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Ioannis Giannopoulos

Professore a contratto

Dipartimento di Psicologia

Temi di ricerca

L'Intervento Breve Attivo (I.B.A)

come

Psicoterapia Breve Multidimensionale ed Integrata

CHE cos'è l'I.B.A.:

Il trattamento si progetta basandosi su una filosofia, che poi si sviluppa in una strategia e tattica psicoterapeutica propria e vera!

Si tratta di una psicoterapia breve dinamica basata su premesse psicodinamiche. Come tutte le psicoterapie dinamiche, ha la sua base sui contenuti psicoanalitici, ma si distingue dalla psicoanalisi per una serie di differenze sostanziali, come il tempo, la modalità, la posizione, il focus, la finalità ecc.

E' una psicoterapia molto attiva, ha uno o più focus secondo la problematica proposta, e avviene in un setting molto rigoroso. La selezione dei soggetti avviene tramite una serie di criteri, che vanno verificati durante la raccolta dei dati anamnestici, ma che non sono due processi separati.

Si può dire che l'Intervento Breve Attivo è un intervento di microchirurgia.

Come tale, è preciso e mirato, ben circoscritto, focalizzato esattamente lì dove c'è l’area conflittuale circoscritta, e mira a riparare e ricostruire quel preciso "guasto", che impedisce o compromette seriamente il funzionamento psichico.

l'I.B.A ha una funzione esplorativa, una funzione riflessiva, una funzione pedagogica, una funzione rieducativa, e una funzione abbreattiva. (-- riferim. A Freud, periodo preanalitico). Significa rieducazione emotiva, mobilizzazione dell'ansia, controllare la regressione, insegnamento ad apprendimento come gestire adeguatamente l'aggressività, controllare gli impulsi ecc.

Non ha l'ambizione di cambiare radicalmente la struttura della personalità del individuo, ma si prefissa di dargli un mezzo ed un strumento con il quale cominciare a modificare a breve termine, comportamenti e costruzioni mentali ripetitive ed inconcludenti.

E' come condurre il soggetto dal Kaos e dalla confusione in cui è vissuto fino a quel punto, ad un Kosmos nel quale esiste un certo ordine, un movimento, una coordinazione, uno spazio in cui tutto riprendere a muoversi con una certa funzionalità, anche se non è tutto perfetto.

Vale a dire cercare e creare le condizioni favorevoli, tramite le quali possa svilupparsi una seria possibilità di cambiamento e di crescita, in modo che possa essere affrontato il o i problemi iniziali in tempi obbiettivamente valutabili brevi e con risultati a volte sorprendenti!

Ha come punto di riferimento Il modello Bio - Psico – Sociale, e si propone non come una risposta certa agli difficili e complessi quesiti presenti nel campo dalla psiche umana, ma come una riflessione e una ipotesi da verificare nelle sue possibili applicazioni.

Sinteticamente esso può essere definito multidimensionale ed integrato perché si fonda sulla integrazione che si va generando nel corso dell’intervento clinico, fra le varie dimensioni che intervengono nella cura, indipendentemente dalle origini teoriche - pratiche e di appartenenza di scuola di ciascuna di esse.

Cercherò ora brevemente, procedendo per semplice elencazione, di illustrare tali dimensioni e la rilevanza che ciascuna di esse ha per sé e in rapporto alle altre.

- Dimensione psicodinamica.

La radice fondamentale dell’I.B.A. è certamente psicodinamica nel senso che dal sapere teorico pratico della psicoanalisi assume alcuni elementi essenziali per la pratica, quali:

  • Il Transfert.. Inteso nel senso originale di Freud, quale ripetizione nel qui e ora di pattern relazionali precoci, conflittuali e maladattativi, nel qui e ora della relazione terapeutica e nelle relazioni attuali esterne alla terapia.

  • I Meccanismi di difesa dell’Io e/o di Coping. Tale componente, controversa e discutibile quanto si voglia, è una utile guida sia a livello diagnostico che di intervento terapeutico. Infatti è importante potere differenziare le persone da noi assistite, sulla base della prevalenza della organizzazione difensiva messa in atto. In tale senso la proposta di Kernberg di differenziare organizzazioni di personalità psicotica, borderline, nevrotica, è utile per ciò che riguarda l’uso prevalente dei rispettivi meccanismi di difesa dell’Io e quindi l’opportunità di orientare la strategia terapeutica in funzione di essi.

  • l'Alleanza terapeutica. Nell’I.B.A. è fortemente enfatizzata soprattutto nel "Noi insieme qui e ora" che assomiglia a ciò che Lubosky definisce alleanza di aiuto di "tipo due". E' fondamentale finalizzare da subito il trattamento verso la soluzione del problema consensualmente condiviso con il nostro assistito nella diagnostica del focus; per questo una forte alleanza terapeutica è essenziale per un buon esito del trattamento. Questo fatto è ormai universalmente condiviso e dimostrato dalla ricerca empirica.

  • l'Economia dell’investimento libidico e dinamica delle relazioni oggettuali interne/esterne.

    - Dimensione cognitivo comportamentale.

    1) Funzione autoriflessiva. Nell’I.B.A. viene posta particolare attenzione alle capacità cognitive, soprattutto meta - cognitive, del nostro assistito, attraverso un continuo monitoraggio della capacità auto riflessiva (cioè la capacità di cogliere gli stati emotivi di sé e degli altri e metterli in correlazione e raffronto) attraverso un confronto continuo, attivo e diretto che in alcuni momenti può apparire disturbante o provocare reazioni abbreattive. E’ doveroso qui mettere in rilievo come, ad opera di Peter Fonagy e collaboratori, la funzione autoriflessiva è oggetto di studi empiricamente fondati e ritenuta attualmente predittiva dell’esito del trattamento.

    2)Dessensibilizzazione sistematica di comportamenti disadattativi. Nell’I.B.A. il terapeuta ricorre a prescrizioni di comportamento, ove lo ritenga opportuno, mirate, nel rispetto della libertà del suo assistito, al confronto e alla modifica di comportamenti ripetitivi legati al focus sintomatico. Spesso ricorre a tecniche incitanti e sfidanti il cosiddetto "challenging" per stimolare il cambiamento.

    - Dimensione dinamica evolutiva.

    In questa dimensione assume particolare rilevanza la posizione del soggetto rispetto all’asse fusione simbiotica versus separazione/individuazione. Infatti, è profondamente diverso l’atteggiamento verso un assistito che presenta marcati segni di fusionalità simbiotica pre -ambivalente, rispetto alla simbiosi ambivalente o ad una evidente tendenza alla separazione individuazione.

    Queste premesse teoriche servono ad illustrare in modo sommario, e inevitabilmente incompleto, lo sfondo teorico clinico su cui si muove la pratica clinica da me proposta, e che, per certi versi, coincide con altri orientamenti di psicoterapia breve.

    A livello pratico però, l’elemento cardine è costituito dall’integrazione di tali ingredienti e diventa quindi una funzione creativa. Tale creatività proviene dal sapere teorico e la persona del terapeuta, nel suo spessore etico e biografico, dalla persona dell’assistito nell’autenticità della sua domanda, e dalla relazione tra i due, continuamente verificata nel qui e ora del singolo incontro clinico. Il fattore fondamentale è la capacità di empatia e di immedesimazione del terapeuta oltre alla sua padronanza nell’attraversare le dimensioni sopra elencate senza pregiudizi di scuola.

    L’integrazione, infatti, non è una semplice selezione eclettica delle idee migliori di ciascun modello teorico e pratico, ma sostanzialmente un processo cognitivo emotivo del terapeuta ispirato dalla realtà vivente della relazione con il suo assistito nel corso del tempo e nel singolo incontro.

    In tal senso l’I.B.A. partecipa all’ampio dibattito attuale circa la necessità di integrazione in psicoterapia, superando le barriere legate ad un’adesione impropria e acritica alle scuole di formazione.

    Questo è lo sfondo teorico e clinico che fornisce il razionale scientifico all’intervento tecnico dell’I.B.A. Esso si avvale di una serie d’interventi che possiamo così sintetizzare:

    1) Ricerca e formazione della migliore alleanza terapeutica tramite l'empatia e la comprensione dei propri e veri bisogni dell'assistito, utilizzando la relazione come principale strumento terapeutico. A questo proposito è di fondamentale importanza la richiesta d’autorizzazione per la video registrazione prima che l'incontro avvenga. Ritengo che questo sia un utilissimo indice predittivo di alleanza, di fiducia da verificare in "campo", al punto che, a volte rifiuto l'incontro in assenza di tal consenso, indirizzando l'utente ad un altro terapeuta. Un esempio concreto potrò fornirvi durante il mio work-shop di pomeriggio.

    2) Incitamento (challenging) ad attuare il cambiamento tramite la provocazione e la sfida, e l'incoraggiamento, e il sostegno ove necessita, con obiettivo di abbattere rapidamente le resistenze e costruirne nuove, sane.

    3) Forte enfasi su domande autoriflessive del tipo: "come si sente questo momento", "come ha vissuto l'incontro di oggi", "come avverte il nostro rapporto", "come mi percepisce", "cosa pensa di me", "cosa pensa che io pensi di lei".

    4) Confronto nel qui e ora.

    5) Chiarificazione nel qui e ora.

    6) Interpretazione del pattern ripetitivo maladattativo (enfasi sul movimento fallimentare che porta inevitabilmente a esperienze ripetitive negative come per es. fallimenti lavorativi, interpersonali, terapeutiche ed altro).

    7) Interpretazione delle relazioni oggettuali interne/esterne.

    8) Prescrizioni di comportamento, ove ritenuto opportuno (esempio: un mio assistito, con un disturbo di personalità borderline, che faceva uso frequente di cocaina, mi chiama una mattinata con una voce oltre tomba, alle 9 di mattino, dicendomi che era ranichiato ad un angolo, paralizzato dal terrore, incapace a reagire. La risposta immediata che gli ho datto, con voce ferma e calma è stata: alzati, vai a fare la doccia, fai la colazione, vestiti e vai al tuo lavoro. All’incontro successivo gli ho chiesto come sono andate le cose, e lui risposi: Bene, ho fato la doccia, ho fato colazione, mi sono vestito e sono andato al mio lavoro. Tutto o.k!)

    L’espressione pratica dell’integrazione si manifesta già da subito nella fase di anamnesi/valutazione/selezione dell'assistito e del terapeuta. In tal senso, a scopo puramente orientativo, cito sommariamente la modalità dell'intervista anamnestica/valutativa e dei criteri di selezione.

    L'anamnesi/valutazione non è una semplice raccolta di dati, ma è un processo indagativo che include vari elementi strettamente collegati tra di loro come:

    1) Valutazione dei problemi presenti al momento del consulto, la loro origine, e la loro intensità o gravità, sotto l'aspetto psicopatologico, la forza dell'Io del soggetto e la persistenza dei meccanismi disadadativi che possono minare la probabilità di riuscita del trattamento.

    2) Anamnesi sistematica dello sviluppo psicosessuale dell'individuo:

    a) prima infanzia; i primi ricordi, le prime esperienze relazionali, i vissuti emotivi, gli eventi importanti, l'esordio scolastico, il successivo andamento ecc.

    b) pre e adolescenza; il menarca, le prime esperienze auto erotiche e sessuali ecc.

    c) età adulta; scelta di carriera, relazioni con l'altro sesso, integrazione sociale e lavorativa ecc.

    3) Utilizzo di criteri di selezione appropriati per cominciare a fare le prime ipotesi riguardo la struttura della personalità del soggetto e l'eventuale idoneità come candidato.

    4) Formulazione di uno o più specifici focus, che è la base sulla quale si poggerà un eventuale futuro lavoro psicoterapeutico.

    5) Stabilire una relazione stimolante, ed accordare un programma di collaborazione, per affrontare le difficoltà risolte dai conflitti emotivi sottostanti i focus specifici. (accordare il contratto)

    Successivamente si valutano e si provvede per le priorità dei bisogni del soggetto, amministrando in maniera ottimale le risorse dell'Io, per interrompere il circolo vizioso e ottenere delle modificazioni entro tempi ragionevoli.

    Criteri selettivi e motivazionali per l'assistito per il terapeuta.

    l'Assistito deve:

    1) Essere relativamente di giovane età, cronologicamente compresa tra 17 - 18 e 50 - 55 anni più o meno.

    2) Avere quoziente intellettivo buono.

    3) Avere una buona sofisticazione mentale, ed essere tendente all'introspezione.

    4)Rendersi conto del suo mal funzionamento psichico, che si ripercuote nella sua attualità, impedendogli di raggiungere i suoi obbiettivi.

    5) Avere interazione attiva e dinamica con il terapeuta, anche se la relazione, inizialmente, non è buona.

    6) Avere alta motivazione nell'affrontare "l'altra sua realtà".

    7) Assumere l'impegno e la disponibilità a sostenere il trattamento in maniera continua e costante.

    Il Terapeuta deve:

    1) Essere teoricamente e tecnicamente ben preparato.

    2) Essere molto attivo, a volte provocatorio, ma non arrogante.

    3) Essere e mostrarsi forte ma non minaccioso, sicuro ma non credersi infallibile, coinvolgente ma non coinvolto dal caos dell'assistito, severo e duro quando è necessario ma anche chiaro, leale e sincero.

    4) Essere veloce nel pensare e nell'agire, per poter affrontare situazioni complesse e improvvise senza eccessive esitazioni.

    5) Essere in grado di affrontare, contenere e contrapporre la rabbia, l'aggressività ed i tentativi distruttivi da parte dell’assistito. E' necessario avere un buon livello di sopportazione, e tollerare la frustrazione provocata dai comportamenti dell’assistito dentro e fuori setting.

    SETTING:

    il trattamento accordato si svolge con cadenze regolari, uno o più incontri settimanali, faccia a faccia, e possibilmente lo stesso giorno e orario, costante per tutto il periodo del trattamento. Gli incontri sono concatenati tra loro, hanno una completezza in sè, ma non sono indipendenti tra loro nonostante la loro "autonomia". Sono pezzi di un unico puzzle!

    TEMPO:

    Varia secondo la problematica proposta.

    FOLLOW UP:

    A distanza prestabilita secondo gravità o difficoltà, per molti mesi e a volte anni.