Foto del docente

Fabrizio Gallai

Professore a contratto

Dipartimento di Interpretazione e Traduzione

Temi di ricerca

Parole chiave: Interpretazione in ambito giuridico-giudiziario Pragmatica (in particolare, teoria della pertinenza) Linguistica forense Studi di interpretazione basati su corpora Interpretazione dialogica Sociolinguistica interazionale Interpretazione umanitaria

La sua ricerca verte sugli aspetti pragmatici dell’interazione mediata da un interprete in sede di polizia e mira a sollevare questioni spinose e un dibattito sulle riforme da attuare in tale ambito.

Nonostante la presenza sempre maggiore di interrogatori di polizia mediati da un interprete, questo ambito di ricerca è ancora poco studiato; l’attenzione dei ricercatori nell’ambito degli studi sull’interpretazione giuridica si è sinora concentrata sulla fase processuale. Gli studiosi in tale campo hanno messo in discussione il mito della ‘traduzione letterale’, sottolineando una diffusa mancanza di consapevolezza da parte degli interpreti circa gli aspetti pragmatici del discorso. All’interno di un quadro teorico interdisciplinare (che si basa sul concetto di participation framework teorizzato da Goffman, 1981, e alla Teoria della pertinenza di Sperber e Wilson, 1986/1995), la sua ricerca si rifà a precedenti pubblicazioni sull'uso dei segnali discorsivi da parte di interpreti (ad es., Berk-Seligson, 1990; Hale, 1999, 2004 ) e mira a indagare se tale uso promuova (o, al contrario, ostacoli) l’interazione tra le parti. In particolare, lo scopo principale della sua ricerca è dimostrare in qual misura gli interpreti rendano efficacemente le implicature innescate da un segnali discorsivo all’interno dell'enunciato originale al fine di trasmettere l'intenzione dell’oratore, analizzando al contempo l'impatto degli “shifts in footing” (Wadensjö, 1998) sulle varie fasi dell’Enhanced cognitive interview (ECI).

Il suo corpus è costituito da cinque interrogatori di polizia che coinvolgono quattro interpreti (iscritti all’albo inglese NRPSI), due combinazioni linguistiche (inglese-italiano e portoghese-italiano) e due indagini distinte riguardanti un testimone “vulnerabile” e due individui sospettati di reato.

I risultati dimostrano che all’interno della resa dell’interprete non solo i segnali discorsivi vengono spesso omessi, ma anche aggiunti. Mentre parte di tali aggiunte può essere ricondotta all’interprete (in veste di “mandante”), una parte deve essere ‘attribuita’ all’oratore originale; difatti, dà luogo a un’interpretazione dei pensieri dell’oratore. I risultati dimostrano altresì che, nel quadro della Teoria della pertinenza, tali aggiunte sono (paradossalmente) da considerarsi in linea con l'immagine dell’interprete invisibile riscontrabile nei Codici deontologici degli interpreti giuridici.

L'efficacia degli interrogatori di polizia mediati da interprete è strettamente legata al livello di consapevolezza da parte dei funzionari di polizia e degli interpreti circa il ruolo che gli interpreti svolgono in tale interazione. Pertanto, la sua ricerca suggerisce la necessità di stilare Codici deontologici più accurati e introdurre lo studio di aspetti pragmatici e sociolinguistici dell’interazione all’interno dei corsi di formazione di interpreti e funzionari di polizia.