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Fernando Funari

Professore a contratto

Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica

Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne

Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali

Vicepresidenza della Scuola di Lettere e Beni culturali - Bologna

Dipartimento delle Arti

Dipartimento di Storia Culture Civiltà

Tutor didattico

Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali

Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne

Avvisi

prova esame 21 maggio

Da Primo Levi, Il sistema periodico(400 parole)

Tempo: 4 ore

Come cliente, aveva un aspetto inconsueto. […] Avrebbe potuto essere un filosofo contadino: era un vecchiotto robusto e rubicondo, dalle mani pesanti, deformate dal lavoro e dall’artrite; gli occhi apparivano chiari, mobili e giovanili, nonostante le grosse borse delicate che pendevano vuote sotto le orbite. […] Parlava piemontese, il che mi mise immediatamente a disagio: non è educato rispondere in italiano a chi ti parla in dialetto, ti mette subito al di là di una barriera, dalla parte degli aristo, della gente per bene, dei «luigini», come li chiamò un mio illustre omonimo: eppure il mio piemontese, corretto come forme e suoni, è così liscio e snervato, così educato e languido, che appare poco autentico. […] In ottimo piemontese dunque, con argute venature astigiane, mi disse che aveva dello zucchero da chimicare: voleva sapere se era zucchero o no, o se c’era magari dentro qualche porcheria («saloparìa»). Quale porcheria? Gli spiegai che, se mi avesse precisato i suoi sospetti, mi avrebbe facilitato il compito: ma mi rispose che non mi voleva influenzare, che facessi l’analisi meglio che potevo, i suoi sospetti me li avrebbe detti dopo. Mi lasciò in mano un cartoccio con dentro un buon mezzo chilo di zucchero e disse che sarebbe tornato l’indomani […]. Da noi, di clienti ne venivano abbastanza pochi, noi facevamo poche analisi e guadagnavamo pochi quattrini […]. I campioni che ci lasciavano per le analisi costituivano un apporto non trascurabile al nostro sostentamento: Emilio ed io ci guardavamo bene dal far sapere che in generale bastano pochi grammi, ed accettavamo volentieri il litro di vino o di latte, il chilo di pasta o di sapone, il pacchetto di agnolotti. Tuttavia, data l’anamnesi, e cioè i sospetti del vecchiotto, sarebbe stato imprudente consumare quello zucchero così alla cieca, ed anche solo assaggiarlo. Ne sciolsi un po’ in acqua distillata: la soluzione era torbida, c’era certamente qualcosa che non andava. Pesai un grammo di zucchero nel crogiolo di platino […] per incenerirlo sulla fiamma: si levò nell’aria polluta del laboratorio l’odore domestico ed infantile dello zucchero bruciato, ma subito dopo la fiamma si fece livida e si percepì un odore ben diverso, metallico, agliaceo, inorganico, anzi, controorganico: guai se un chimico non avesse naso. A questo punto è difficile sbagliare: filtrare la soluzione, acidificarla, prendere il Kipp, far passare idrogeno solforato. Ecco il precipitato giallo di solfuro, e l’anidride arseniosa, l’arsenico insomma, il Mascolino, quello di Mitridate e di Madame Bovary.

Pubblicato il: 21 maggio 2019