuare o di costruire modelli europei di relazioni finanziarie tra Stati e Confessioni religiose.

Un approccio a queste tematiche di tipo specificamente finanziario e tributario può contribuire ad evidenziare come il sistema di relazioni economiche tra Stato e Confessioni non sia irrilevante rispetto a problematiche quali la trasparenza e la democraticità nell'utilizzo delle risorse finanziarie nazionali, le redistribuzione del reddito, il grado di efficienza e di efficacia delle decisioni di spesa e della gestione dei bilanci pubblici, la compatibilità con le regole giuridiche del mercato. Così, l'appartenenza all'Unione europea, se da un lato postula il riconoscimento di valori e principi costituzionali comuni alle esperienze degli Stati membri (anche quelli relativi al finanziamento diretto o indiretto delle Confessioni religiose), dall'altro impone la necessità di rispettare determinati vincoli di bilancio, di adottare determinati criteri di gestione delle finanze pubbliche, di raggiungere determinati risultati in termini di contenimento del disavanzo e del debito pubblico. Pertanto il comune contesto europeo giustifica una riflessione circa la possibilità di elaborare modelli di gestione finanziaria che rispondano ai presupposti ed alle condizioni di appartenenza all'Unione.

L'opportunità di valorizzare una prospettiva di analisi specificamente comunitaria si avverte poi soprattutto rispetto ai profili tributari. Le regole del mercato comune, basate sull'esercizio di libertà economiche fondamentali e sulla concorrenza paritaria tra soggetti economici, sono idonee ad incidere sulle forme di finanziamento, specialmente indiretto, delle Confessioni. Infatti, nella misura in cui gli enti confessionali o religiosi operano, direttamente o indirettamente, nella realtà economica, producendo e scambiando beni e servizi sul mercato, o contribuendo essi stessi a creare forme rilevanti di mercato, le politiche e gli strumenti fiscali finalizzati a promuoverli e ad agevolarli, attraverso la c.d. spesa fiscale, non possono esimersi dal rispettare le regole giuridiche del mercato comune. L'orizzonte europeo stringe ad un approccio comune, in cui anche le Confessioni religiose, laddove la loro attività si iscriva nel settore delle attività di solidarietà e di utilità sociale, del no profit e dell'impresa sociale, devono confrontarsi oggi con nozioni e categorie apparentemente estranei alla lunga esperienza delle attività caritative, quali la concorrenza leale, gli aiuti di Stato, il “libero” mercato. All'interno del terzo settore e del no profit, proprio nel quadro comunitario risulta d'altro canto sempre più accentuata la natura dell'esperienza confessionale come fenomeno giuridicamente complesso che deve essere valutato in maniera unitaria, ma con il pieno coinvolgimento di tutti i molteplici profili in cui si articola (economico, sociale, culturale, civile, etc.). Tra questi profili, quello attinente al diritto tributario e al finanziamento pubblico delle Confessioni non è stato fino ad oggi trattato in modo sistematico dalla dottrina, la quale, pur non avendolo certo trascurato, non ha finora provveduto ad un suo pieno approfondimento. Ciò giustifica ulteriormente l'interesse per la ricerca in questo ambito. Due, quindi, le direttrici principali che si intendono seguire. Da un parte lo studio comparato dei regimi fiscali applicabili agli enti confessionali, in modo da evidenziarne gli eventuali aspetti di favore, apprezzati quali forme di finanziamento indiretto, soprattutto alla luce delle norme e dei divieti comunitari. Dall'altra lo studio comparato dei sistemi europei di finanziamento diretto delle Confessioni religiose, a carico dei bilanci pubblici, anche in tal caso alla luce delle problematiche comunitarie ed europee relative all'efficienza, alla trasparenza ed alla sostenibilità finanziaria delle decisioni di spesa pubblica.