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Elena Lamberti

Associate Professor

Department of Modern Languages, Literatures, and Cultures

Academic discipline: L-LIN/11 Anglo-American Languages and Literatures

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IMPORTANTE: LEZIONI PRIMO SEMESTRE – GREEN PASS

ITALIANO (scroll for English)

Io sono una docente che ha scelto di vaccinarsi e ho il green pass; dunque, potrò entrare in aula e insegnare in presenza. Le mie lezioni si svolgeranno regolarmente in presenza. Tuttavia, credo sia importante testimoniare il proprio dissenso anche all’interno dell’istituzione con la quale non si è sempre in accordo e io, questa volta, non sono in accordo con quanto deciso in modo unidirezionale, senza vero dialogo, dalla governance UNIBO.

Ricordo che siamo ancora in uno stato di emergenza sanitaria, almeno fino al 31 dicembre 2021, come da decreto governativo. Eppure, con l’eccezione dei docenti dichiarati fragili, in questo periodo ai docenti senza green pass non è consentito insegnare a distanza; agli studenti, invece, è consentito assistere alle lezioni a distanza. Eppure, altri momenti della vita accademica dei docenti sono previsti a distanza: riunioni, consigli di dipartimento, ricevimenti, esami. Perché questa differenza in un periodo ancora definito “di emergenza sanitaria”?

Abbiamo sperimentato forme di didattica a distanza e forme di didattica mista per un anno e mezzo; perché non continuare da qui a dicembre dato il persistere, lo si ricorda, dell’emergenza sanitaria? Perché non utilizzare tutte le opzioni già collaudate (in presenza, mista e ANCHE a distanza) ed escluderne solo una? Tale scelta è discriminatoria e preclude quel dialogo con minoranze anche scomode che dovrebbe essere al centro della formazione universitaria. Da docente che ha scelto di vaccinarsi e ha il green pass, trovo che questa sia una occasione mancata. La coercizione prevale sull’ascolto. Alle obiezioni scomode si dovrebbe rispondere con il ragionamento, non con l’esclusione. Lavoriamo sui grandi temi dell’inclusione e della diversità, ma nella pratica adottiamo una pratica binaria (dentro/fuori) che è per definizione divisiva.

Nella mia aula, io entrerò con pieno diritto, ma eserciterò il diritto di organizzare la mia didattica a partire da quanto sperimento negli ultimi mesi: la didattica in presenza avrà delle caratteristiche, la didattica a distanza ne avrà altre. Si potrà assistere alle mie lezioni da remoto, ma le lezioni proporranno una interazione diversa: non ci sarà streaming live, ma la didattica sarà mediatizzata. Gli studenti potranno così esercitare il loro diritto alla didattica a distanza, promesso da UNIBO (e negato ai docenti senza green pass), ma avranno esperienze didattiche strutturate diversamente.

Infine, nella mia aula ci sarà una sedia vuota rivolta verso gli studenti per ricordare che ci saranno colleghi privati di almeno due diritti fondamentali: la libertà di scelta individuale rispetto alla vaccinazione (che a tutt’oggi non è obbligatoria) e il diritto ad esercitare la loro professione (lo stesso vale per amministrativi, tecnici e studenti).

Come docente vaccinata e con green pass, ovvero come docente che ha esercitato il diritto di scegliere e che potrà esercitare il proprio diritto al lavoro, ho sostenuto e sosterrò le diverse azioni legali e civiche poste in essere da diverse associazioni e da gruppi indipendenti tese a difendere i diritti lesi dal Decreto Legge n. 111 del 6 agosto 2021. La comunità che dissente è eterogena e non è una comunità tout court “no vax”, ma una comunità che si pone domande su come è stata gestita e, cosa molto importante, comunicata la pandemia; ed è una comunità che si pone domande sul confine tra legge e giustizia. Un tema da sempre al centro degli studi di americanistica, sulla scia di un grande classico caro a personaggi della storia e della cultura diversissimi tra loro, da Gandhi a Martin Luther King, da Tolstoy a G.B. Shaw a Nelson Mandela: Resistenza al governo civile, meglio noto come Dei doveri della disobbedienza civile di Henry David Thoreau (1849).

Elena Lamberti, Letterature Anglo-Americane, Università di Bologna

 

ENGLISH

I am a professor who has chosen to get vaccinated and I have a green pass; therefore, I will be able to enter the classroom and teach face to face. My lessons will take place regularly in class. However, I believe it is important to testify to one's dissent even within the institution with which one is not always in agreement and, this time, I am not in agreement with what was decided in a unidirectional way, without real dialogue, by UNIBO governance.

I remember that we are still in a state of health emergency, at least until 31 December 2021, as per government decree. Yet, with the exception of teachers declared fragile, in this period teachers without a green pass are not allowed to teach at a distance; students, on the other hand, are allowed to attend the lessons remotely. Yet, other moments in the academic life of teachers are planned remotely: meetings, departmental councils, receptions, exams. Why this difference in a period still defined as a "health emergency"?

We have been experimenting with forms of distance teaching and forms of mixed teaching for a year and a half; why not continue from now to December given the persistence, as said, of the health emergency? Why not use all the tried and tested options (in presence, mixed AND remotely) and exclude just one? This choice is discriminatory and precludes dialogue with the so called “uncomfortable minorities” that should be at the center of university education. As a professor who has chosen to get vaccinated and has the green pass, I find this to be a missed opportunity. Coercion prevails over listening. The inconvenient objections should be answered with reasoning, not with exclusion. We work on the major issues of inclusion and diversity, but in practice we adopt a binary practice (inside / outside) which is, by definition, divisive.

In my classroom, I will enter with full right, but I will exercise the right to organize my teaching starting from what I have been experimenting in recent months: face-to-face teaching will have some characteristics, distance teaching will have others. It will be possible to attend my lessons remotely, but the lessons will offer a different interaction: there will be no live streaming, but the teaching will be mediated. Students will thus be able to exercise their right to distance learning, promised by UNIBO (and denied to teachers without a green pass), but will have teaching experiences structured differently.

Finally, in my classroom there will be an empty chair facing the students to remind us that there will be colleagues deprived of at least two fundamental rights: the freedom of individual choice with respect to vaccination (which is not yet mandatory) and the right to exercise their profession (the same applies to administrators, technicians, and students).

As a vaccinated teacher with a green pass, or as a teacher who has exercised the right to choose and who will be able to exercise their right to work, I have supported and will support the various legal and civic actions taken by various associations and independent groups aimed at defending the rights infringed by the Law Decree n. 111 of 6 August 2021. The community that disagrees is heterogeneous and is not a “no vax” community tout court, but a community that asks itself questions about how the pandemic was managed and, very importantly, communicated; and it is a community that asks questions about the boundary between law and justice. A theme that has always been at the center of American studies, in the wake of a great classic dear to very different characters from history and culture, from Gandhi to Martin Luther King, from Tolstoy to G.B. Shaw to Nelson Mandela: Resistance to Civil Government, better known as Henry David Thoreau's On the Duties of Civil Disobedience (1849).

Elena Lamberti, Anglo-American Literature, University of Bologna

Published on: September 27 2021