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Fulvia Farabegoli

Ricercatrice confermata

Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie

Settore scientifico disciplinare: MED/04 PATOLOGIA GENERALE

Temi di ricerca

Parole chiave: proliferazione recettore estrogenico EGCG Carcinoma della mammella tè verde chemoprevenzione

Dopo la laurea, la Dott.ssa Farabegoli si è dedicata allo studio ultrastrutturale del rapporto fra struttura e funzione della cromatina in situ. Il modello scelto per tale indagine è rappresentato dai geni ribosomiali, responsabili della sintesi dell'RNA ribosomiale e localizzati nel nucleolo. Nell''analisi del rapporto tra struttura e funzione dei geni ribosomiali sono state impiegate numerose metodiche istochimiche e immunocitochimiche: la colorazione di tipo Feulgen per la microscopia elettronica per la colorazione selettiva del DNA con il complesso ammina d'osmio, la colorazione Acroleina-Argento-Metenamina per la visualizzazione di proteine basiche, la colorazione al Nitrato d'Argento per la visualizzazione delle proteine acidiche selettivamente associate ai geni ribosomiali e la visualizzazione di componenti subcellulari mediante l'uso di sostanze legate ad oro colloidale (2,3,5,10,12,14,17,18).

            Durante il periodo del Dottorato di Ricerca la Dott.ssa Farabegoli ha avuto occasione di interessarsi anche ad altri problemi estendendo le sue conoscenze in campo ultrastrutturale (1,4,6,9,11,16).

                       Si è sucessivamente interessata alla possibilità di quantificare le alterazioni della morfologia nucleolare che caratterizzano le cellule neoplastiche mediante la colorazione    all'Argento per le proteine acidiche associate ai geni ribosomiali. L'analisi quantitativa delle proteine argirofile del nucleolo è stata usata al microscopio ottico per quantificare le differenze nucleolari di cellule normali e neoplastiche. Si è sucessivamente dimostrato che la quantità di proteine acidiche argirofile era strettamente correlata alla velocità della duplicazione cellulare (7,8,13,15).

            Durante il suo soggiorno in Germania (1991-1992) la Dott.ssa Farabegoli ha iniziato ad interessarsi di alterazioni cromosomiche nelle neoplasie umane, acquisendo metodiche di ibridazione in situ non radioattiva alla fluorescenza da applicarsi allo studio delle alterazioni cromosomiche numeriche in neoplasie dell'età pediatrica. Dopo avere preso servizio come ricercatore presso la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali (ottobre 1992) ha inziato a studiare le alterazioni del cromosoma 1 nei carcinomi della mammella impiegando metodiche di ibridazione in situ alla fluorescenza (alterazioni del cromosoma 1 con perdita della regione 1p36 in rapporto alla ploidia e agli indici clinico-patologici più comunemente impiegati in questa malattia) (19,20).

            Ha inoltre studiato le caratteristiche biologiche e cliniche di un gruppo di carcinomi mammari rispetto all'espressione e all'amplificazione dell'oncogene c-erbB-2 (22), ha collaborato alla caratterizzazione di una linea cellulare di carcinoma polmonare a piccole cellule in cui è stata individuata una nuova delezione cromosomica (21), ha confrontato le alterazioni dei cromosomi 1, 8, 12, 16, 17 e 18 in campioni diploidi ed aneuploidi di carcinoma mammario mediante FISH (23), ha applicato metodiche di studio di perdita di eterozigosi a Carcinomi Duttali iIn Situ (DCIS) della mammella durante il suo soggiorno in Francia e sucessivamente in Italia (24). Durante il soggiorno in Olamda presso la Free University di Amsterdam, ha utilizzato tecniche di CGH per caratterizzare 47 casi di carcinoma mammario (26). Sucessivamente ha collaborato alla definizione della importanza dell'allele arginina del codone 72 della proteina p53 nella prognosi del carcinoma mammario (25).

            Recentemente la Dott.ssa Farabegoli ha iniziato a occuparsi di una famiglia di proteine, chiamate SOCS (Suppressor Of Cytokine Signaling), e in particolare di una di queste, SOCS-2, nel carcinoma della mammella, utilizzando inizialmente materiale proveniente da pazienti, e passando in seguito a linee cellulari di carcinoma mammario che sono state trasfettate con cDNA contente il gene per SOCS-2. Attualmente sta studiando il rapporto fra espressione di SOCS-2, proliferazione e stimolazione estrogenica, sempre in modelli cellulari in vitro (27,30).

            Inoltre ha iniziato a studiare il rapporto fra il principio attivo più importante contenuto nel tè verde (EGCG, Epigallocatechinagallato) e recettori estrogenici in cellule di carcinoma mammario MCF-7 ( 28,29) e i meccanismi con cui la somministrazione di EGCG aggira la resistenza al tamoxifene (31, 32). Collabora con diversi gruppi di ricerca per studiare le sinergie fra EGCG e altre sostanze sia di origine vegetale (34) che di sintesi (33) attive su cellule di carcinoma umano.

 



Il tè verde e il suo principio attivo Epigallocatechina-3-gallato (EGCG), sono oggi molto studiati come agenti anti infiammatori, antiossidanti e chemopreventivi. L'effetto chemopreventivo del tè verde è stato verificato da studi epidemiologici, e la sua azione citotossica, anti angiogentica e antimetastatica nei confronti delle cellule cancerose è stata verificata in modelli animali e in vitro. Abbiamo dimostrato che in cellule di carcinoma mammario dotate di recettore estrogenico, l'attività citotossica del tè verde è aumentata e raggiungibile con più basse dosi, data una sua azione diretta o indiretta sulla via recettoriale. Inoltre, in cellule resistenti al tamoxifene, il farmaco più impiegato nella terapia del carcinoma mammario con positività per il recettore estrogenico, EGCG è capace di superare la farmaco resistenza mediante regolazione di proteine importanti nell'instaurarsi di questo fenomeno.

La capacità di contrastare la farmaco resistenza sembra dovuta sia alla riduzione della sintesi e della funzionalità di proteine coinvolte nell'estrusione di farmaci sia alla down-regolazione di EGFR e della via di segnalazione dipendente, che è molto attiva nelle cellule di carcinoma della mammella resistenti al tamoxifene.