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Rodolfo Lewanski

Professore associato confermato

Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali

Settore scientifico disciplinare: SPS/04 SCIENZA POLITICA

Temi di ricerca

Le linee di ricerca sono focalizzate intorno ai beni pubblici e la loro ‘produzione' mediante il coinvolgimento di stakeholders e/o cittadini nei relativi processi decisionali. L'attività di ricerca sulle politiche ambientali é iniziata già alla fine degli anni '70, da allora ho scritto estesamente sull'argomento, anche in prospettiva comparata. In tale ambito particolare interesse hanno suscitato i conflitti ambientali connessi ai processi di localizzazione e gli approcci di tipo negoziale impiegati per affrontare tali conflitti. Più recentemente il mio interesse si é rivolto verso approcci di stampo deliberativo utilizzati nella gestione dei conflitti. Ho organizzato diversi eventi deliberativi, fra cui nel 2005 una ‘Giuria di cittadini' che ha discusso le misure di limitazione del traffico veicolare nel centro storico di Bologna, e nel 2009 l'evento italiano del progetto WWViews sul tema del cambiamento climatico in collaborazione con il Danish Board of Technology. Il mio attuale campo prevalente di interesse riguarda i processi partecipativi, in particolare di stampo dialogico-deliberativo.

Democrazia deliberativa e gestione dei conflitti ambientali: Nell'ultimo decennio la deliberazione è emersa come uno dei temi al centro della teoria democratica. L'interesse della scienza politica, originato dalla constatazione della distanza tra il modello ideale di democrazia e la realtà dei sistemi politici, affonda le sue radici nei movimenti sociali degli anni '60 e '70, quando fanno la loro comparsa pratiche quali le Plannungzelle e le Citizen Juries rispettivamente in Germania e negli Stati Uniti, mentre le elaborazioni teoriche risalgono agli anni '80 (negli scritti di Mansbridge, Barber, Habermas e altri). Da allora i tentativi di realizzare l'ideale deliberativo si sono moltiplicati. Oltre un migliaio di esperienze democratico-deliberative risultano essere state condotte ad oggi al livello locale e, sia pure in misura minore, al livello nazionale in molti paesi, ma non in Italia. Se inizialmente la democrazia deliberativa esprimeva una vena ‘antagonista' nei confronti della democrazia rappresentativa cui contrapponeva un modello di democrazia diretta ispirata all'antica polis ateniense o ai town meetings nel New England del ‘600, essa ha successivamente ridimensionato le proprie ambizioni, ponendosi l'obbiettivo di ‘deepen democracy' e di proteggere i sistemi democratici dalle tendenze che ne minacciano la coerenza con le proprie premesse ideali. In quest'ottica, i teorici della democrazia deliberativa ne hanno enucleato numerose potenzialità: - Accresce la cultura civica rendendo i partecipanti cittadini migliori, più consapevoli e attivi (rifacendosi in questo argomento direttamente al pensiero aristotelico). - Produce decisioni migliori, ovvero più ‘sagge' e razionali rispetto ad altri tipi di processi. - Consente di giungere a posizioni reciprocamente accettabili in caso di scelte che abbiano forti implicazioni valoriali, incorporando conoscenze, valori e preferenze degli attori e/o delle comunità interessate. - Aumenta la legittimità delle decisioni. - Grazie al coinvolgimento degli interessati e ad un conseguente senso di ‘proprietà' delle decisioni assunte, aumenta le probabilità di successo nella fase di attuazione delle politiche. - Influisce positivamente sulla responsiveness e l'efficacia degli apparati amministrativi. La teoria deliberativa è stata, naturalmente, oggetto di numerose critiche sotto il profilo teorico. Inoltre riserve sono state espresse in merito alla sua reale praticabilità e alla sua capacità di produrre i risultati ‘promessi'. Se si vuole che la democrazia deliberativa dia un contributo alla teoria democratica, ma anche alla vita politica, occorre dunque verificarne empiricamente le potenzialità -e i limiti- mettendola alla prova; il che, si noti, è in sintonia anche con il suo carattere fortemente pragmatico rivolto al problem solving. La teoria della deliberazione è ancora nell'infanzia; per farla maturare, un circuito positivo di ‘pratica-riflessione-pratica' è indispensabile per innescare quei processi di social learning che portino a sviluppare approcci praticabili ed efficaci, che a loro volta rendano credibile la deliberazione agli occhi dei decision-makers e dell'opinione pubblica. L'attività di ricerca é dunque focalizzata sulla rielvazione e valutazione degli esiti dei processi di natura deliberativa posti in essere in Italia. Nel 2007 é stata condotta una ricerca finanziata dal Dipartimento della Funzione Pubblica e coordinata da L. Bobbio (UNITO) su un campione significativo di espereinze partecipative locali e regionali. L'approccio deliberativo appare particolarmente adatto ai temi ambientali per numerosi motivi (elevato grado di conflittualità, rilevanza dell'aspetto cognitivo e valoriale, elevata complessità tecnico-scientifico, esigenza di dare voce agli interessi diffusi). In base a questa considerazione nel 2007 é stata presentata una proposta di ricerca alla UE nell'ambito del 7 PQ (SSH-2007-1 Democratic ownership and participation) dal titolo 'Informed Citizens Deliberating on the Climate Change Challenge in Europe'. Nel 2013 si è concluso un progetto PRIN 'La qualità della deliberazione' cui ho partecipato insieme a colleghi degli atenei di Bologna, Torino, Siena, Trieste e Genova, e che si é concluso con la pubblicazione di un volume ('La qualità della deliberazione', a c . di L. Bobbio, Carrocci, 2013).