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Francesco Marsciani

Professore associato confermato

Dipartimento delle Arti

Settore scientifico disciplinare: M-FIL/05 FILOSOFIA E TEORIA DEI LINGUAGGI

Temi di ricerca

La ricerca etnosemiotica (primo filone di ricerca) è uno dei filoni di approfondimento privilegiati per le applicazioni della metodologia semiotica alle cosiddette "pratiche quotidiane", pratiche degli individui appartenenti ad una qualunque comunità culturale. Si tratta della descrizione dei fenomeni di donazione di senso all'ambiente circostante da parte dei membri di una comunità attraverso l'analisi del loro uso dell'ambiente stesso. L'etno-semiotica richiede la dimensione della corporeità semiotica (secondo filone di ricerca) con la quale, nella maggior parte dei casi concreti, si costituisce la soggettività enunciante degli attori coinvolti nelle pratiche. Un aspetto specifico di questa attività è costituito da quelle che si chiamano "figure del discorso" (terzo filone di ricerca), modalità con cui il corpo, in senso lato, del soggetto etnosemiotico si dà a vedere o si rende sensibile a se stesso e agli altri e si produce come oggetto di senso.
L'insieme di tali problematiche comporta una messa a punto teorica relativa ai concetti, tra loro interdefiniti e organizzati, di cui si deve dotare una metodologia adeguata. Diventa pertanto necessario tornare ripetutamente sulla messa in chiaro dei nodi teorici di una "scienza fondamentale della significazione".


L'attività di ricerca alla quale intendo dedicare il prossimo futuro rappresenta la naturale prosecuzione dei miei lavori degli anni scorsi; in particolare si tratta di perseguire la messa a punto di una metodologia etnosemiotica alla quale sono state dedicate più occasioni di lavoro (corsi, seminari, contributi a convegni, scambi e progetti con colleghi di questa e altre università). Tale attività pregressa ha consentito di specificare il progetto di ricerca e di meglio definirne l'ambito di pertinenza e le reali possibilità di successo. La ricerca etnosemiotica (primo filone di ricerca) va in realtà affermandosi come uno dei filoni di approfondimento privilegiati per le applicazioni della metodologia semiotica alle cosiddette “pratiche quotidiane”, ovvero alle pratiche abituali degli individui appartenenti ad una qualunque comunità culturale, pratiche che definiscono le modalità dell'appartenenza stessa degli attori alla comunità, nonché il valore di senso che essi attribuiscono ai molteplici aspetti in cui essa si articola. La ricerca etnosemiotica tenta di elaborare gli strumenti metodologici per la descrizione adeguata dei fenomeni di donazione di senso all'ambiente circostante da parte dei membri di una comunità attraverso l'analisi del loro uso dell'ambiente stesso. In questo essa si distingue, pur in un'ottica di complementarità, rispetto alla sociosemiotica, branca disciplinare che ha già ottenuto notevoli successi nel corso degli ultimi venti anni, in quanto l'etnosemiotica punta lo sguardo sulle pratiche cogliendole come momenti di donazione “locale” di senso, donazione osservabile nel vivo dell'atto concreto, piuttosto che tentare di reinterpretare semioticamente macrodinamiche sociali. L'etnosemiotica, infatti, trae grande ispirazione dalle metodologie di osservazione sul campo messe a punto da parte della tradizione della ricerca etnografica ed ha già potuto sperimentare in più occasioni, anche attraverso le mie ricerche degli scorsi anni, la produttività di uno sguardo semiotico applicato alla cosiddetta “osservazione partecipante” in una grande quantità di microfenomeni (pratiche di consumo, pratiche di cura, pratiche di riposo e divertimento, pratiche alimentari, ecc.). Per l'orientamento stesso della ricerca etno-semiotica assume una notevole rilevanza la dimensione della corporeità semiotica (secondo filone di ricerca) con la quale, nella maggior parte dei casi concreti, si costituisce la soggettività enunciante degli attori coinvolti nelle pratiche. E' attraverso tutte le prese di posizione dei corpi sensibili, in un “tra-corpi” in cui si realizza l'intersoggettività semiotica, che si palesa l'insieme delle strategie di attribuzione di valore agli oggetti, agli spazi, ai tempi e agli attori che organizzano e popolano il mondo-ambiente. In questo l'etnosemiotica riprende un orientamento condiviso dalla maggior parte delle ricerche semiotiche tout court contemporanee, le quali attribuiscono una grande importanza alla dimensione sensibile della corporeità fenomenologica. Un aspetto specifico di questa attività è costituito da quelle che si chiamano “figure del discorso” (terzo filone di ricerca), modalità con cui il corpo, in senso lato, del soggetto etno-semiotico si dà a vedere o si rende sensibile a se stesso e agli altri e si produce come oggetto di senso. Attraverso lo studio del modo in cui il corpo semiotico dell'attore sociale costruisce immagini di sé e del mondo per poterlo abitare sensatamente, la ricerca etnosemiotica intende contribuire, per di più, ad un approfondimento impellente della teoria semiotica del discorso. In quest'ottica il mio filone di ricerca prosegue ed approfondisce studi già condotti sul nesso inestricabile che la corporeità istituisce tra la nozione linguistica di “figura”, la nozione semiotica di “figuratività” e una teoria delle “immagini” discorsive, realizzazioni di combinazioni di tratti significanti secondo modalittà che dipendono dalle articolazioni dell'istanza dell'enunciazione. Si tratta di concepire e trattare le immagini discorsive come prodotti sempre mutevoli ma determinabili di quell'attività di produzione di senso incorporata nella viva attività quotidiana degli attori sociali. I contributi finanziari accordati verranno investiti in due principali capitoli di spesa: 1) favorire lo scambio di esperienze con colleghi di questa e altre università e 2) dotarsi di una strumentazione tecnica adeguata per la raccolta del materiale etnografico, la sua archiviazione e la sua trattazione.