UPP_the impact of "Ufficio del processo" (UPP) on Legal Culture and Judicial Organization

PRIN 2022 Pellegrini

Abstract

1. Quadro teorico e finalità del progetto Il cronico problema italiano del funzionamento dell'amministrazione della giustizia, civile e penale, ha registrato negli ultimi anni un'attenzione crescente da parte del sistema politico e dell'opinione pubblica, uscendo dall'arena ristretta del dibattito tra giuristi per accedere al circuito mediatico-politico, soprattutto in ragione dei costi economici legati alle disfunzioni del sistema giudiziario. Anche per effetto della pressione esercitata dagli organismi sovranazionali a partire dal 2011, si è affacciata nella cultura giuridica interna la nozione di New Public Management, già diffusa in altri settori della Pubblica Amministrazione fin dagli anni Novanta. Questi primi tentativi di introdurre logiche di efficienza si sono però scontrati con un tratto caratterizzante della cultura giuridica egemone tra i giuristi italiani: il formalismo di matrice giuspositivistica, che alimenta il modello professionale del giurista-burocrate (per il giudice, il modello della bouche de la loi) e una propensione all'isolamento rispetto al contesto socio-economico, per evitare di "contaminare" la decisione con elementi extragiuridici, con il rischio di scivolare verso una concezione individualistica della funzione. L'apertura della cultura giuridica ai saperi extragiuridici si è peraltro concentrata quasi esclusivamente su quelli che non mettono in discussione i cardini del formalismo tradizionale, ossia i saperi a supporto dell'innovazione tecnologica, dell'informatizzazione e della telematizzazione degli uffici giudiziari, fino al mito della giustizia algoritmica e del giudice-robot. In questa prospettiva teorica, il progetto ha inteso analizzare l'impostazione e le prime reazioni degli attori istituzionali rispetto al potenziamento dell'Ufficio per il Processo (UPP), istituito dall'art. 50 del D.L. 24 giugno 2014 n. 90 e rilanciato, nell'ambito delle riforme connesse al PNRR, dal progetto unitario per la diffusione dell'UPP e per lo smaltimento dell'arretrato. Tale progetto istituzionale propone un modello organizzativo collaborativo per il magistrato — un gruppo di lavoro che integra giudice, cancelliere e risorse in staff — che ha come implicito bersaglio l'individualismo della cultura giuridica togata, ma ne offre una lettura riduttiva, condizionata dalla saldatura tra managerialismo tecnocratico (i tempi della giustizia come unico indicatore di efficienza) e concezione formalistica dell'attività interpretativa. 2. Ipotesi e disegno della ricerca L'obiettivo della ricerca è stato indagare la cultura giuridica italiana alle prese con un evento che ha pochi precedenti nella storia repubblicana, nel quale la tradizionale "autosufficienza culturale" del mondo giuridico è messa in discussione da pressanti richieste di mutamento provenienti da stakeholder politici ed economici. L'ipotesi di lavoro è che la riforma dell'UPP sia stata percepita, tanto dal mondo accademico quanto dal sistema giudiziario, attraverso una mappa concettuale che ha impedito di concepire tale ufficio sul modello più avanzato dei clerks anglosassoni: non un mero supporto tecnico-informatico per la ricerca di testi normativi e precedenti, ma un vero staff multidisciplinare di cui il giudice possa avvalersi per produrre decisioni consapevoli delle conseguenze sociali, economiche e culturali. L'indagine ha inteso descrivere come tali istanze siano state percepite e reinterpretate dalla cultura giuridica togata, sul versante dell'organizzazione giudiziaria, e da quella accademico-dottrinale, sul versante universitario, anche attraverso l'analisi comparata delle proposte progettuali presentate dalle Università capofila delle macroaree in cui è stato suddiviso il territorio nazionale (tra cui tre unità del progetto: Torino, Bologna e Bari) e interviste ai docenti responsabili dei progetti. 3. Metodologia e rimodulazioni rispetto al progetto approvato La ricerca ha adottato un approccio qualitativo di tipo socio-giuridico, fondato su interviste semi-strutturate presso una pluralità di uffici giudiziari distribuiti sul territorio nazionale. Rispetto alla proposta approvata sono intervenute due rimodulazioni. In primo luogo, le interviste inizialmente previste presso gli uffici giudiziari di Napoli sono state realizzate presso quelli di Palermo e Trapani: la modifica non ha inciso sulla finalità dell'intervento, poiché ha comunque garantito la copertura di un contesto giudiziario meridionale di grandi dimensioni e ad alta complessità. In secondo luogo, il campione complessivo, originariamente costituito da 45 focus group e 900 interviste semi-strutturate, è stato rivisto ed è risultato composto da 190 interviste semi-strutturate. Tale ridimensionamento, imposto dalle condizioni concrete di accesso al campo, non ha compromesso gli obiettivi conoscitivi: la numerosità e la varietà delle interviste realizzate hanno consentito di raggiungere un adeguato livello di saturazione informativa e di ricostruire in profondità le dinamiche organizzative e culturali connesse all'introduzione dell'UPP nei diversi contesti locali.

Risultati raggiunti

La ricerca ha messo in luce diversi fattori che possono favorire un impatto positivo dell'UPP sulla qualità del sistema giustizia, dai quali discendono altrettante indicazioni di policy. Il primo riguarda il reclutamento del personale UPP: l'indagine suggerisce di selezionare gli addetti non soltanto tra i laureati in discipline giuridiche, ma anche tra i laureati nelle scienze sociali che studiano i contesti socio-economici e culturali entro i quali le decisioni giudiziarie producono i loro effetti pratici, arricchendo così la capacità dell'organizzazione giudiziaria di comprendere la domanda di giustizia. Il secondo attiene alla formazione: emerge l'esigenza di potenziare, nei percorsi universitari e post-universitari, gli insegnamenti in discipline non giuridiche, capaci di dotare i futuri operatori del diritto della sensibilità culturale e delle basi cognitive necessarie a renderli ricettivi e collaborativi verso gli esperti di tali discipline, nella prospettiva di gruppi di lavoro autenticamente interdisciplinari. Il terzo concerne la valorizzazione delle esperienze virtuose: l'indagine ha individuato sul territorio nazionale numerose buone pratiche che hanno introdotto modelli organizzativi partecipativi, nei quali il personale UPP è attivamente coinvolto nella definizione delle modalità di lavoro; la loro raccolta sistematica e diffusione costituisce una leva concreta per il miglioramento della qualità del servizio giustizia. Nel loro insieme, questi risultati confermano l'ipotesi di partenza: la piena valorizzazione dell'UPP richiede il superamento della figura del giurista mero tecnico del diritto in favore di una cultura professionale aperta alla contaminazione con i saperi extragiuridici, di cui la ricerca sul campo ha registrato le prime significative emersioni. 5. Criticità incontrate e azioni di miglioramento In alcune sedi la fase di rilevazione sul campo si è rivelata più impegnativa del previsto, in particolare per lo svolgimento delle interviste, a causa di vincoli logistici, della limitata disponibilità dei partecipanti e dei tempi necessari per instaurare rapporti di fiducia e coordinamento con gli attori locali; ne è derivato un avanzamento più lento rispetto alle previsioni. Per fronteggiare tali criticità è stato dedicato maggior tempo alla fase preparatoria ed è stato operato un costante adattamento del disegno di ricerca alle esigenze dei contesti locali; in tre casi, per superare gli ostacoli logistici e incrementare la partecipazione, le interviste sono state condotte con modalità flessibili, in formato online o ibrido. Tali accorgimenti hanno consentito di completare la rilevazione salvaguardando la qualità dei dati raccolti. 6. Disseminazione e pubblicazioni I risultati sono stati presentati per la prima volta nel panel "L'impatto dell'Ufficio per il Processo tra cultura giuridica e organizzazione giudiziaria", il 10 ottobre 2025, nell'ambito del convegno nazionale dell'Associazione di Studi su Diritto e Società "Diritto, diritti e accessibilità", presso l'Università di Milano-Bicocca. I risultati complessivi sono stati poi illustrati nel convegno conclusivo, in modalità ibrida, tenutosi il 25 febbraio 2026 presso l'Università di Torino. Il principale prodotto editoriale è il volume "Dentro la giustizia: l'Ufficio per il Processo tra cultura giuridica e organizzazione giudiziaria", a cura di Claudio Sarzotti, Stefania Pellegrini, Ivan Pupolizio e Angela Procaccino, in corso di pubblicazione presso Giappichelli Editore. 7. Considerazioni conclusive Il progetto ha conseguito i propri obiettivi conoscitivi, pur attraverso rimodulazioni che non hanno inciso sulla finalità dell'intervento né sugli obiettivi di lungo periodo. La ricerca ha prodotto un quadro empirico originale sull'impatto dell'UPP, dal quale emergono tre direttrici per il rafforzamento della riforma: l'apertura del reclutamento alle scienze sociali, il potenziamento della dimensione interdisciplinare nella formazione giuridica e la diffusione delle buone pratiche organizzative partecipative. I risultati, valorizzati attraverso convegni nazionali e una pubblicazione scientifica dedicata, offrono un contributo concreto al dibattito sulle politiche della giustizia e al consolidamento dell'UPP come fattore di innovazione organizzativa e culturale del sistema giudiziario italiano.

Project details

Unibo Team Leader: Stefania Pellegrini

Unibo involved Department/s:
Dipartimento di Scienze Giuridiche

Coordinator:
Università degli Studi di TORINO(Italy)

Total Unibo Contribution: Euro (EUR) 50.000,00
Project Duration in months: 24
Start Date: 28/09/2023
End Date: 28/02/2026

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