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Raffaele Milani

Professor

Department of Education Studies "Giovanni Maria Bertin"

Academic discipline: M-FIL/04 Aesthetics

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NORME PER LA PREPARAZIONE DI DATTILOSCRITTI

Titoli di libri, opere, capitoli o parti di essi vanno sempre sottolineati (N. B. : la sottolineatura equivale al corsivo nella stampa). Le virgolette vanno usate per isolare o evidenziare singole parole o espressioni (secondo un criterio soggettivo) e necessariamente (qui il criterio è oggettivo, materiale) per racchiudere una citazione, anche breve.

Parole in lingua straniera inserite nel testo senza soluzione di continuità (ad eccezione, naturalmente, dei nomi propri di persona, luogo, etc.) vanno sottolineate.

REDAZIONE DELLE NOTE: premesso che nel caso di citazioni nel testo occorre sempre il rinvio al luogo esatto della fonte della citazione (anche la o le pagine), mentre nel caso di richiami più generici o per dichiarare la propria dipendenza da studi altrui basta la formula iniziale Cfr. (confronta), osservare uniformemente e stabilmente le seguenti norme (esemplificate qui sotto con alcuni modelli):

  • -volume: L. SAVIONI, Persuasione e grandezza, Vicenza 1985
  • parte di volume: E. PANOFSKY, Il problema dello stile nelle arti figurative, in La prospettiva come “forma simbolica” e altri scritti, Milano 1961, pp. 141-151
  • scritto in volume miscellaneo: R. JAKOBSON, Du réalisme artistique, in T. TODOROV (a cura di), Théorie de la littérature, Paris 1965, pp. 98-108
  • articolo da periodico: R. A. PUTMAN, Poets, Scientists and Critics, “NEW LITERARY HISTORY”, vol. XVII, Autumn 1985, n. 1, pp. 17-21

    N. B.:

    il nome dell’autore in maiuscolo – il titolo di libro, capitolo, di saggio o articolo, etc., sempre sottolineato – la denominazione del periodico, rivista o giornale, annuario, etc., racchiusa tra virgolette;

    può esserci il caso di un volume miscellaneo senza indicazione di un curatore: in tal caso usare AA. VV. (autori vari);

    nel caso di volumi tradotti in lingua italiana è opportuno aggiungere l’indicazione di luogo e anno dell’edizione straniera originale (esempio: …., Milano 1965 (Oxford 1953) );

    la numerazione dei periodici è variabile: non tutti hanno annata (in cifre romane), anno, fascicolo, periodo dell’anno, etc.; attenersi al criterio di numerazione di ogni singolo periodico, senza mai far mancare l’anno.

    Ripetizione di riferimenti in note successive:

  • qualora ci si riferisca al medesimo testo in note successive (senza che siano interposte altre note), anzi che ripetere l’indicazione di autore, titolo, luogo e anno, usare la formula Ivi (pagine differenti) o Ibidem (stessa pagina);
  • qualora ci si riferisca a testo già citato in note non successive, usare la formula Op. cit., se questa è sufficientemente chiara, ovvero usare un’indicazione abbreviata a cui segua la formula cit. (esempio: JAKOBSON, Du réalisme …, cit.);
  • -naturalmente, quando occorre, a queste formule segue l’indicazione della o delle pagine.

Nelle bibliografie, posporre al cognome dell’autore l’iniziale puntata del nome (esempio: JAKOBSON, R.).

Nel caso di riferimenti molto frequenti a uno o più testi (come spesso accade in lavori monografici), è opportuno compilare un siglario e servirsi così nelle note di più rapide indicazioni in sigla.

Quando occorre precisare se si tratta di prima, seconda etc., edizione, usare un numero in esponente (esempio: terza edizione del 1948 si indica: 19483); è consigliabile aggiungere in parentesi l’indicazione della prima edizione, così: …., Bari 19528 (19261).

Nel caso di riferimenti a “classici”(ossia a tutti quei testi che solitamente si usano in edizioni, in originale o in traduzione, notevolmente posteriori alla data originale di apparizione), è opportuno aggiungere in nota, quando non sia già esplicitato nel testo, l’anno della prima pubblicazione; esempio: H. SPENCER, La filosofia dello stile (1852), in Filosofia dello stile, a cura di D. Drudi, Firenze 1981, pp. 29-66 (quest’ultimo esempio mostra anche come indicare il curatore di una raccolta di testi di altro autore).