Bilancio di genere

Uno strumento per leggere gli andamenti, valutare gli effetti delle azioni e di supporto per la definizione delle politiche di equità, per orientare il cambiamento.

A cosa serve

Il Bilancio di Genere è uno degli strumenti con cui l’Università di Bologna osserva gli effetti delle proprie politiche e misura, nel tempo, la distanza tra i principi dichiarati e le condizioni reali vissute da chi studia e lavora in Ateneo. Non è solo una fotografia: è una base conoscitiva che aiuta a riconoscere squilibri, verificare gli avanzamenti e orientare azioni più efficaci.

Nasce dalla consapevolezza che l’equità non si esaurisce nelle intenzioni, ma richiede strumenti capaci di far emergere continuità, divari e criticità. In questo senso, il Bilancio di Genere dà concretezza all’impegno dell’Ateneo. Da un lato documenta iniziative, servizi e investimenti messi in campo per promuovere equità, inclusione e contrasto alle discriminazioni; dall’altro mostra dove occorre intervenire con maggiore continuità e precisione.

Le principali evidenze che emergono dal Bilancio 2025

Il quadro restituito dal Bilancio 2025 mostra segnali di miglioramento, ma anche divari che attraversano ancora in modo significativo la vita dell’Ateneo.

Le donne hanno migliori risultati nella formazione ma la loro presenza diminuisce nelle carriere accademiche

Le studentesse rappresentano stabilmente circa il 57% della popolazione iscritta e mostrano, nel complesso, risultati accademici migliori. Questa presenza, però, non si mantiene nei passaggi successivi: tra laureati e laureate magistrali le donne sono il 58%, mentre all’ingresso del dottorato scendono al 47%. È uno dei segnali più chiari del permanere della leaky pipeline, cioè della progressiva riduzione della componente femminile lungo il percorso accademico.

Gli squilibri tra discipline nascono prima e si confermano negli studi

La segregazione orizzontale resta significativa. La presenza maschile continua a prevalere nelle discipline STEM, mentre quella femminile si concentra soprattutto negli studi umanistici, nelle arti e nell’istruzione. Il Bilancio evidenzia che questa distribuzione non nasce dentro l’università, ma si costruisce prima, nelle aspettative, negli orientamenti e negli stereotipi che accompagnano le scelte formative.

Miglioramenti nelle carriere, ma squilibri nei ruoli apicali

Il quadro mostra un avanzamento graduale, ma non ancora sufficiente. Nel 2024 le professoresse ordinarie sono il 31% del totale, in crescita rispetto al 2020, e l’indice di Glass Ceiling scende da 1,43 a 1,31. Il dato segnala una riduzione della segregazione verticale, ma conferma anche che lo squilibrio resta visibile soprattutto ai livelli più alti della carriera.

Nella ricerca il contributo di donne e uomini appare molto più vicino

A differenza di quanto emerge in altri ambiti, nella ricerca il quadro è più equilibrato. Partecipazione a progetti competitivi, entità dei finanziamenti e collaborazioni internazionali mostrano differenze di genere contenute. È un dato importante, perché indica che gli squilibri osservati altrove non trovano conferma nella qualità o nell’intensità del contributo scientifico.

Dopo la laurea, i risultati accademici migliori non si traducono nelle stesse opportunità

Uno degli aspetti più critici riguarda la transizione al lavoro. Il Bilancio mostra che le laureate, pur ottenendo mediamente risultati accademici migliori, incontrano condizioni meno favorevoli nel mercato del lavoro: occupazione più fragile, maggiore ricorso al part-time e retribuzioni inferiori rispetto ai colleghi uomini. A cinque anni dal titolo, il differenziale retributivo medio tra laureati e laureate di secondo livello occupati è di 277 euro netti mensili a svantaggio delle donne.

Le responsabilità di cura continuano a gravare soprattutto sulle donne

Anche sul piano organizzativo permane un’asimmetria significativa. Il Bilancio segnala un maggiore ricorso femminile a congedi, permessi e assenze legati alla cura dei figli e all’assistenza familiare, sia tra il personale docente sia tra il personale tecnico-amministrativo. È un dato che richiama la necessità di politiche più efficaci per la condivisione dei carichi di cura e per una conciliazione più equa tra vita professionale e personale.

Un documento che accompagna le azioni

Il Bilancio di Genere si inserisce in un quadro complesso di strumenti e iniziative che l’Ateneo mette in campo per promuovere equità: dal Piano di Azioni Positive al Piano di Eguaglianza di Genere, fino ai servizi di supporto, alle attività formative, alle campagne di sensibilizzazione e alle reti di collaborazione interne ed esterne.

In particolare, la lettura del Bilancio rappresenta una preziosa fonte informativa per la definizione delle misure da inserire nel Piano di eguaglianza di genere, che traduce l’analisi in linee di azione orientate a un miglioramento concreto. Non si tratta di enunciare principi in modo astratto, ma di osservare con precisione i dati, riconoscere i nodi ancora aperti e orientare interventi progressivi, verificabili e coerenti nel tempo.

Contatti

Come contattarci

Per segnalazioni, proposte o suggerimenti è possibile scrivere via mail o contattare i singoli componenti