La Fondazione Aloisi-Pertini

Alla fine degli anni ’60, per un tracollo finanziario della azienda in cui lavorava, Sergio Aloisi si ritrovò senza lavoro.
Decise di tentare di mettere a frutto le conoscenze acquisite pur non disponendo di proprie risorse finanziarie. Grazie alla serietà e alle capacità dimostrate in passato, riuscì a trovare finanziatori privati e con l’appoggio di una banca riuscì a convertire alcuni vecchi macchinari in impianti in grado di lavorare e stampare etichette di carta. Era nata la Silicart. Dopo pochi anni di attività Aloisi decise di dedicarsi esclusivamente alla siliconatura (di carte e film plastici) e riuscì a conquistare una grossa fetta del mercato che era dominato dalle Cartiere Binda.
All’inizio degli anni 80, Silicart è già leader nella produzione delle carte siliconate e, grazie ad una politica di reinvestimento degli utili, consolida e rafforza la propria posizione.
Aloisi in quegli anni inizia a sperimentare una lavorazione del silicone senza l’uso dei solventi chimici.
Alla fine degli anni 80 Aloisi, per garantire il futuro dell’azienda e non avendo eredi diretti, decise di vendere l’azienda ad un gruppo tedesco che opera nel settore della cellulosa e della carta.
Disponendo finalmente di una discreta liquidità decise di costituire una Fondazione con la quale avviare un progetto che, da anni, rappresentava il suo sogno: finanziare la ricerca nel rispetto dell’ecologia, brevettare il risultato della ricerca, industrializzarlo e, con gli utili, finanziare nuove ricerche.
Vicinio Savorani conosce bene Sergio Aloisi per essere stato suo collaboratore per tanti anni.
Ripensando, a posteriori, a cosa rendeva piacevole un lavoro comunque faticoso, Savorani cerca di elencare alcune delle caratteristiche umane con cui Aloisi gestiva i rapporti con i dipendenti, quelli commerciali ed anche alcune delle affermazioni che non si stancava di ripetere:

  • Considerava tutti i collaboratori una “risorsa”, un capitale umano che va valorizzato e premiato. 
  • Chiedeva a tutti la massima correttezza e sincerità, la stessa che metteva nei suoi rapporti di lavoro.
  • Percepiva un normale emolumento mensile e reinvestiva nell’azienda tutti gli utili (cifre decisamente importanti) realizzati.
  • Non fu mai aiutato da Sandro Pertini che solo nell’ultimo giorno di mandato Presidenziale fece visita alla fabbrica della nipote, Emilia Pertini moglie di Aloisi, e si stupì di trovare una realtà industriale così avanzata. La figura di Sandro Pertini era vissuta, da Aloisi e dai suoi collaboratori, non come opportunità ma solo come impegno a non commettere errori o inesattezze contabili/fiscali la cui pubblicità avrebbe potuto arrecare danni ad un Presidente della Repubblica che non era mai sceso a compromessi con nessuno e non avrebbe sicuramente gradito insinuazioni di “nepotismo”.
  • Si fece promotore di iniziative economiche a favore dei propri dipendenti: il TFR, che (per legge) rimaneva in azienda fino alla fine del rapporto di lavoro, era stato reso fruttifero e ogni anno venivano liquidati gli interessi. Anche una parte dell’introito della cessione societaria fu destinato al management aziendale. 
  • Non c’erano colletti bianchi e colletti blu; esisteva un “gruppo” compatto in cui ognuno ricopriva un ruolo specifico. Alcuni sabati, ad azienda chiusa, mentre alcuni operai facevano manutenzione alle macchine i magazzinieri e gli impiegati preparavano grigliate e arrangiavano l’allestimento di lunghe tavolate all’interno dello stabilimento. A mezzogiorno arrivavano Aloisi e la moglie e si intrattenevano a pranzo con tutti i dipendenti presenti.
  • Aloisi amava le “sfide” e quindi privilegiava produzioni difficili e remunerative rispetto a grossi quantitativi di prodotti concorrenziali con bassa marginalità. Ai clienti non offriva un prodotto preconfezionato, ma un aiuto a risolvere i loro problemi produttivi o qualitativi.
  • Nei rapporti commerciali prevaleva un forte concetto della giustizia e del rispetto altrui. Più volte gli ho sentito dire “Preferisco essere fregato che fregare qualcuno. Io perderò soldi, ma dormo sereno… e lui?”

Aloisi amava le “sfide”, i prodotti nuovi da produrre, la ricerca.
Non aveva figli ma, probabilmente anche per i molti colloqui con Sandro Pertini, credeva nei giovani e in loro poneva le aspettative per il futuro.
Amava la velocità, la tecnologia ma anche la natura.
L’Università, accomunando i giovani e la ricerca, era ed è la struttura più idonea con cui Aloisi aveva deciso di collaborare per realizzare il suo sogno.
Per questi motivi il 23/9/1989 fu costituita la Fondazione Aloisi-Pertini; furono nominati tre docenti universitari per presiedere il Comitato Scientifico e fu chiamato il prof. Fabio Roversi Monaco a far parte del Consiglio di Amministrazione. Contestualmente fu consegnata, al professor Fabio Roversi Monaco, una donazione di £ 500.000.000 a favore dell'Università di Bologna da dedicare alla ricerca e alla attività didattica del nostro Ateneo.
Questo video vuole essere un ricordo affettuoso, grato e sincero verso un nostro sostenitore.