Divario tra nord e sud Italia, nuove risposte a una vecchia questione

Per la prima volta uno studio di economia sperimentale dell'Università di Bologna spiega perché settentrionali e meridionali si comportano in modo diverso quando si tratta di collaborare, rischiare del proprio e fidarsi degli altri.
Strangers

Lo studio – nato nell’ambito del progetto Europeo “Strangers” guidato da Marco Casari del Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Bologna e da Diego Gambetta – raccoglie la sfida di spiegare perché, a 150 anni dall’Unificazione, il divario socio-economico tra Nord e Sud Italia persista e la condivisione della lingua, delle istituzioni statali, religiose e mediatiche, nonché la mobilità geografica tra le due parti del Paese, non abbiano colmato il divario, così come vani siano stati gli sforzi di politica economica.

“Per la prima volta, abbiamo fatto uno studio di economia sperimentale, che ci ha permesso di stabilire che, anche eliminando l’effetto dei diversi vincoli strutturali o istituzionali, gli italiani del nord e del sud si comportano in modo diverso quando si tratta di fidarsi degli altri o di rischiare del proprio per collaborare con gli altri”, dice il Marco Casari, professore di politica economica a Bologna, che ha guidato la ricerca. Nel cercare di spiegare perché gli italiani del sud si rivelano meno cooperativi, lo studio fornisce risultati inattesi. “Sulla base dei nostri dati – continua Casari – non riteniamo che questa differenza sia da attribuirsi a differenze nel ‘capitale sociale’ e, tantomeno, al ‘familismo amorale’, ossia la tendenza a trascurare gli interessi collettivi per promuovere quelli della famiglia ristretta”.

Casari e i suoi colleghi ipotizzano che sarebbero stati il maggior numero di conflitti violenti verso nemici esterni che nell’ultimo millennio hanno attraversato la miriade di stati e di città nel Centro Nord a promuovere una maggior capacità cooperativa, “mentre per il Sud”, aggiunge Diego Gambetta, professore di teoria sociale all’Istituto Universitario Europeo, che ha partecipato alla ricerca, “che è stato largamente pacifico e unito per quasi un millennio, e riuscire ad andar d’accordo con gli altri è stato, paradossalmente, un bisogno meno pressante. Inoltre, la colonizzazione spagnola e i tentativi falliti di rovesciarla possono aver ulteriormente minato la fiducia al Sud”.

All’origine del divario vi potrebbe essere un circolo vizioso tra arretratezza e senso di impotenza generato dalle tante esperienze storiche negative. “La cattiva notizia”, conclude Gambetta, “è che cambiar comportamenti così a lungo sedimentati non sarà certo facile, ma la buona notizia è che cambiar la ‘cultura’ non è una questione di soldi!”.
Il progetto Strangers è stato finanziato dal Consiglio Europeo della Ricerca nell'ambito del 7° programma quadro.