Università degli Studi di Bologna

Necrologi



Prof. Giorgio Assuero Lanfranchi

15 aprile 1995

Nato ad Arcone (Milano), il 17 ottobre 1938, ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti e la lode il 16 luglio 1963. Presso la medesima Facoltà di medicina e Chirurgia ha prestato servizio in qualità di Assistente Volontario dal 1965 al 1968. Assistente Ordinario dal 1968 al 1982, Professore Associato di patologia Medica dal 1983 al 1985 e Professore Straordinario di Semeiotica medica dal 1986.

Ha diretto l'Istituto di patologia Speciale Medica dell'Università di Chieti dal 1978 al 1979. Rientrato a Bologna nel gennaio del 1980, ha sempre svolto la propria attività scientifica ed assistenziale presso l'Istituto di Clinica Medica e Gastroenterologia del Policlinico S. Orsola. Dal 1990 è Direttore della Divisione di Medicina Generale I° dell'Ospedale Bellaria dove sotto la sua direzione si è istituita la III Scuola di Specializzazione in Medicina Interna ad indirizzo Medicina d'Urgenza. Membro delle più prestigiose Società scientifiche nazionali ed internazionali nell'ambito della Medicina Interna e della Gastroenterologia, è stato Socio Fondatore della Società Italiana di Colonproctologia di cui fu eletto primo Presidente nel 1993.

È stato tra i massimi studiosi a livello mondiale delle malattie infiammatorie intestinali di cui ha definito importanti aspetti epidemiologici e clinici contribuendo alla conoscenza di queste malattie che, per la loro diffusione, costituiscono una sfida per la medicina dei paesi ad alto tenore di vita. Tra i numerosi temi di ricerca di cui si è occupato, il più originale è quello relativo allo studio della regolazione neuroendocrina della motilità del tubo digerente che ha portato alla scoperta che recettori presenti nel sistema nervoso sono situati anche nell'intestino. I risultati della sua attività scientifica sono riportati in più di 400 pubblicazioni sia come articoli su riviste, che come capitoli in libri e trattati e presentazioni a Congressi.

Carlo Doglio

25 aprile 1995

È morto il giorno della Liberazione, Carlo Doglio, 80 anni, urbanista di fama, intellettuale nonviolento e professore all'Università di Bologna. E forse non ci sarebbe stato giorno migliore per un uomo che durante tutto il corso della sua vita aveva contribuito, anche professionalmente, a tenere alti i valori della libertà e della partecipazione. Amico personale di Aldo Capitini e Danilo Dolci (famosissimi negli anni '50 gli «scioperi alla rovescia» che assieme a Dolci, organizzò a Bagheria, in Sicilia) Carlo Doglio è stato professore alla facoltà di Scienze Politiche fino ad una decina di anni fa, autore di un famoso libro, «Le città giardino» (1953), che ha fatto il giro del mondo, oltre che leader libertario e nonviolento tanto da finire in galera - subito dopo la caduta del fascismo - nelle carceri bolognesi di San Giovanni in Monte.

Intellettuale ed urbanista di levatura internazionale Carlo Doglio, nato a Cesena nel 1914, era stato docente di pianificazione ed organizzazione territoriale presso il dipartimento di sociologia dell'Università di Bologna, dopo avere insegnato presso le facoltà di architettura di Palermo, Napoli e Venezia. Aveva partecipato a diverse esperienze di pianificazione territoriale in Italia, impegnandosi per la riscoperta e la riqualificazione dell'ambiente. A Bologna, negli ultimi anni, lascia soprattutto un segno «verde»: sue le richieste per la valorizzazione del verde pubblico e degli insediamenti storici di quella che lui chiamava «la Bologna popolare», sue le richieste di restituire alla superficie i canali delle città e che sono entrate a far parte oggi dei progetti a breve termine della giunta comunale. Detenuto politico durante il fascismo, ex-partigiano, Carlo Doglio era stato prima legato al partito d'Azione e poi al movimento anarchico pubblicando il giornale clandestino «Il Libertario». Ma tanti, e soprattutto tantissimi suoi studenti, lo ricordano come un uomo fortemente impegnato nel diffondere i valori della nonviolenza e della partecipazione popolare. Ideali che aveva cercato di inserire anche nei suoi studi urbanistici e che lo avevano portato, negli anni '50, ad organizzare in Sicilia, al fianco di Danilo Dolci, quelli che poi vennero ribattezzati «scioperi alla rovescia». Forme di protesta pacifiche dove, anziché incrociare le braccia, i lavoratori erano invitati a lavorare ancora di più «in segno di protesta». Nel dopoguerra, dopo un periodo di collaborazione con Antonio Banfi, diviene direttore editoriale della Mondadori. Ma è attraverso il pensiero anarchico (singolare l'influenza di Mumford) che diviene urbanista: nel 1949 viene chiamato da Adriano Olivetti a coordinare gli studi per il piano territoriale del canavese. Nel 1955 si trasferisce in Inghilterra dove lavora alla BBC, dirige la International Society for Socialist Studies (con Lelio Basso) e al ritorno in Italia sceglie l'insegnamento universitario: a Bologna, negli anni '70, quando la sua carriera come docente lo aveva portato ad occupare il posto di commissario dell'Opera Universitaria, gli studenti del movimento lo avevano ribattezzato «il burocrate dal volto umano» per distinguerlo da tanti altri prof. allora molto meno amati. E lui, così raccontano i suoi amici più cari, aveva apprezzato il gesto. Lascia la moglie e un figlio.

Luciano Anceschi

3 maggio 1995

Nato a Milano nel 1911, Luciano Anceschi si laurea in filosofia con Antonio Banfi nel 1933. La sua tesi, Autonomia ed eteronomia dell'arte , verrà pubblicata con lo stesso titolo nel 1936 e costituirà l'inizio di una feconda ricerca, che tenderà a cogliere i problemi dell'arte e della letteratura in ordine ed una riflessione filosofica caratterizzata da un profondo antidogmatismo, da una misura di comprensione razionale dei temi analizzati scevra di ogni volontà di giudizio aprioristico. In Autonomia ed eteronomia dell'arte L. Anceschi individua nel nodo Poe-Baudelaire il formarsi di una moderna coscienza letteraria; negli interventi coevi pubblicati sulle riviste che egli stesso promuove (in particolare, "Orpheus", dal 1932, e "Corrente di vita giovanile", dal 1938-39), l'interesse per la letteratura e le arti figurative diviene sempre più esercizio critico, indicazione e selezione di figure e di modelli poetici decisamente antiidealistici. Significativo sarà, in questo senso, il suo schierarsi a favore della poesia ermetica, e incisiva si mostra l' Introduzione a Lirici Greci tradotti da S. Quasimodo. Una prima sintesi del lavoro compiuto in questi anni è pubblicata in Saggi di poetica e di poesia (1942), mentre l'antologia Lirici Nuovi (1943) mostra i modelli ispiratori di un nuovo modo di intendere la poesia, con i testi, tra gli altri, di Campana, Cardarelli, Ungaretti, Montale, Quasimodo, Sereni.

L'interesse per le stagioni della letteratura e della cultura che il neoidealismo aveva dimenticato si fa concreta ricerca intorno ai temi del Barocco: nel 1945 esce lo studio Eugenio D'Ors e il nuovo classicismo europeo e l'introduzione al volume dello stesso D'Ors, Del barocco , con il titolo Rapporto sull'idea del barocco , nel 1953 Del barocco ed altre prove . L'interesse per la letteratura, che solleciterà nel 1952 l'originale proposta di Linea lombarda con la presentazione di sei poeti (V. Sereni, R. Rebora, G. Orelli, N. Risi, R. Modesti, L. Erba) e nel 1953 il volume Poetica americana e l'antologia (con S. Antonielli) Lirica del novecento , si accompagna a quello per la filosofia: nel 1949 traduce dalle Enneadi di Plotino il trattato sesto della prima e l'ottavo della quinta, relativi al problema del bollo. Nel 1952 L. Anceschi è all'Università di Bologna, ove ricopre l'insegnamento di Estetica, che diventerà, nel 1962, la cattedra del suo prolifico magistero. L'attività culturale si fa intensa e ruota principalmente intorno alla rivista "il verri", fondata nel 1956.

Ma continuano gli studi filosofici: del 1958 è L'estetica dell'empirismo inglese (tema ripreso successivamente in Da Bacone a Kant del 1972, in cui l'estetica dell'empirismo inglese è connessa alla riflessione di Kant grazie ad un'acuta analisi dei testi kantiani di introduzione alla Critica del Giudizio ), del 1961 l'importante introduzione al volume di A. Banfi, I problemi di una estetica filofica . In Progetto di una sistematica dell'arte (1962) L. Anceschi precisa il proprio orientamento metodologico, secondo quei principi di fenomenologia critica che guideranno anche le ricerche successive. Emerge nella sua riflessione la centralità della nozione di poetica ( Le poetiche del Novecento in Italia , 1962; Le poetiche del Barocco , 1963), mentre contemporaneamente si indagano i caratteri fenomenologici della critica ( Fenomenologia della critica , 1966). Le istituzione letterarie rimangono comunque al centro della ricerca degli anni seguenti ( Le istituzioni della poesia , 1968; Da Ungaretti a D'Annunzio , 1976; Che cosa è la poesia? , 1981); ma si apre anche una nuova stagione di ricerca filosofica con la fondazione della rivista "Studi di estetica" (1973), che raccoglie le ricerche condotte da L. Anceschi e dai suoi allievi. L'esperienza culturale si fa attiva proposta di intervento anche in virtù della presidenza dell'Ente Bolognese Manifestazioni Artistiche, che L. Anceschi assumerà dal 1970 al 1978, e di quelle dell'Accademia delle Scienze e dell'Accademia Clementina di Bologna. non viene tuttavia meno l'attenzione per la ricerca teorica ( Il caos, il metodo , 1981) e anche la sua ultima lezione accademica dell'11 maggio 1981 porta il titolo significativo di Ultima lezione e programma . La presenza di L. Anceschi rimane viva nella cultura italiana anche negli anni successivi: mentre giunge il prezioso riconoscimento dell'Accademia dei Lincei che lo accoglie tra i suoi membri, a testimonianza di un'attività ancora feconda esce il volume Gli specchi della poesia (1989) e qualche anno dopo, nel 1993, Un laboratorio invisibile della poesia , studio dedicato al Leopardi, autore al quale L. Anceschi era ritornato in più occasioni, chiave di volta per la comprensione del rapporto tra filosofia e poesia nella modernità.

Prof.ssa Franca Marcato-Falzoni

25 maggio 1995

Allieva del Prof. Liano Petroni, si era laureata alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna con una tesi sui "Mémoires" del Cardinal de Retz, ottenendo il massimo dei voti e la lode. Dallo scorso anno aveva ricevuto l'incarico per l'insegnamento delle Letterature Francofone anche presso l'Università di Paris IV - Sorbonne.

Direttrice e fondatrice del Centro Studi Quebecchesi dell'Università di Bologna, la Prof.ssa Marcato era promotrice e responsabile di numerosi accordi di scambio con le Università di tutto il mondo francofono: Dakar (Senegal), Rabt, Blida e Casablanca (Marocco), Montréal (Canada), Abidjan (Costa d'Avorio), Algeri (Algeria). Ottima docente, appassionata organizzatrice di convegni (l'ultimo dei quali, "Letteratura e cinema del Québec" si è appena concluso), instancabile creatrice di scambi e contatti con le Università straniere soprattutto francofone, Franca Marcato Falzoni ha rappresentato un punto di riferimento per gli studi e la diffusione delle letterature francofone in Italia, sempre disposta ad accogliere con estrema generosità studenti e studiosi stranieri e a seguire con grande passione numerose tesi di laurea e di dottorato, dell'unico Dottorato in Letterature Francofone esistenti in Italia.

Studiosa attenta delle letterature francofone, la Prof.ssa Marcato si era dedicata in particolare allo studio delle letterature dell'Africa Subsahariana e del Canada francofono. Autrice di monografie su autori del Québec come Réjean Ducharme (la sua Trilogia ducharmiana è stata poi tradotta anche in Canada), Hubert Aquin, Jacques Poulin, Monique Proulx, Franca Marcato era anche una profonda conoscitrice del mondo africano e della sua letteratura: fondamentali i suoi studi su Birago Diop, William Sassine, Camara Laye, Jean-Marie Adjaffi, Olympe Bhêly-Quenum e altri ancora.

I seminari della Deriva delle Francofonie presso l'Università di Bologna, consacrati alle letterature francofone, vedevano riuniti annualmente scrittori e critici africani e canadesi, insieme ai maggiori studiosi italiani delle letterature francofone.

Prof. Alberto Gubellini

29 maggio 1995

Nato ad Asmara il 13 aprile 1939, si è laureato in Ingegneria Civile presso la Facoltà di Ingegneria di questa Università con una tesi di Topografia.

Ha lavorato come consulente del C.N.R. presso il Laboratorio per lo studio della Dinamica delle grandi masse di Venezia, per lo studio della subsidenza di quella città e del suo Comprensorio.

Il 1 novembre 1971 entrò nell'Istituto di Topografia, Geodesia e Geofisica Mineraria di questa Università con una borsa di studio biennale, rimanendovi poi come contrattista ed Assistente Incaricato. In tale Istituto è poi rimasto poi fino alla sua scomparsa.

Il 24 dicembre 82, a seguito giudizio di idoneità, fu nominato Professore Associato e gli venne affidato un insegnamento di Topografia per Ingegneria Civile. Il primo novembre 1990, a seguito concorso, fu nominato Straordinario ed infine Ordinario mantenendo sempre lo stesso insegnamento.

La sua intensa attività scientifica, concretizzata in una cinquantina di pubblicazioni su riviste nazionali ed internazionali, è stata rivolta soprattutto alle applicazioni delle tecniche topografiche e della Geodesia spaziale, allo studio dei movimenti del suolo e di strutture, dovuti a fenomeni geofisici (tettonica a placche, sismicità, vulcanesimo), geologici e geotecnici (subsidenza, frane, compattamento del suolo...).

In tale campo ha dato un particolare contributo teorico e pratico con l'introduzione di nuove metodologie di modelizzazione e con la messa a punto di soluzioni tecniche originalissime.

Per la sua alta qualificazione alla fine degli anni ottanta, è stato chiamato come responsabile dell'Unità operativa di Geodesia nelle spedizioni italiane in Antartide. In tale veste, e con la partecipazione personale a tre compagne, e con il coordinamento di altri ricercatori, ha svolto un lavoro prezioso ed internazionalmente apprezzato.

Persona schiva, ma coltissima, era ben conosciuto ed apprezzato in Italia ed all'estero sia per le sue capacità scientifiche e tecniche, sia per le doti umane.

Con la scomparsa del Prof. Gubellini l'Università di Bologna ha perso un docente attento e disponibile ed un ricercatore di livello internazionale.

Prof. Giuseppe Gozzetti

10 giugno 1995

Nato a Isola della Scala (Verona) il 1 febbraio 1935, si è laureato a Bologna nel 1961; ha poi frequentato la clinica Chirurgica allora diretta dal Prof. Gaetano Placitelli. È stato fra i primi ad interessarsi in Italia di Cardiochirurgia, specialità che nasceva in quegli anni, ha anche frequentato per un anno il Centro di Cardiochirurgia di Parigi, allora diretto dal Prof. Dubost.

Nel 1972 è stato chiamato a dirigere la cattedra di Chirurgia Generale nella nuova Università di Chieti in cui ha lavorato per 9 anni cimentandosi in tutti i campi della chirurgia generale, vascolare e toracica. In breve tempo ha fatto diventare Chieti un polo di riferimento per l'Italia centromeridionale. Il Prof. Gozzetti era ancora oggi, in Abruzzo, in costante punto di riferimento per tanti allievi che ha istruito e formato, nonché per tantissimi pazienti.

Chiamato nel 1981 per i suoi meriti chirurgici e universitari dalla Facoltà medica di Bologna, ha da subito imposto con il suo carattere, il suo lavoro e le sue capacità chirurgiche una nuova e decisiva impronta alla chirurgia bolognese. Il Prof. Gozzetti si è immediatamente occupato di alcuni problemi emergenti in chirurgia, come la chirurgia dei tumori del fegato e dell'ipertensione portale, ed in pochi anni la Clinica Chirurgica è diventata un punto di riferimento nazionale per questa patologia. La grande svolta che il Professore ha impresso alla chirurgia bolognese è legata al trapianto di fegato. Questo intervento, nato pochi anni prima in America, ha avuto verso il 1984 u netto impulso con l'introduzione dei nuovi farmaci antirigetto. Quando i risultati del trapianto cominciavano ad affermarsi negli Stati Uniti, il Prof. Gozzetti ha capito l'esigenza di incominciare questa chirurgia a Bologna a e lui stesso, insieme ai suoi collaboratori ed agli anestesisti, è partito per Pittsburg ad apprendere direttamente la tecnica ed a conoscere i problemi direttamente dal Prof. Starzl che è rimasto uno dei suoi più grandi amici e collaboratori. Lo sforzo organizzativo di quegli anni ha avuto il carattere di una grande avventura. Le prime sovvenzioni ottenute inizialmente sono state raccolte grazie all'impegno del Prof. Gozzetti, che si è rivolto anche a uomini di spettacolo per organizzare manifestazioni varie che hanno permesso l'acquisto di materiale scientifico e tecnico per la realizzazione del trapianto. Il primo trapianto è stato realizzato con successo a Bologna nel maggio 1986 e questa attività si è subito affermata con una serie di risultati considerati i migliori ottenuti in Italia. Oggi il Centro di Bologna è uno dei primi in Europa, come numero e qualità dei risultati, con più di 200 trapianti eseguiti. La chirurgia dei trapianti ha decisamente influenzato la crescita di tutta la medicina bolognese, dalla epatologia alla terapia intensiva. Inoltre, la pratica dei trapianti ha permesso anche di migliorare la tecnica della chirurgia epatica, consentendo di effettuare interventi che erano considerati impensabili fino a pochi anni prima. Bologna è diventata così, grazie al Prof. Gozzetti, uno dei principali Centri mondiali della Chirurgia del fegato e per tale attività è stata scelta come sede del Congresso dell'Associazione Mondiale della Chirurgia Epato-Bilio-pancreatica, che si terrà nel giugno 1996 e che avrebbe dovuto avere come Presidente il Prof. Gozzetti. Seguendo la sua natura di chirurgo innovatore ed esperto di tutti i campi della chirurgia, il Prof. Gozzetti ha portato dei contributi importanti anche in altri campi chirurgici, in particolare modo in quello delle malattie infiammatorie dell'intestino. In questo ambito il Prof. Gozzetti è diventato uno dei massimi esperti internazionali tanto che è stato chiamato ad organizzare a Bologna nel 1989 il primo congresso mondiale sulle nuove tecniche di terapia chirurgica conservative nei pazienti affetti da colite ulcerosa e malattia di Crohn. Da allora la Clinica Chirurgica da lui diretta è diventata per questa patologia Centro di riferimento per i pazienti provenienti da ogni parte d'Italia ed anche dall'estero.

Per la sua autorità e la sua competenza era stato invitato a fare parte dei comitati editoriali di numerose riviste scientifiche internazionali e nazionali nel campo dei trapianti d'organo e della Chirurgia generale.

Conosciuto e stimato in tutto il mondo apprezzato dagli studenti dai docenti lascia un'eredità inestimabile, ma anche un vuoto incolmabile.

Prof. Vittorio Scardovi

11 agosto 1995

Nato a Bologna il 26 ottobre 1918, dal 1937 al 1941 è stato allievo interno nell'Istituto di Microbiologia Agraria e Tecnica dell'Università di Bologna, diretto dal Prof. Mario Sacchetti, dove ha conseguito la Laurea in Scienze Agrarie a pieni voti, discutendo una tesi sperimentale sul carbone del sorgo zuccherino.

Fin dai primi momenti della sua vita universitaria ha mostrato una predilezione per gli studi sui microorganismi ed una vocazione alla ricerca sperimentale.

Dal 1941 al 1943 ha prestato servizio militare, al termine del quale è rientrato nell'Istituto iniziando la carriera universitaria, dapprima come assistente volontario, poi come assistente di ruolo e aiuto.

Nel giugno 1955 ha conseguito la libera docenza in Microbiologia Agraria e tecnica.

Dall'anno accademico 1955-56 all'anno accademico 1961-62 è stato incaricato dell'insegnamento di Microbiologia Agraria e Tecnica, nonché della direzione dell'omonimo Istituto, nell'Università Cattolica del "Sacro Cuore" di Piacenza; il 16 novembre 1962 è stato nominato professore straordinario per la stessa disciplina nel medesimo Ateneo.

Il suo rientro nell'Università di Bologna, avvenuto il 1° novembre 1968, ha coinciso con il collocamento fuori ruolo del Prof. Sacchetti, al quale è succeduto nell'insegnamento e nella direzione dell'Istituto, incarico quest'ultimo ricoperto fino al 31 ottobre 1993.

La sua attività universitaria è stata finalizzata precipuamente alla ricerca teoretica sperimentale e a trasmettere, con grande disponibilità e sapienza a tutti coloro che hanno avuto il privilegio di essergli accanto, il suo entusiasmo per la ricerca, le sue brillanti intuizioni e le sue profonde conoscenze in diversi settori della microbiologia, anche applicata.

Gli studi condotti dal 1946 al 1960 hanno riguardato principalmente la fisiologia e la biochimica dei solfobatteri fotosintetizzanti, il meccanismo fisiologico e genetico della resistenza dei lieviti agli inibitori dello sviluppo microbico quali anidride solforosa e actidione, la nutrizione e il biochimismo dei batteri lattici. Già queste ricerche gli hanno procurato numerosi riconoscimenti internazionali di notevole significato e prestigio.

Ma all'inizio del 1960 è stato attratto, quasi occasionalmente, dallo studio di un particolare gruppo batterico - il genere Bifidobacterium - "miniera", come era solito chiamarlo, nella quale ha scavato ininterrottamente, per trentacinque anni, fino al giorno della scomparsa. Il contributo da Lui apportato alla conoscenza di tali microorganismi, si concretizza nella descrizione di numerosissime nuove specie di bifidobatteri, isolati da vari habitat corporei ed extracorporei.

Per questa produzione scientifica ha ricevuto altri riconoscimenti: l'autorevole incarico di redigere il capitolo "The genus Bifidobacterium" sia in The Prokarytes (1981) che in Bergey's Manual of Systematic Bacteriology (1986), la nomina a membro del Subcommittee on Taxonomy of Bifidobacterium, Lactobacillus and related organisms.

L'Originalità dell'opera di Vittorio Scardovi consiste nell'avere interpretato il ruolo dei microorganismi secondo una visione naturalistica ed ecologica, ritenendo fondamentale la conoscenza delle relazioni esistenti fra i singoli microorganismi, le comunità microbiche e l'ambiente.

L'eredità che tramanda non è limitata soltanto al grande patrimonio culturale che ha lasciato, ma riguarda l'insegnamento di una vita dedicata totalmente alla Scienza, con rigore e in religioso silenzio.

Prof. Alessandro Piccaluga

29 settembre 1995

Il Prof. Alessandro Piccaluga, nato ad Ozieri (Sassari) il 30 giugno 1927, si è laureato in Medicina e Chirurgia, con il massimo dei voti e la lode, presso l'Università di Cagliari nel 1954, discutendo la tesi "Le Mastzellen nelle Nefropatie Vascolari ed Infiammatorie", svolta presso l'Istituto di Anatomia e Istologia Patologica in qualità di Allievo interno. Presso l'Università di Cagliari, sempre frequentando l'Istituto di Anatomia e Istologia Patologica, diretto dal Prof. Giulio Giunti, diviene Assistente volontario alla Cattedra di Anatomia Umana Normale della Facoltà di Farmacia dal 15/11/1954 al 31/12/1956 e, successivamente, Assistente incaricato di Patologia Generale della Facoltà di Medicina e Chirurgia dall'1/1/1956 al 31/10/1956. A partire dall'1/11/1956, segue il Prof. Giulio Giunti presso l'Istituto di Anatomia e Istologia Patologica dell'Università di Bologna, ove ricopre le funzioni di Assistente ospedaliero incaricato (1/1/1957-1/2/1958), Assistente ospedaliero di ruolo (2/2/1958-31/10/1961), Assistente universitario di ruolo (a partire dell'1/11/1961) e, quindi, di Aiuto universitario (dal 21/1/1969). Consegue la Libera Docenza in Anatomia ed Istologia Patologica nel 1958 e quella di Tecnica e Diagnostica Istopatologica nel 1972. Presso l'Università di Bologna, diviene Professore incaricato dell'Insegnamento di Anatomia e Istologia Patologica "corso sdoppiato" per l'anno accademico 1969-70 e successivi, posizione stabilizzata a partire dal 1973. Nel maggio del 1975, risulta vincitore di Concorso a Cattedra per il Gruppo Anatomia e Istologia Patologica, venendo chiamato dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Bologna quale Professore straordinario, a far data dal 1 novembre della stesso anno.

Dall'1/11/1978, è Professore Ordinario di Anatomia e Istologia Patologica presso lo stesso Ateneo. Nel periodo 1/11/1977-31/10/1983, ricopre le funzioni di Direttore dell'Istituto di Anatomia e Istologia Patologica dell'Università di Bologna, con la Responsabilità dell'attività assistenziale del relativo Servizio. Nel 1980, fonda la Scuola di Specializzazione in Anatomia Patologica, della quale mantiene la direzione fino al 1991. A far data dall'1/11/1983, è Direttore della I Cattedra di Anatomia Patologica e Responsabile del Servizio unico assistenziale. Dal 1989, con la nuova Convenzione attuativa, essendo stata l'attività di assistenza suddivisa fra 3 Servizi, diviene Direttore del I Servizio e Coordinatore dei 3 Servizi. Dal 21 dicembre 1994, si colloca anticipatamente in pensione per motivi di salute.

Durante il periodo di attività presso l'Università di Bologna, il Prof. Piccaluga ha ricevuto numerosi riconoscimenti, fra i quali i premi "Businco", "Miceli" e di "operosità scientifica"; inoltre, è stato Titolare dell'insegnamento di Anatomia Patologica presso numerose Scuole di Specializzazione.

La Sua attività scientifica si è concretizzata in oltre 100 pubblicazioni, molte delle quali a carattere monografico.

L'attività didattica del Prof. Piccaluga è stata sempre intensa ed apprezzata da numerose generazioni di Studenti e svolta anche quando la malattia che o ha colpito cominciava ad insidiarlo.

Il Prof. Piccaluga lascia numerosi Allievi, sia in Cattedra che Primari ospedalieri, ed un vuoto difficilmente colmabile nella Scuola, che Lo ha visto ultimo cronologicamente di una prestigiosa serie di Docenti di origine sarda, iniziata dal Prof. Armando Businco e proseguita dal Prof. Giulio Giunti, serie che ha reso l'Anatomia Patologica di Bologna, nota in Italia ed all'Estero.

Prof. Roberto Alessi

28 dicembre 1995

Nato a Bologna il 13 agosto 1927, e laureatosi il 19 dicembre 1952 in Ingegneria Civile presso questa Università ha iniziato la carriera universitaria nel 1953 come Assistente volontario presso l'Istituto di Scienza delle costruzioni diretto dal Prof. Odone Belluzzi. Dal 1959 al 1967 è stato Assistente di ruolo presso la cattedra di Tecnica delle costruzioni e dal 1968 al 1971 Professore incaricato di Tecnica delle fondazioni.

Conseguita la libera docenza in Tecnica delle costruzioni nel febbraio 1970, ha insegnato, quale Professore incaricato, Complementi di Tecnica delle costruzioni sino al 1975.

Vincitore del concorso a un posto di professore di ruolo di Tecnica delle costruzioni in data 1 novembre 1975, fu nominato Professore straordinario prima all'Università di Roma, poi a Bologna ove divenne Ordinario nel 1978.

Dal 1986 era Direttore dell'Istituto di Tecnica delle costruzioni e dell'annesso Laboratorio di "Prove strutture".

È stato Membro del Gruppo Nazionale per la Difesa dei Terremoti, nonché di vari Comitati e Commissioni del C.N.R. di Ingegneria strutturale per lo studio delle normative sulle costruzioni.

Ha svolto ampia attività scientifica in merito a rilevanti e attuali temi strutturali, dedicati in particolare all'ingegneria sismica e al consolidamento di edifici storici e di monumenti.

Particolarmente vasta è stata l'attività di consulenza professionale avendo partecipato a importanti progetti, come la copertura del palazzetto dello sport di Forlì, la copertura del Palazzo Borsa delle Fiere di Bologna, il consolidamento del Palazzo Ducale sede dell'Accademia Militare di Modena.

Pure rilevanti sono state le Convenzioni di ricerca stipulate dal Prof. Alessi, quali la Convenzione fra l'Università di Bologna e le Regioni Basilicata ed Emilia-Romagna per consulenze riguardanti i danni su strutture provocati dal sisma del 1980, la Convenzione fra questo Ateneo e il Comune di Bologna per il monitoraggio delle "Due Torri", la Convenzione con il Comune di Bologna per lo studio della subsidenza del centro storico di Bologna, le Convenzioni con il Ministero dei Beni Culturali riguardanti gli edifici in muratura e la vulnerabilità sismica di complessi di edifici.

Nel 1988 fu nominato Presidente della Commissione per l'Edilizia della Facoltà: di particolare rilievo è stata l'attività è svolta per l'installazione dei Laboratori "presenti" della Facoltà di Ingegneria al Lazzaretto.

Il Prof. Alessi va infine ricordato per la lezione di serietà e rigore che ha costantemente trasmesso, tanto nell'attività accademica, quanto nella vita quotidiana.

Prof. Giorgio Folloni

21 febbraio 1996

Nato a Firenze il 16 settembre 1929, laureatosi con lode presso questa Università, ha percorso tutta la sua carriera nell'Istituto di Topografia, Geodesia e Geofisica Mineraria, come Assistente Ordinario, Professore Incaricato ed Aiuto, Libero docente, e poi Professore Ordinario e Direttore dell'Istituto fino alla confluenza dello stesso nel Dipartimento DISTART.

Dal punto di vista scientifico ha dato un contributo fondamentale alla rinascita degli studi geodetici ed ha contribuito, in modo determinante alla creazione di un gruppo che ha dato lustro alla nostra Università ponendosi come interlocutore di tutto rispetto in campo nazionale ed internazionale.

Pur assorbito da numerose incombenze di tipo gestionale ed organizzativo non abbandonò mai la ricerca coordinando progetti di largo respiro a livello anche internazionale, partecipando anche a grandi campagne di misura quale la spedizione in Egitto del 1994 per il rilievo e la documentazione, con le tecniche più moderne, di importanti scavi archeologici.

Uomo di ampia cultura, si è interessato di tutti i campi del settore come testimoniato dalle decine e decine di lavori pubblicati su riviste nazionali ed internazionali o sugli atti dei Congressi. La sua profonda conoscenza delle problematiche lo aveva portato anche ad affrontare temi generali e concreti partecipando a diverse commissioni nazionali per la messa a punto di metodologie e normative per i rilievi geodetico-topografici e fotogrammetrici, e coordinando convenzioni e contratti con enti pubblici quali la Regione vari Comuni, la Sovrintendenza, ecc...

È stato Preside della Facoltà di Ingegneria e successivamente membro del Consiglio di Amministrazione di questo Ateneo.

È stato inoltre per anni membro del Consiglio della Società Italiana di Topografia e Fotogrammetria e Presidente del Comitato Scientifico della stessa società.

Già malato, accettò nell'autunno scorso di coordinare la commissione per la preparazione delle linee per il progetto del nuovo polo di Ingegneria al Lazzaretto.

Il Prof. Folloni va ricordato per la sua profonda umanità, il suo cristianesimo profondo, le sue doti di mediazione, le sue battute, il suo gusto per la vita.

Con Giorgi Folloni la Facoltà di Ingegneria, il nostro Ateneo e la comunità scientifica hanno sì perduto un docente ed un ricercatore di indiscussa validità, ma soprattutto hanno perduto un protagonista, un uomo che ha dedicato tutte le sue enormi energie all'Università ed alla ricerca.

Prof. Leonardo Possati

28 febbraio 1996

Nato a Castenaso (BO) il 19 luglio 1911, laureatosi presso questa Università nel 1937, fu prima Assistente nella Patologia Chirurgica, poi Aiuto nella Clinica dal 1956 al 1 febbraio 1965, quando fu chiamato a ricoprire nel ruolo la Cattedra di Semeiotica Chirurgica. Nel 1967/68 la Facoltà Medica gli conferì l'incarico sdoppiato di Patologia Chirurgica, che ricoprì nel ruolo nel 1970, passando alla Clinica Chirurgica IIa nell'Anno accademico 1973/74 e alla Clinica Chirurgica Ia l'1.11.1977. Egli ha pure diretto, le Scuole di Perfezionamento in Anestesia, Chirurgia Toracica, Chirurgia Cardiaca, Ortopedia e Traumologia e Chirurgia Generale.

Già Presidente della Società Italiana di Chirurgia Cardio-Vascolare e Vice Presidente dell'International College of Surgeons (sezione italiana), attualmente era Presidente della Società Medica-Chirurgica di Bologna.

Intensa e proficua è stata l'attività clinica, didattica, organizzativa e scientifica di Leonardo Possati, che, nell'affrontare i più avvincenti problemi della Chirurgia moderna, vi ha apportato orginali contributi personali e di Scuola, per i quali ha ottenuto il giusto riconoscimento in Italia e all'estero.

Da segnalare per la loro particolare importanza: gli studi sperimentali e clinici sui processo d'integrazione delle protesi vascolari, sulla insufficienza epatica acuta e sulla rigenerazione epatica e quelli relativi alla chirurgia esofagea, il trattamento delle lesioni arteriose (aneurismatiche e ostruttive), dell'ipertensione portale, elle ipertensioni arteriose aggredibili chirurgicamente.

Il Prof. Possati ha inoltre approfondito il tema della Cardio-chirurgia, stabilendo le premesse per la creazione di un "Centro di Chirurgia del Cuore e dei Grossi Vasi". Ma la sua realizzazione più ragguardevole è stata quella relativa ai trapianti d'organo in cui, dopo aver superato considerevoli ostacoli di natura burocratico-legislativo, ha dato via ad un gruppo di studio e di pratica superspecialistica che fa della Clinica bolognese uno dei centri italiani di maggiore importanza.

Settori tutti della Chirurgia contemporanea d'alta qualificazione che Egli ha privilegiato e che lo han visto più volte apprezzato relatore in numerosi Congressi nazionali ed internazionali.

Benemerito della Scuola, della Cultura e dell'Arte, Emerito di Clinica Chirurgica Generale e Terapia Chirurgica nella Facoltà di Facoltà di Medicina e Chirurgia, il Prof. Possati verrà ricordato da tutti anche per la sue grandi doti di generosità e umanità.

Prof. Paolo Forchielli

1 marzo 1996

Nato a Urbino il 30 marzo 1920 da una famiglia di giuristi, laureatosi presso la Scuola normale di Pisa, ha insegnato presso le Università di Ferrara e Bologna.

Allievo della grande scuola di Walter Bigiavi, ha a lungo alternato l'attività professionale (prima come magistrato e poi come avvocato) con la ricerca universitaria ed ha scritto le sue opere più importanti tra gli anni '50 e '60. Ricordiamo i suoi studi in materia di Divisione: sia il volume edito nel Commentario al codice civile a cura di Scialoja e Branca, artt. 713-768, sia l'opera a parte, che rappresenta un contributo a tutt'oggi fondamentale e imprescindibile in materia per ogni operatore del diritto, teorico e pratico.

Oltre alle ricerche in materia successoria e di contratti reali, sull'interdizione e l'inabilitazione (su quest'ultimo tema, vedasi il relativo contributo, sempre nel Commentario a cura di Scialoja e Branca, artt. 414-432) egli è stato un attento indagatore dello stimolante e variegato tema della Responsabilità civile aquiliana: il volume, edito nel 1960 sul nesso di causalità (il rapporto di causalità nell'illecito civile), costituisce infatti un'indagine classica su uno degli argomenti centrali del diritto e che spazia dalle basi romanistiche fino al diritto francese e a quello italiano attuale. Si tale opera egli elaborò anche una storia di agile edizione "volgata" nel 1983 dal titolo "Responsabilità civile".

Uomo dal temperamento schivo, ma sempre molto attivo ha fornito, pure negli ultimi tempi, originali contributi quale l'"Acquisto dell'immobile con denaro del defunto e certezza del diritto" apparso nel 1994 sulla Rivista Contratto e Impresa.

Del Prof. Forchielli ricordiamo infine una frase che inserita nella presentazione del sopracitato "Responsabilità civile" bene riflette il carattere dell'uomo e dello studioso: "Occorre altresì avere il coraggio di tracciare sintesi che, alla fine dell'indagine, si presentino semplici e , per così dire, naturali, se non addirittura ovvie, anche se questo comporta inevitabili rischi".

Prof. Giulio Capodaglio

4 maggio 1996

Nato a Roma il 1° febbraio 1910, si laureò nel 1932 in Giurisprudenza all'Università di Roma con il massimo dei voti. Fu dapprima Assistente volontario presso la cattedra di Economia Politica di quell'Ateneo poi, conseguita nel dicembre 1935 la libera docenza in Economia Politica, fu Aiuto nell'Istituto di Politica economica e finanziaria della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Roma, quindi passò all'Università di bari dove insegnò da 1938 al 1957 prima Scienza delle Finanze e Diritto Finanziario e successivamente Economia Politica nelle Facoltà di Giurisprudenza e di Economia e Commercio. In quest'ultima Facoltà venne nominato Professore Straordinario il 1° febbraio 1957 e Ordinario il 1° febbraio 1960.

Dal 1967 al 1980 ha insegnato Economia Politica nella Facoltà di Economia e Commercio di questa Università.

Il Prof. Capodaglio è stato componente della Commissione tributaria centrale, socio accademico dell'Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna e dell'Accademia pugliese delle Scienze, socio della Società Italiana degli Economisti, della Società per lo studio dei problemi fiscali e della Società Italiana di Economia dei Trasporti.

Nella sua lunga carriera di studioso la produzione scientifica è stata particolarmente ampia ed improntata a contributi significativi che hanno sempre trovato grandi consensi da parte di colleghi e studenti.

Nel dicembre 1975 ha ottenuto il premio Antonio Feltrinelli dall'Accademia dei Lincei e nel giugno 1977 il Presidente della Repubblica gli ha conferito il diploma di prima classe di Benemerito della Scuola, della Cultura e dell'Arte.

Il Prof. Capodaglio lascia in tutti i suoi colleghi, negli allievi e in coloro che lo hanno conosciuto l'affettuoso ricordo di un illustre docente, di un amico, di un uomo generoso.

Professoressa Ida Giavarini

13 giugno 1996

Nata a Torino il 16 aprile del 1908, si è laureata in Scienze Naturali a Bologna nel 1932, discutendo la tesi con il Prof. Alessandro Ghigi, allora Direttore dell'Istituto di Zoologia. Dal 1933 al 1937 è stata Assistente volontaria presso detto Istituto per poi passare, con la stessa qualifica, all'appena costituito Istituto di Zoocolture. Qui ha svolto tutte le tappe di una carriera di successo, da Assistente di ruolo (1948) a Libero Docente (1954) a Professore ordinario (1968).

Dal 1956 ha retto la direzione dell'Istituto di Zooculture, che ha tenuto fino all'andata f.r. nel 1978. Dal 1953 al 1968 ha ricoperto l'incarico di Direttore dell'Istituto Nazionale di Apicoltura e del Centro Avicolo di Bologna, Enti, dipendenti dal Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste ma all'epoca annessi alla cattedra di Zoocolture dell'Università.

Le Zoocolture, settore della Zoologia Applicata che si occupa dell'allevamento delle piccole specie di importanza zootecnica (avicoltura, coniglicoltura, apibachicoltura, acquacoltura), hanno rappresentato da sempre l'oggetto della multiforme attività scientifica, della Prof.ssa Giavarini. Al pollame, ai conigli e alle api, ha infatti dedicato oltre 200 pubblicazioni, alcuni libri e trattati. Dal punto di vista didattico ha impartito apprezzate lezioni a numerose generazioni di studenti dei Corsi di Laurea in Scienze Agrarie, Scienze di Produzione Animale e Medicina Veterinaria, iniziandoli a queste discipline.

Ha fermamente voluto e creato, presso il CNR, il Gruppo di ricerca sull'"Allevamento delle piccole specie", che ha coordinato e diretto fino alla vigilia dell'andata in pensione. Ha partecipato, come coordinatrice e responsabile di Unità Operative a Progetti Finalizzati dello stesso CNR. È stata Presidente e Consigliere della Sezione Italiana dell'Associazione Mondiale di Avicoltura Scientifica (WPSA), Consigliere della Società Italiana di Patologia Aviaria (SIPA), Socio Onorario della Società italiana per il Progresso della Zootecnia, Socio Fondatore dell'Associazione Scientifica di Produzione Animale (ASPA), Socio corrispondente dell'Accademia Nazionale di Agricoltura. Ha ricevuto premi importanti come l'Uovo d'Oro, la Faraona d'Oro, il Bunny d'Argento e la nomina a Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana.

La scomparsa della Prof.ssa Giavarini ha lasciato un grande vuoto nella zootecnia italiana.

Prof. Mauro Wolf

14 luglio 1996

Nato a Trento il 26 ottobre 1947. Si laureò nel 1970 presso la Facoltà di Scienze Sociali e Politiche "Cesare Alfieri" dell'Università di Firenze discutendo una tesi in Sociologia delle comunicazioni.

Nel 1974 fu nominato Assistente Ordinario presso la cattedra di Sociologia della Facoltà di Magistero dell'Università di Urbino.

Giunse nel nostro Ateneo nel marzo del 1975 quale Assistente Ordinario in soprannumero di Comunicazioni di massa, nel Corso di Laurea in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo della Facoltà di Lettere e Filosofia. In tale Corso di Laurea dall'A.A. 1978-79 all'A.A. 1992-93 fu Docente di Tecnica del linguaggio radiotelevisivo, quale Professore Incaricato sino all'A.A. 1982-83 e quindi quale Professore Associato.

Direttore dell'Istituto di Discipline della Comunicazione nell'A.A. 1987-88, contribuì attivamente all'avvio e all'organizzazione didattica e scientifica del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione, che dal 1993-94 lo ebbe Docente di Sociologia della Comunicazione.

Rifondò il Corso di Giornalismo della Svizzera Italiana e ne fu Direttore.

Ebbe prestigiosi incarichi di docenza nei Corsi di Dottorato delle Università di Barcellona e di Grenoble. Fu chiamato quale relatore nei più importanti convegni di Sociologia, di Sociologia delle comunicazioni di massa e di semeiotica, in ambito nazionale e internazionale.

Per la sua statura scientifica, per la sapienza, l'originalità e l'ampiezza dei suoi studi sulla comunicazione, il Prof. Mauro Wolf fu e resta un indiscusso punto di riferimento per la comunità scientifica.

I suoi volumi Sociologie della vita quotidiana (1979), Teorie della comunicazione di massa (1985), Gli effetti sociali dei media (1992) e le sue numerose ricerche sulla comunicazione televisiva vengono già considerati, per unanime riconoscimento, dei testi classici nella ricerca teorica e applicata sulle comunicazioni di massa.

Prof. Giorgio Zarri

12 agosto 1996

Nato ad Argelato (Bo) il 7 aprile del 1946, si laureò brillantemente nel novembre 1971 in Ingegneria Civile e subito inizio a frequentare assiduamente l'Istituto di Tecnica delle Costruzioni, divenendone assistente di ruolo dal 1° novembre 1975; nel 1982 ottenne la nomina di Professore Associato del raggruppamento disciplinare di Tecnica delle costruzioni e insegnò quindi tale materia per il Corso di Laurea in Ingegneria Mineraria, poi in Ingegneria del Territorio e dell'ambiente.

Si dedicò con grande passione e costanza all'insegnamento, cui era portato per natura e motivazioni e etiche, prodigandosi instancabilmente nel seguire esercitazioni e tesi di laurea degli allievi, sempre disponibile a collaborare generosamente con colleghi nelle molteplici esigenze dell'Istituto, avendo uno spiccato senso istintivo del dovere e dell'ordine.

La sua attività di ricerca, concretatasi in numerosi scritti, riguardò temi importanti del suo raggruppamento disciplinare, approfondendo, tra l'altro, comportamenti strutturali di calcestruzzi ordinari e speciali in regime anche ciclico, analisi sismica di strutture in muratura, problemi di lastre piane e curve. Particolarmente versato in ricerche sperimentali, diede rilevanti contributi anche a livello internazionale (Skopje) e si dedicò con passione all'esercizio e al potenziamento del Laboratorio "Prove strutture" annesso all'Istituto di "Tecnica delle Costruzioni", del quale coordinò egregiamente per vari anni le delicate prestazioni. La sua attività universitaria divenne vivificata da un notevole interesse per la libera professione di ingegnere, a lui particolarmente congeniale.

Per la larga stima che riuscì a guadagnarsi, ottenne notevoli riconoscimenti anche al di fuori del campo strettamente accademico: fu vice-presidente dell'Associazione nazionale ingegneri e architetti, per numerosi anni direttore della Rivista INARCOS, Governatore del Distretto 2070 del Rotary, collaboratore dell'Ufficio Tecnico dell'Università. E anche tutte queste attività egli seppe assolvere con impareggiabile impegno.