Foto del docente

Giorgio Mangani

Professore a contratto

Dipartimento di Beni Culturali

Temi di ricerca

Parole chiave: Storia della cartografia; Storia del pensiero geografico; Teoria del paesaggio; Sviluppo Locale; Distretti Culturali Evoluti; Geografia dell'arte

Mi sono occupato di storia del pensiero geografico e cartografico, dedicando attenzione alla storia della cartografia delle Marche, dello Stato pontificio e dei fiamminghi, della geografia e cartografia dei Gesuiti, sviluppando sopratutto lo studio della cartografia a stampa tra XV e XVII secolo, la sua funzione persuasiva, il rapporto storico-epistemologico intercorso tra cartografia ed arte della memoria, il rapporto tra la genesi dell'atlante geografico e la nascita degli stati nazione moderni.

Mi sono occupato di storia della rappresentazione urbana, specie di età umanistico-rinascimentale, analizzando sopratutto l'utilizzo delle vedute urbane nell'arte della memoria e nella meditazione e preghiera silenziosa, agli albori della "devotio moderna". Fa parte di questi studi quello che mi ha portato a formulare una tra le più accreditate analisi della genesi e funzione delle cosidette "città ideali" conservate nei musei di Urbino, Baltimora e Berlino.

Ho studiato per molti anni la rappresentazione e le narrazioni connesse al paesaggio delle Marche, considerato storicamente il  carattere identitario più specifico di questa regione, utilizzando gli strumenti della storia della rappresentazione artistica, dell'antropologia economica, l'archeologia di Michel Foucault, secondo una ampia periodizzazione storica che va dall'uso meditativo del paesaggio nell'ambiente monastico altomedievale, fino alla teoria del cosidetto "modello economico marchigiano".

In questo campo ho studiato, con Lucia Tongiorgi Tomasi (Università di Pisa), la figura e l'opera del pittore paesaggista, botanico e vedutista Gherardo Cibo (XVII sec.), cui si devono le prime rappresentazioni dal vivo del paesaggio marchigiano.

Mi sono occupato del rapporto intercorso tra la nascita del collezionismo antiquario promossa da Ciriaco da Ancona, nel XV secolo, considerato il padre degli interessi archeologici umanistici, e la "invenzione delle tradizioni" occidentali, ispirata alle teorie di Hobsbawm e di Anderson, utilizzata come veicolo ideologico rivolto al sostegno politico e militare dell'impero bizantino sotto la minaccia turca.

L'attenzione per l'impiego della tradizione classica come immagine e veicolo delle ideologie di sovranità promosso da Ciriaco di Ancona e dal suo sponsor politico, il cardinale Basilio Bessarione, è stata poi sviluppata nella ricostruzione della figura di Angelo Colocci, presidente dell'Accademia Romana nella prima metà del secolo XVI, e della sua azione culturale, scientifica e politica nella teorizzazione avanti lettera di uno stato nazione italiano sotto l'egida papale.

Parallelamente a questi studi di carattere storico-geografico, mi sono occupato in termini teorici e pratici, con una ventennale attività di progettazione e gestione, di sviluppo culturale e turistico a traino culturale, tradottasi nella creazione di istituzioni come la "Cartoteca storica delle Marche", il "Sistema Museale della Provincia di Ancona", il "Fondo Mole Vanvitelliana" e la casa editrice "Il Lavoro Editoriale" (Ancona).

Attualmente sono impegnato in una indagine dedicata alla ricostruzione della storia dello sguardo scientifico occidentale attraverso un'analisi comparata, dall'antichità al mondo contemporaneo, dei metodi della geografia e della medicina ("Il colpo d'occhio. Geografia, medicina e la costruzione dello sguardo scientifico").

Ho curato la catalogazione scientifica di alcune collezioni storico-cartografiche, in particolare quelle della Biblioteca civica di Urbania (Pu), della Cartoteca Storica delle Marche (Serra San Quirico, An), della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro.