FAQ sul COVID-19

Risposte alle domande frequenti su COVID-19, test, isolamento, quarantena, certificazioni e molto altro.

Virus e malattia

Che cos'è un Coronavirus?

I Coronavirus sono una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la Sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS).

Sono virus RNA a singolo filamento positivo, con aspetto simile a una corona al microscopio elettronico. La sottofamiglia Orthocoronavirinae della famiglia Coronaviridae è classificata in quattro generi di Coronavirus (CoV): Alpha-, Beta-, Delta- e Gamma-Coronavirus. Il genere del betaCoronavirus è ulteriormente separato in cinque sottogeneri (tra i quali il Sarbecovirus).

I Coronavirus sono stati identificati a metà degli anni '60 e sono noti per infettare l'uomo e alcuni animali (inclusi uccelli e mammiferi). Le cellule bersaglio primarie sono quelle epiteliali del tratto respiratorio e gastrointestinale.

Ad oggi, sette Coronavirus hanno dimostrato di essere in grado di infettare l'uomo:

  • Coronavirus umani comuni: HCoV-OC43 e HCoV-HKU1 (BetaCoronavirus) e HCoV-229E e HCoV-NL63 (AlphaCoronavirus); principalmente essi possono causare raffreddori comuni ma occasionalmente infezioni del tratto respiratorio inferiore.
  • Altri Coronavirus umani (BetaCoronavirus): SARS-CoV, MERS-CoV e SARS-CoV-2.

Cos'è il nuovo Coronavirus SARS-CoV-2?

Il nuovo Coronavirus è un ceppo virale che non è stato precedentemente mai identificato nell'uomo.

Il virus che è causa dell'attuale pandemia (precedentemente denominato 2019-nCoV) prende il nome di SARS-CoV-2 (Severe Acute Respiratory Syndrome-Coronavirus-2). Lo ha comunicato l'International Committee on Taxonomy of Viruses (ICTV), questa commissione è costituita da un gruppo di esperti che si occupa della designazione e della denominazione, in generale, dei virus (ovvero specie, genere, famiglia, ecc.). Questo pool di scienziati ha definito il nuovo Coronavirus come “fratello” di quello che ha provocato la SARS (SARS-CoV), da qui il nome scelto di SARS-CoV-2.

Il nuovo Coronavirus è lo stesso della SARS?

No, il nuovo Coronavirus denominato SARS-CoV-2 appartiene alla stessa famiglia del virus della Sindrome Respiratoria Acuta Grave (SARS-CoV), è simile ma non è lo stesso virus.

Quindi, SARS-CoV-2 è strettamente correlato al SARS-CoV e si classifica geneticamente all'interno del stesso genere BetaCoronavirus.

Cos'è la COVID-19?

La malattia provocata dal nuovo Coronavirus ha un nome: “COVID-19” (dove "CO" sta per Corona, "VI" per virus, "D" per disease e "19" indica l'anno in cui si è manifestata). Lo ha annunciato l’11 febbraio 2020 il Direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel briefing con la stampa durante una pausa del Forum straordinario dedicato al virus. 

La fonte del Coronavirus che provoca COVID-19 è conosciuta?

Ad oggi, la fonte dalla quale ha avuto origine il SARS-CoV-2, il Coronavirus che provoca COVID-19, non è stata ancora definita. Le evidenze scientifiche disponibili suggeriscono che SARS-CoV-2 abbia un’origine animale e che non sia un virus costruito. Molto probabilmente il reservoir ecologico di SARS-CoV-2 risiede nei pipistrelli. SARS-CoV-2 appartiene a un gruppo di virus geneticamente correlati, tra cui SARS-CoV (il Coronavirus che provoca SARS) e una serie di altri Coronavirus, isolati da popolazioni di pipistrelli (Fonte: Organizzazione Mondiale della Sanità).

Trasmissione

I Coronavirus e il nuovo Coronavirus possono essere trasmessi da persona a persona?

Sì, alcuni Coronavirus possono essere trasmessi da persona a persona, di solito dopo un contatto stretto con un paziente infetto, ad esempio tra familiari o in ambiente sanitario.

Anche il nuovo Coronavirus responsabile della malattia respiratoria COVID-19 può essere trasmesso da persona a persona tramite un contatto stretto con un caso probabile o confermato.

Come si trasmette il nuovo Coronavirus da persona a persona?

Le attuali evidenze suggeriscono che il SARS-CoV-2 si diffonde tra le persone:

  • in modo diretto;
  • in modo indiretto (attraverso il contatto con oggetti o superfici contaminati);
  • per contatto stretto con persone infette attraverso secrezioni della bocca e del naso (saliva, secrezioni respiratorie o goccioline droplet).

Quando una persona malata tossisce, starnutisce, parla o canta, queste secrezioni vengono rilasciate dalla bocca o dal naso. Le persone che sono a contatto stretto (distanza inferiore di 1 metro) con una persona infetta possono contagiarsi se le goccioline droplet entrano nella bocca, naso o occhi.

Per evitare il contatto con queste goccioline, è importante stare ad almeno 1 metro di distanza dagli altri, lavare frequentemente le mani e coprire la bocca e naso con un fazzoletto o con un gomito piegato, quando si starnutisce o si tossisce. Quando il distanziamento fisico (in piedi a un metro o più di distanza) non è possibile, una misura importante per proteggere gli altri è quella di indossare una mascherina ed è fondamentale lavare frequentemente le mani con acqua e sapone o con un prodotto a base alcolica.

Le persone malate possono rilasciare goccioline infette su oggetti e superfici (chiamati fomiti) quando starnutiscono, tossiscono o toccano superfici (tavoli, maniglie, corrimano). Toccando questi oggetti o superfici, altre persone possono contagiarsi toccandosi occhi, naso o bocca con le mani contaminate (non ancora lavate).

Questo è il motivo per cui è essenziale lavarsi correttamente e regolarmente le mani con acqua e sapone o con un prodotto a base alcolica e pulire frequentemente le superfici con disinfettanti a base di alcool o ipoclorito di sodio.

Cosa si sa della trasmissione per aerosol?

Alcune procedure mediche possono produrre goccioline droplet molto piccole (chiamate nuclei di goccioline aerosolizzate o aerosol) che sono in grado di rimanere a lungo sospese nell'aria. Quando tali procedure mediche vengono condotte su persone COVID-19 positive in strutture sanitarie, questi aerosol possono contenere SARS-CoV-2. Le goccioline di aerosol possono potenzialmente essere inalate da altre persone se non indossano adeguati dispositivi di protezione individuale. Pertanto, è essenziale che tutti gli operatori sanitari che eseguono queste procedure mediche adottino specifiche misure di protezione respiratoria, compreso l'uso di adeguati dispositivi di protezione individuale. Nelle aree in cui tali procedure mediche vengono eseguite non dovrebbero essere autorizzati visitatori. 

Sono stati segnalati focolai COVID-19 in alcuni ambienti chiusi, quali ristoranti, locali notturni, luoghi di culto e di lavoro in cui le persone possono urlare, parlare o cantare. In questi focolai, non è possibile escludere la trasmissione per aerosol, in particolare in luoghi chiusi, affollati e poco ventilati in cui le persone infette trascorrono lunghi periodi di tempo con gli altri. Sono necessari ulteriori studi per indagare su tali episodi e valutarne l'importanza per la trasmissione del virus.

Le persone infette quando possono trasmettere il virus?

Sulla base delle attuali conoscenze, la trasmissione del virus avviene principalmente da persone sintomatiche ma può verificarsi anche poco prima dell’insorgenza della sintomatologia, quando sono in prossimità di altre persone per periodi di tempo prolungati. Le persone che non manifestano mai sintomi possono trasmettere il virus anche se non è ancora chiaro in che misura tale eventualità si verifichi: sono necessari ulteriori studi.

Per aiutare ad interrompere la catena di trasmissione è necessario limitare i contatti con persone COVID-19 positive, lavare frequentemente e accuratamente le mani e indossare una mascherina quando non è possibile garantire almeno 1 metro di distanziamento fisico.

L’infezione da nuovo Coronavirus può essere contratta da un caso che non presenta sintomi (asintomatico)?

Sì, le persone infette possono trasmettere il virus sia quando presentano sintomi sia quando sono asintomatiche. Ecco perché è importante che tutte le persone malate siano identificate mediante un test diagnostico microbiologico, isolate e, a seconda della gravità della loro malattia, ricevano cure mediche. Anche le persone SARS-CoV-2 infette ma asintomatiche devono essere isolate per limitare contatti con gli altri. Queste misure interrompono la catena di trasmissione del virus.

Ecco perché è sempre importante rimanere ad almeno 1 metro dagli altri, coprire bocca e naso con un gomito piegato o un fazzoletto quando si tossisce o starnutisce, pulire regolarmente le mani e rimanere a casa in caso di sintomi o se richiesto dal medico di base o dal dipartimento di prevenzione. È anche importante indossare una mascherina quando non è possibile applicare il distanziamento fisico e le altre misure di prevenzione e controllo.

Quale è la differenza tra persone asintomatiche e pre-sintomatiche: in entrambi i casi significa che sono senza sintomi?

Sì, entrambi i termini si riferiscono a persone che non hanno sintomi. La differenza è che il termine "asintomatico" si riferisce a persone che sono infette ma non sviluppano mai sintomi, mentre il termine "pre-sintomatico" si riferisce a persone infette, che non hanno ancora sviluppato sintomi, ma che li manifesteranno in seguito. 

Questa distinzione è importante per le strategie di sanità pubblica per il controllo della trasmissione. I dati di laboratorio suggeriscono che le persone potrebbero essere più infettive nel momento in cui sviluppano i sintomi. Pertanto, nel corso di indagini e ricerca dei contatti, si raccomanda all’operatore di sanità pubblica di identificare tutti gli individui che sono stati o possono essere stati a contatto con un caso confermato o probabile COVID-19, focalizzando la ricerca degli stessi con particolare attenzione alle 48 ore precedenti l'insorgenza dei sintomi fino al momento della diagnosi e dell'isolamento del caso.

Sono necessarie ulteriori informazioni per comprendere meglio la trasmissione del virus?

Sì, COVID-19 è una malattia nuova, ogni giorno sono disponibili ulteriori informazioni ma rimangono ancora molti aspetti da chiarire:

  • le diverse vie di trasmissione: attraverso goccioline droplet di differenti dimensioni, contatto fisico, fomiti e ruolo della trasmissione aerea in assenza di procedure che generano aerosol;
  • la concentrazione di virus necessaria per la trasmissione;
  • le caratteristiche delle persone e delle situazioni che facilitano la superdiffusione come quelli osservati in alcuni ambienti chiusi;
  • la percentuale di persone infette che rimangono asintomatiche nel periodo dell’infezione;
  • la percentuale di persone veramente asintomatiche che trasmettono il virus ad altri;
  • i fattori specifici che determinano la trasmissione asintomatica e presintomatica;
  • la proporzione di tutte le infezioni trasmesse da individui asintomatici e presintomatici.

Tamponi e test sierologici

Cos'è un tampone naso-faringeo?

Il tampone è una indagine diagnostica che si fonda sulla ricerca dei frammenti del materiale genetico di cui è composto il virus (rilevamento del virus in secrezioni respiratorie attraverso metodi di PCR Real Time per amplificazione di geni virali). Il materiale biologico che viene analizzato proviene dalle cavità nasali e faringo-tonsillari della persona che si sospetta essere positiva al virus. La presenza di questi frammenti indica l'avvenuto contatto con il virus e dunque la positività. Noto anche come “test molecolare", il tampone rappresenta l'esame principale e il più affidabile per stabilire la presenza del virus.

L'unico vero limite del test è la lentezza nell'ottenere i risultati. Da qualche ora per i laboratori più organizzati a diversi giorni negli altri casi.

Cos'è un test antigenico?

I test rapidi antigenici ricercano le proteine superficiali del virus (antigeni) e non il genoma virale (come accade invece con il test molecolare). Il campione viene raccolto sempre attraverso un tampone naso-faringeo e i tempi di risposta sono molto brevi (circa 15-30 minuti, mentre per il test molecolare ci vogliono circa 24-48 ore). La sensibilità e la specificità del cosiddetto test rapido sembrano inferiori rispetto a quelle del test molecolare, pertanto chi risulta positivo al test rapido dovrebbe poi sottoporsi al test molecolare per veder confermata la diagnosi di infezione ed escludere si sia trattato di un cosiddetto falso-positivo.

Cos'è un test sierologico?

Il test sierologico è un esame fatto su sangue venoso che permette di individuare la presenza di anticorpi prodotti dal nostro sistema immunitario in risposta al virus. Non è dirimente per la diagnosi di infezione in atto, in quanto l’assenza di anticorpi non esclude la possibilità di un’infezione in fase precoce, con relativo rischio che un individuo, pur essendo risultato negativo al test sierologico, risulti contagioso.

Gli anticorpi, che compaiono in circolo circa due settimane dopo il contagio, permangono anche dopo la scomparsa del virus. I test sierologici rappresentano quindi anche un ottimo strumento per stimare l’avvenuta circolazione virale nella comunità e quindi, costituiscono uno strumento epidemiologico fondamentale.

Quando è necessario effettuare il tampone per la ricerca del SARS-CoV-2?

L’indicazione ad eseguire il tampone è posta dal medico in soggetti con sintomi compatibili con COVID-19.

Se le risorse lo consentono, è opportuno considerare di esaminare i contatti asintomatici al termine della quarantena.

Nel caso di focolai il test va offerto a tutti i possibili contatti stretti di un caso COVID-19 accertato, individuati dopo attenta ricerca epidemiologica (contact tracing) di solito svolta dal personale dei Dipartimenti di Sanità Pubblica.

Il tampone viene fatto anche nel caso in cui si faccia il test sierologico e questo risulti positivo, in assenza di una controllata storia di pregressa infezione/malattia.

Avere un test sierologico positivo contro SARS-CoV-2 significa essere immuni?

Il riscontro di anticorpi sierici specifici contro SARS-CoV-2 è testimonianza di infezione avvenuta ma se questa immunità sia protettiva, al momento non è chiaro. La risposta a questa domanda sarà fondamentale proprio per dare un significato completo alla rilevazione degli anticorpi anti-SARS-CoV-2 e per attuare la strategia vaccinale. Per questo saranno utili le indagini sierologiche.

Sottoporsi ad analisi di sangue o di altri campioni biologici (test sierologici) permette di sapere se si è contratto il nuovo Coronavirus (SARS-CoV-2)?

Allo stato attuale dell’evoluzione tecnologica l’approccio diagnostico standard rimane quello basato sulla ricerca dell’RNA virale nel tampone rino-faringeo. I tamponi per la ricerca di SARS-CoV-2 possono essere erogati solo da operatori specializzati, che fanno capo al dipartimento di prevenzione della ASL competente per territorio e l'analisi molecolare per infezione da SARS-CoV-2 va eseguita presso i laboratori di riferimento regionali e laboratori aggiuntivi individuati dalle Regioni secondo le modalità e le procedure concordate con il Laboratorio di Riferimento Nazionale dell'Istituto Superiore di Sanità.

I test sierologici, pur risultando importanti nella ricerca e nella valutazione epidemiologica della circolazione virale, non sono attualmente dirimenti per la diagnosi di infezione in atto, in quanto l’assenza anticorpi, non esclude la possibilità di un’infezione in fase precoce, con relativo rischio che un individuo, pur essendo risultato negativo al test sierologico, risulti contagioso. Inoltre, per ragioni di possibile cross-reattività con altri patogeni simili (come altri Coronavirus della stessa famiglia), il rilevamento degli anticorpi potrebbe non essere specifico per SARS-CoV-2, quindi persone che in realtà hanno avuto altri tipi di infezioni e non COVID-19 potrebbero risultare positive alla ricerca degli anticorpi per SARS-CoV-2.

Definizioni, contact tracing, isolamento, quarantena e sorveglianza

Qual è la definizione di "caso sospetto" di COVID-19?

  • Una persona con infezione respiratoria acuta (insorgenza improvvisa di almeno uno tra i seguenti segni e sintomi: febbre, tosse e difficoltà respiratoria), senza un'altra eziologia che spieghi pienamente la presentazione clinica e storia di viaggi o residenza in un Paese/area in cui è segnalata trasmissione locale durante i 14 giorni precedenti l’insorgenza dei sintomi;

oppure

  • una persona con una qualsiasi infezione respiratoria acuta e che è stata a stretto contatto con un caso probabile o confermato di COVID-19 nei 14 giorni precedenti l’insorgenza dei sintomi;

oppure

  • una persona con infezione respiratoria acuta grave (febbre e almeno un segno/sintomo di malattia respiratoria – es. tosse, difficoltà respiratoria) e che richieda il ricovero ospedaliero (SARI) e senza un'altra eziologia che spieghi pienamente la presentazione clinica. Nell’ambito dell’assistenza primaria o nel pronto soccorso ospedaliero, tutti i pazienti con sintomatologia di infezione respiratoria acuta devono essere considerati casi sospetti se in quell’area o nel Paese è stata segnalata trasmissione locale.

Qual è la definizione di "caso probabile"?

Un caso sospetto il cui risultato del test per SARS-CoV-2 è dubbio o inconcludente utilizzando protocolli specifici di Real Time PCR per SARS-CoV-2 presso i Laboratori di Riferimento Regionali individuati o è positivo utilizzando un test pan-Coronavirus.

Qual è la definizione di "caso confermato"?

Un caso con una conferma di laboratorio per infezione da SARS-CoV-2, effettuata presso il laboratorio di riferimento nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) o da laboratori Regionali di Riferimento, indipendentemente dai segni e dai sintomi clinici.

Cos'è il "contact tracing"?

Per "contact tracing" (tracciamento dei contatti) si intende l’attività di ricerca e gestione dei contatti di un caso confermato COVID-19. Si tratta di un’azione di sanità pubblica essenziale per combattere l'epidemia in corso. Identificare e gestire i contatti dei casi confermati di COVID-19 permette di individuare e isolare rapidamente gli eventuali casi secondari e interrompere così la catena di trasmissione.

Qual è la definizione di "contatto stretto"?

Il “contatto stretto” (esposizione ad alto rischio) di un caso probabile o confermato è definito come:

  • una persona che vive nella stessa casa di un caso COVID-19;
  • una persona che ha avuto un contatto fisico diretto con un caso COVID-19 (per esempio la stretta di mano);
  • una persona che ha avuto un contatto diretto non protetto con le secrezioni di un caso COVID-19 (ad esempio toccare a mani nude fazzoletti di carta usati);
  • una persona che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso COVID-19, a distanza minore di 2 metri e di almeno 15 minuti;
  • una persona che si è trovata in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d'attesa dell'ospedale) con un caso COVID-19 in assenza di DPI idonei;
  • un operatore sanitario o altra persona che fornisce assistenza diretta ad un caso COVID-19 oppure personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni di un caso COVID-19 senza l’impiego dei DPI raccomandati o mediante l’utilizzo di DPI non idonei;
  • una persona che ha viaggiato seduta in treno, aereo o qualsiasi altro mezzo di trasporto entro due posti in qualsiasi direzione rispetto a un caso COVID-19; sono contatti stretti anche i compagni di viaggio e il personale addetto alla sezione dell’aereo/treno dove il caso indice era seduto.

Gli operatori sanitari, sulla base di valutazioni individuali del rischio, possono ritenere che alcune persone, a prescindere dalla durata e dal setting in cui è avvenuto il contatto, abbiano avuto un'esposizione ad alto rischio.

Sono stato identificato come contatto stretto di un caso confermato COVID-19, ma ho effettuato un tampone con esito negativo. Posso evitare o finire prima la quarantena?

No. Nel caso in cui si venga identificati dalla Sanità Pubblica come “contatto stretto” di caso confermato COVID-19, nessun test con esito negativo permette di essere esonerati dal sottoporsi ad un periodo di quarantena nei 14 giorni successivi alla data di esposizione oppure ad un periodo di quarantena di 10 giorni dall’ultima esposizione con un test antigenico o molecolare negativo effettuato il decimo giorno.

Come va gestito un contatto stretto di un caso COVID-19?

Sulla base delle circolari e ordinanze ministeriali, le Autorità sanitarie territorialmente competenti devono applicare ai contatti stretti di un caso COVID-19:

  • un periodo di quarantena con sorveglianza attiva di 14 giorni dall’ultima esposizione al caso;

oppure

  • un periodo di quarantena con sorveglianza attiva di 10 giorni dall’ultima esposizione con un test antigenico o molecolare negativo effettuato il decimo giorno.

In entrambi i casi ci si può ritenere liberi di uscire solo dopo aver ricevuto una "disposizione di fine quarantena" dalla Sanità Pubblica.

Cosa devo fare se so di essere entrato in contatto con un caso COVID-19 accertato e la Sanità Pubblica non mi ha ancora contattato?

Le Regioni e le Provincie Autonome, attraverso le strutture sanitarie locali, sono responsabili della sorveglianza sanitaria dei contatti presenti nell’ambito del territorio di competenza. Tali attività sono affidate al Dipartimento di Prevenzione dell’azienda sanitaria locale (ASL).

In attesa di essere contattati dal Dipartimento di Prevenzione della ASL territorialmente competente è innanzitutto doveroso isolarsi comunque ed è possibile rivolgersi al proprio medico di medicina generale (MMG) o pediatra di libera scelta (PLS) o alla continuità assistenziale (ex-guardia medica), che potrà fornire indicazioni specifiche su come procedere per contattare l’ASL di riferimento, oppure ai numeri verdi regionali attivati per rispondere alle richieste di informazioni riguardo le misure adottate per il contenimento e la gestione dell’emergenza COVID-19 in Italia, consultabili sul sito del Ministero della salute o sui siti web delle singole Regioni.

Quarantena e isolamento: cosa sono?

Quarantena e isolamento sono importanti misure di salute pubblica attuate per evitare l’insorgenza di ulteriori casi secondari dovuti a trasmissione di SARS-CoV-2 e per evitare di sovraccaricare il sistema ospedaliero.

La quarantena si attua ad una persona sana (contatto stretto) che è stata esposta ad un caso COVID-19, con l’obiettivo di monitorare i sintomi e assicurare l’identificazione precoce dei casi.

L’isolamento consiste nel separare quanto più possibile le persone affette da COVID-19 da quelle sane al fine di prevenire la diffusione dell’infezione, durante il periodo di trasmissibilità.

Sorveglianza attiva e sorveglianza passiva: cosa sono?

La sorveglianza attiva è una misura durante la quale l'operatore di sanità pubblica provvede a contattare quotidianamente, per avere notizie sulle condizioni di salute, la persona in sorveglianza.

La sorveglianza passiva è un monitoraggio delle proprie condizioni di salute da effettuarsi nei 14 giorni successivi alla data di esposizione a basso rischio (contatto casuale o occasionale) con un caso COVID-19 accertato. Al presentarsi di sintomi anche lievi (in particolare febbre, mal di gola, tosse, rinorrea/congestione nasale, difficoltà respiratoria, dolori muscolari, anosmia/ageusia/disgeusia, diarrea, astenia) è opportuno avvisare il proprio medico di medicina generale, e riferire la possibile esposizione.

Sono positivo al test molecolare. Cosa devo fare?

La Circolare ministeriale 12 ottobre 2020 stabilisce i criteri per porre fine all'isolamento dei casi confermati COVID-19.

Caso COVID-19 positivo senza sintomi: può rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa della positività, al termine del quale risulti eseguito un test molecolare con risultato negativo (10 giorni + test).

Caso COVID-19 positivo con sintomi: può rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi (non considerando anosmia e ageusia/disgeusia che possono avere prolungata persistenza nel tempo) accompagnato da un test molecolare con riscontro negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi (10 giorni, di cui almeno 3 giorni senza sintomi + test).

Caso COVID-19 positivo a lungo termine: se continua a risultare positivo al test molecolare, può interrompere l’isolamento dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi, in caso di assenza di sintomi da almeno una settimana (fatta eccezione per la perdita di gusto e olfatto che possono durare per diverso tempo dopo la guarigione). È tuttavia il medico a decidere sulla base delle condizioni del paziente, tenendo conto anche dello stato immunitario delle persone interessate (nei pazienti immunodepressi il periodo di contagiosità può essere più prolungato).

Chi certifica la fine del periodo di isolamento?

Secondo le indicazioni del Ministero, la fine del periodo di isolamento/quarantena potrà essere certificata, a seconda dell’organizzazione adottata dalle singole Regioni, dal Medico del Dipartimento di Prevenzione o Servizio di Igiene Pubblica (SISP) della ASL competente per territorio o dal Medico di medicina generale (MMG)/Pediatra di libera scelta (PLS). Attualmente in Emilia Romagna bisogna attendere la comunicazione ufficiale da parte del Dipartimento di Sanità Pubblica (attestato di guarigione)

Sono stato ricoverato per COVID-19: cosa devo fare per rientrare al lavoro?

Il medico competente deve rilasciare un certificato di idoneità per il rientro al lavoro, in quanto la malattia potrebbe aver lasciato esiti invalidanti. Pertanto è necessario contattare il proprio medico competente per programmare una visita prima del rientro portando tutta la documentazione sanitaria disponibile (lettera di dimissione, attestato di guarigione). Contatto medico competente: servmedlav.medicinadellavoro@unibo.it

Referente COVID presso l'Università di Bologna

Chi è il Referente COVID?

Il Referente COVID è una figura coinvolta nella cosiddetta “prevenzione secondaria” dei focolai epidemici di COVID-19, attraverso l’individuazione dei casi di COVID-19 e la gestione tempestiva dei relativi contatti casuali. È prevista una fattiva collaborazione fra Dipartimento di Sanità Pubblica, Referente COVID e Servizio di Prevenzione e Protezione i quali, di fronte a un caso COVID-19 accertato, devono individuare i contatti casuali, invitarli alla sorveglianza passiva, decidere in merito alla necessità di mettere in remoto le lezioni, disporre sanificazione degli ambienti (se entro tempo utile). Maggiori informazioni nell'allegato 22 del DPCM 7/8/2020 (emesso come allegato E del DPCM 7/9/2020).

Cosa si intende per "contatto casuale (a basso rischio)"?

È una definizione che emerge dall’allegato 22 del DPCM 7/8/2020. Nell’ambito delle aule Universitarie, delle Biblioteche o sale studio, degli ambienti sede di esercitazione, in presenza di un caso COVID-19 accertato, vengono definiti contatti casuali (a basso rischio) tutti coloro che condividono l’ambiente con quello che poi verrà identificato come caso COVID-19 accertato, pur in presenza di adeguate misure di sicurezza (distanziamento/mascherina/lavaggio mani) e in un particolare periodo finestra di potenziale contagiosità del caso stesso (48 ore precedenti all’esordio dei sintomi o all’esecuzione di un tampone se asintomatico).

Tali contatti casuali vengono solamente avvisati dal Referente COVID-19 del potenziale contatto, invitati alla sorveglianza passiva e, se necessario, a svolgere lezioni da remoto. Possono essere studenti, docenti o personale tecnico amministrativo a supporto della didattica, tutor didattici. In taluni casi, concordati con la Sanità Pubblica, viene offerta loro la possibilità di fare un tampone su base volontaria.

Qual è la funzione del Referente COVID in Ateneo?

È una figura che svolge un ruolo di interfaccia con il Dipartimento di Sanità Pubblica. Il Referente Universitario per COVID-19, (in Ateneo è identificato fra i medici competenti) rappresenta l’anello di congiunzione tra l’Università di Bologna e l’Autorità Sanitaria Competente per le procedure di gestione dei casi COVID-19.  Di fronte ad ogni nuovo caso COVID-19 accertato, comunicato da Sanità Pubblica o dai diretti interessati, il Referente deve attivare la procedura.

Se il caso è segnalato dai diretti interessati (o relativi responsabili/docenti/ direttori) il Referente COVID ha necessità di conoscere particolari utili a capire se la procedura va attivata e con chi (data inizio sintomi, giornate in presenza nel periodo finestra di potenziale contagiosità, data esecuzione tampone, lezioni/aule frequentate ecc). Per questo è fondamentale fornire al Referente COVID un recapito telefonico del caso.

Chi ricopre il ruolo di Referente COVID in Ateneo?

In Ateneo il Referente COVID è un medico: lo staff è costituito dai 4 medici del lavoro dell’US di Medicina del Lavoro (Centro di Ateneo per la tutela e promozione della salute e sicurezza): Massimo Naldi, Cristiana Fiorentini, Simona Milani, Alessandro Risi.

Chi deve scrivere al Referente COVID?

Tutti (e solo) coloro che hanno certezza di un tampone risultato positivo.

Contatto Referente COVID 

Per contattare il Referente COVID scrivere a referente.covid19@unibo.it