Da Magister in artibus a legum doctor

Gli studi, che si sono susseguiti nell’ultimo secolo e mezzo, sono concordi nel ritenere attendibile Odofredo († 1265), giureconsulto bolognese del XIII secolo, quando afferma che Irnerio, prima di insegnare diritto, era stato un maestro di arti liberali.
Alma Mater Studiorum

Questo ben si accorda con il fatto che ancora nella stagione di passaggio fra Alto e Basso Medioevo lo studio delle leggi era ricompreso nell’ambito di quello delle arti del trivio.

Solo successivamente e, secondo la cronaca di Burcardo di Biberach, per volere della contessa Matilde di Canossa, Irnerio cominciò a dedicarsi allo studio e all’insegnamento del diritto, che doveva ben conoscere e verso il quale doveva avere una naturale predisposizione.

Forse per questo la contessa gli rivolse la petitio di renovare libros legum, ossia, secondo quanto sostiene Cortese, un semplice invito a compiere un’edizione critica dei testi giustinianei e non, come in passato aveva voluto vedere il Besta, il crisma di un insegnamento ufficiale del diritto. Già Carducci, nella famosa prolusione pronunciata in occasione delle celebrazioni dell’ottavo centenario dell’Alma Mater, aveva, del resto, posto l’accento sulla spontaneità della nascita dello Studio bolognese.

La storiografia più recente, discostandosi da un'opinio consolidata secondo cui il lavoro di Irnerio avrebbe avuto ad oggetto il solo Digesto andato perduto nei secoli dell'Alto Medioevo, ritiene il giurista impegnato in un'attenta opera di ricostruzione filologica non solo della raccolta di iura a lungo ignorata, ma, altresì, di Codice, Istituzioni e Novelle, pur note, ma epitomate e corrotte nella tradizione testuale.

Nel racconto di Odofredo è proprio ad Irnerio che deve farsi risalire la nascita dello Studium bolognese che, per questa attenzione alla filologia, appare quasi come una scuola di grammatici del diritto giustinianeo, più teorica che pratica, e perciò ben diversa da quella di Pepo, «de scientia sua nullius nomine fuit» secondo il racconto del glossatore ma oggi rivalutato, in seguito alla riscoperta dei Moralia Regum (1179-1189) del maestro inglese Rodolfo il Nero in cui è descritto quale aurora surgens della scienza giuridica.

Odofredo, definendo Irnerio lucerna iuris, vuole sottolineare come ciò che distinse il caposcuola dai suoi predecessori fu proprio il metodo scientifico didattico: per la prima volta il diritto divenne scienza autonoma rispetto alle arti liberali e per la prima volta si studiò l’intera compilazione giustinianea, compreso il Digesto, estraneo agli insegnamenti precedenti.

Dopo aver ricostruito e compreso i testi di Giustiniano, Irnerio cominciò a leggerli e a spiegarli nella scuola, che, forse in modo improprio, è definita Scuola dei glossatori, derivando il proprio nome dalla glossa che ne era il principale genere letterario.

Si è voluto vedere Irnerio impegnato anche nel mondo della prassi, nel rispetto di quanto affermato dal solito Odofredo che gli attribuiva la redazione di un intero formulario notarile. Un'informazione quest'ultima da ritenersi erronea (v. gli studi sulle origini del notariato di Cencetti): di certo vi è solo la paternità irneriana della formula dell’enfiteusi.

La vita del maestro bolognese fu intensa e varia: gli studi si affiancarono alla pratica nei tribunali, ai problemi dei notai e della politica; oggi si è portati a credere anche ad un suo interesse per le questioni teologiche e morali (v. Mazzanti, ed. critica del Liber Divinarum Sententiarum).

Un’esistenza complessa che ebbe riflessi sul suo insegnamento, caratterizzato al contempo da teoria, che in ogni modo finì per prevalere, e considerazioni pratiche.

 

Testo a cura della Prof.ssa Nicoletta Sarti - Presidente della Scuola di Giurisprudenza e della Dott.ssa Alessia Legnani Annichini - Ricercatore confermato presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche Alma Mater Studiorum - Università di Bologna.