Iudex Bononiensis

La vita e l'opera di Irnerio sono state ricostruite sulla base dei documenti che lo riguardano: soltanto quattordici, compresi tra il 1112 e il 1125, in cui egli compare dapprima in veste di causidicus, quindi di iudex.
Irnerio

È veritiero pensare che, come tutti i giuristi, anche il caposcuola bolognese fosse impegnato nella vita pubblica e pertanto viaggiasse molto. Verso la fine dell’800 il Gloria ha ipotizzato, che, già intorno al 1110, egli fosse un missus dell’imperatore Enrico IV, pur senza riuscirlo a provare.

Certo è che pochi anni più tardi, nel 1113, comparve al fianco della contessa Matilde di Canossa, filopapale, e quindi legata all’ambiente toscano, che sappiamo essere stato un importante centro di romanizzazione. Solo alla morte di questa, nel 1115, passò a sostenere la causa di Enrico V, le cui opinioni politiche dovevano avvicinarsi molto a quelle del giurista.

Irnerio intervenne in numerosi placiti imperiali e, nel 1118, fu a Roma per sostenere l’elezione dell’antipapa, avvenimento che ne determinò tra l’altro la scomunica; negli anni successivi, fino al 1125, nessun documento lo menziona. Un silenzio che ha indotto oggi Cortese, riprendendo il pensiero del Savigny, ad ipotizzare che il maestro abbia seguito Enrico V in patria oppure che, anche qualora avesse fatto ritorno a Bologna, la sua scuola avesse risentito della scomunica e, addirittura, corso il rischio di chiudere.

La leggenda della scomparsa del maestro, databile poco dopo l’ultimo documento conosciuto − la cui attendibilità è, peraltro, di recente stata confutata − così come ci è tramandata dal Morena, ricalca quella della morte di Aristotele.

 

Testo a cura della Prof.ssa Nicoletta Sarti - Presidente della Scuola di Giurisprudenza e della Dott.ssa Alessia Legnani Annichini - Ricercatore confermato presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche Alma Mater Studiorum - Università di Bologna.