La BUB conserva il più antico rotolo esistente del Pentateuco in ebraico

Il documento, contenente il testo della Torah, è conservato presso la Biblioteca Universitaria di Bologna e risale a un periodo compreso tra il 1155 e il 1225.
Torah
Torah

La Biblioteca Universitaria di Bologna conservava da oltre due secoli  il rotolo del Pentateuco ebraico più antico del  mondo, di cui, tuttavia, si era persa, a fine Ottocento, la vera identità.

Il documento reca la segnatura "Rotulo 2", è di morbida pelle di vitello (lungo 36 metri e alto 64 centimetri), contiene il testo completo della Torah in ebraico (ovvero Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio) ed era stato precedentemente catalogato come “probabilmente” risalente al XVII secolo. Il "Rotulo 2", invece, è stato vergato in un periodo compreso tra la fine del XII secolo e l’inizio del XIII (1155-1225) e risulta essere, dunque, il più antico rotolo ebraico completo della Torah oggi conosciuto: un esemplare d’immenso valore, la cui importanza per gli studiosi è evidente anche a un pubblico non specializzato.

Il riconoscimento è stato fatto nel 2013 dal professor Mauro Perani, ordinario di Ebraico presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna, sede di Ravenna durante la redazione del nuovo catalogo dei manoscritti ebraici della Biblioteca Universitaria di Bologna. La datazione, già chiara ad un esame grafico-testuale e paleografico, è stata confermata da ben due analisi con il Carbonio 14, eseguite dal Centro di datazione e diagnostica del Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione dell’Università del Salento e dal Radiocarbon Dating Laboratory (Illinois State Geological Survey) dell’Università dell’Illinois, Urbana-Champaign.

L’importante riscoperta è stata possibile grazie anche all’iniziativa della BUB. La direttrice, Biancastella Antonino, ha accolto, infatti, con grande entusiasmo il progetto del prof. Perani di compilare un nuovo catalogo del fondo ebraico manoscritto, realizzato con Giacomo Corazzol, decidendo di pubblicarlo nel terzo numero della rivista inBUB: ricerche e cataloghi sui fondi della Biblioteca Universitaria di Bologna (Minerva edizioni, 2013) da lei curata, con la collaborazione di Patrizia Moscatelli.

Dopo l’identificazione rimanevano, però, da chiarire la provenienza e la storia di un manoscritto di tale importanza, che sembravano avvolte nel mistero. L’enigma è stato risolto grazie ad un’accurata indagine svolta dal Settore manoscritti della BUB che la stessa direttrice  ha  promosso e seguito.

Una serie di indagini effettuate sulle fonti a stampa e manoscritte dal XVI secolo in poi da Rita De Tata, responsabile del Settore manoscritti e rari della biblioteca, comprovate da ulteriori analisi scientifiche, hanno permesso di stabilire con sicurezza che il Rotulo 2 della BUB è lo stesso che per secoli i Domenicani di Bologna hanno conservato fra le loro reliquie più preziose, ritenendolo addirittura autografo di Esdra: alla mano dello scriba lo attribuiva, infatti, una scritta, cucita a metà del documento, secondo la quale il rotolo era stato regalato dagli Ebrei ad Aimerico Giliani da Piacenza, maestro generale dell’Ordine domenicano dal 1304 al 1311.

È solo a partire dal XVI secolo, però, che il rotolo diventa un’attrazione per tutti i viaggiatori e gli studiosi stranieri che approdano a Bologna, dal re di Francia Francesco I al gesuita belga Andreas Schott, dall’erudito spagnolo Benito Arias Montano al paleografo francese Bernard de Montfaucon, che del rotulo dette una dettagliatissima descrizione e che riportò per esteso nel suo Diarium italicum l’iscrizione bilingue (latina ed ebraica) che attribuiva ad Esdra la scrittura del testo.

Se fra Sei e Settecento venne sempre più messa in dubbio l’autografia di Esdra, il manoscritto continuò tuttavia ad essere annoverato fra i testimoni più antichi del Pentateuco, tanto che all’arrivo delle truppe napoleoniche fu inserito fra i cimeli più interessanti da requisire e trasportare a Parigi.

Tornato integro dalla Francia nel 1815, il rotulo - che però a questo punto non conservava più la scritta relativa alla donazione da parte degli Ebrei, come documentato presso l’Archivio nazionale francese - venne depositato e conservato presso l’allora Biblioteca Pontificia, oggi Biblioteca Universitaria, insieme ad altri manoscritti provenienti dalle corporazioni religiose soppresse. Sarà proprio la mancanza della scritta a dare origine, nel corso del XIX secolo, ad un equivoco che si è protratto fino ad oggi, rendendo così difficile risalire alla provenienza del rotulo.

Il famoso autografo di Esdra appartenuto ai Domenicani venne infatti identificato con un altro rotulo ebraico del Pentateuco, conservato anch’esso presso la stessa Biblioteca Universitaria e mutilo della prima metà: proprio con questa mutilazione, che nella seconda metà dell’Ottocento fu attribuita alla requisizione napoleonica, si poteva spiegare l’assenza della scritta che secondo Montfaucon si trovava a metà del volume.

In realtà le ricerche effettuate dalla BUB hanno accertato che questo secondo rotulo era stato donato nel Settecento alla Biblioteca dell’Istituto delle Scienze, oggi Universitaria da papa Lambertini: il manoscritto, che si presentava all’epoca già mutilo della prima metà del testo, in seguito non si era mai allontanato dalla Biblioteca.

Il rotulo integro un tempo appartenuto al convento di S. Domenico rimaneva invece dimenticato e perdeva a tal punto la sua identità così da essere ritenuto, secondo la catalogazione fatta da Leonello Modona nel 1889, un manoscritto della Torah di scarso pregio, scritto in modo goffo “forse” nel XVII secolo: la recente ricatalogazione e le incontrovertibili analisi al Carbonio 14 gli hanno restituito l’antichità e il valore che gli competono, mentre la “lente” del bibliotecario ha ripercorso all’indietro la vicenda di questo importantissimo manoscritto, risolvendo l’enigma dovuto a un vero e proprio scambio di documenti. E’ stato così restituito alla città di Bologna un tesoro che per secoli ha costituito un’attrazione per i turisti e gli studiosi di tutta Europa.

Nel periodo successivo al riconoscimento dell’antichità della Torah della Biblioteca Universitaria di Bologna, ovvero da maggio del 2013, non solo il rotulo è stato attentamente studiato dai bibliotecari che lo custodiscono, ma è stato oggetto di numerose ulteriori analisi e interventi, tutti offerti gratuitamente dalle aziende che fanno capo all’Associazione ONLUS SOS Archivi e biblioteche.

La Frati & Livi l’ha accuratamente restaurata e ha predisposto un nuovo contenitore in cui il manoscritto della Torah è conservato, la Biores art ha effettuato una serie di analisi microbiologiche che hanno sostanzialmente confermato le buone condizioni di conservazione del rotulo e la CTS ha eseguito una serie di analisi e test immuno-enzimatici sulla pelle e gli inchiostri che hanno confermato le descrizioni dei paleografi del ‘700: la pelle della Torah è di vitello e non di agnello e l’inchiostro è costituito da particelle carboniose, quindi è al carbone e non di galla. L’azienda Tabularasa ha eseguito la digitalizzazione del rotulo che può essere consultato, per il momento solo in Biblioteca, in modalità touchscreen. Infine la generosità della famiglia Ottolenghi ha permesso alla BUB l’acquisto di una bella vetrina dotata di tutti i sistemi di ottimale conservazione e sicurezza, nella quale finalmente il Rotulo 2 potrà essere esposto al pubblico.

 

Questa vicenda, sicuramente appassionante quasi più della trama di un romanzo,   sembra voler riconfermare il legame che unisce a filo doppio Bologna e la Torah: nella città di Bo-lan-yah (pronuncia dialettale che in ebraico significa: "In essa alloggia il Signore") fu stampata nel 1482 la prima edizione in assoluto del Pentateuco ebraico e, oggi, a Bologna si scopre il più antico rotolo della Torah che si conosca al mondo. Nel 1546, all’art. 50 degli Statuti di una Confraternita caritativa ebraica che si costituiva in quell’anno, i suoi membri parafrasavano il versetto di Isaia 2,3: "Poiché da Sion uscirà la Torah" dicendo: "Poiché da Bologna uscirà la Torah", volendo riferirsi con ciò all’editio princeps, apparsa 62 anni prima nella loro città, del testo più sacro che l’ebraismo possiede.